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•" PER LE SIGNORE

La tolpe bleu è in gran favore, siccome pellicceria di tutta moda. Gli abili di velluto nero forniti con quel pelo sono di un effetto bellissimo.

Al teatro e nelle società di riguardo, i cappellini alla Stuarda assumono una voga straordinaria: i cappelli, in generale, sono sempre della stessa forma; le piume sono il più eletto ornamento: si collocano a mazzolini, metà cadenti in basso e metà in alto: le piume sono spesso di due colori.

Per passeggio in città, è del buonissimo genere una redingote di raso tutta fornita di pellicceria; il raso di ogni colore è molto adottato; nulla più ricco di quella morbida stoffa che si piega sì graziosamente.

Le ragazze portano ancora le reticelle (résilles)^ a motivo de' balli con maschere, questa graziosa acconciatura del capo fu assolutamente abbandonata dalle signore eleganti.

Per le maniche lunghe, una donna che si veste bene, non può fare a meno delle manichine di merletto o di blonda, foderate di raso.

Le uose si usano molto per passeggio; elleno debbono essere di panno di seta nera. e per la sera di raso o di gros de Naples. '<

I guanti debbono essere di pelle di Svezia: il color di rosa è il migliore per le tolette di riguardo.

Le borse si fanno di velluto.

Le collane sono decisamente aderenti al collo, come molli anni or sono: giacché è convenuto che tutte le mode antiche ritornino in favore. Le nubili , nell'alta società di Parigi, non portano adornamenti, non orecchini, né cóllane; ma si veggono quest'inverno con un piccolo nastro di velluto, il quale può essere di qualunque colore. ■ ■ ■'■

Le maritate portano adornamenti di musaico o di cammei: le forme delle collane sono una catena, un giro della quale abbraccia il collo e cade sul petto.

Pel guanti lunghi, le signore eleganti preferiscono snesso quelli a rete, o di tulle bianco.

i i i E di moda il portare de' grossi anelli di oro liscio: le dita graziose sono per metà coperte da questi oggetti, giacché se ne •"-"ono molti in un sol- dito.

.lonu munì m un Mji Uiiu.

Le maniche piatte rivaleggiano con le maniche larghe nelle gran società di Parigi. Ad onta di questa tranquilla ed impassibile rivalità^ le maniche piatte fanno grandi progressi e mostrano di voler imperare da despote.

Ecco una nuova moda molto antica che ritorna in favore: ella è una polacca o polonaise, il cui soprabito, eh'è di tessuto leggero, giunge sotto del ginocchio, e il disotto di raso di lunghezza ordinaria: le maniche di questa polacca debbono essere piatte. , ■ i ■ ■•" 1 .

11 velluto si adopera molto sopra il raso ed anche sul tulle, i colori vi si fr - ;' ' *'—1

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PER GLI

d'argento. UOMINI

Non abbiamo nulla di nuovo, giacché crediamo che la moda che si é ora aperta il varco a Parigi nei grandi balli, non sarà tale da prender piede tra noi, almeno in quest' anno. Trattasi dei calzoni corti di seta bianca e delle calzette di seta I Eppure a

Do-;..;: . :.i: i i: v • L_h; _v

CRONACA TEATRALE

MILANO. — I. R. Teatro Aila Scala. Giovanna Gray. Prima rappresentazione del nuovo spartito del maestro Vaccaj.

I . , Una scotenni Kdu rìfleaaione

Da Iorio sprsso a chi a1 acca ragione.

Quale sarà per essere l' esito di questa* nuova Opera nelle sere successive di sua rappresentazione (se pure ella avrà sere

successive ), noi noi sapremmo preconizzare; certo è che, porgendo ascolto ai varj gruppi di buongustai che fornivano In platea e che si aggiravano pe' palchetti jeri sera al suo primo comparire, si udivano unanimi voti perché questa novella vittima del gusto moderno non ricomparisse più mai sulle nostre scene. Forse non- si porgerà orecchio a questo generale desiderio , e chi sa che non avvenga ( col tempo e con la pazienza ) di scuoprire qualche recondita bellezza a questa musica, non riconosciuta da prima e perduta forse nel pelago de' vecchiumi.

Per ora intanto, da' storici fedeli e senza permetterci alcuna osservazione in proposito, dobbiam dire che il successo del nuovo spartito di Pacca/ se non fu un mezzo fiasco, fu per lo meno un semi-successo.

Eppure egli é un melodramma tutto appoggiato al raro talento della Malibran j quella valentissima artista cantante é in iscena quasi sempre, e l'azione é così lunga che poteva lasciar vastissimo campo al compositore per dare pruova, se non in principio, a metà od in fine, della inspiratone, indispensabile al buon successo dell' opere d'ingegno.

Stando al primo giudizio del pubblico, questa musica non ha sentore di novità, si aggira in una selva di reminiscenze, si perde in accompagnamenti monotoni ed anche triviali.

Tuttuvolta il primo coro ed il finale dell' introduzione si trassero un poco del comune, e valsero anche al Maestro qualche applauso. Il primo tempo della cavatina della Malibran accarezzò gli orecchi; ina se ne perdette tosto la rimembranza di fronte a melodie languide e scolorite. Pel restante, non se ne parli: la stessa grand'aria finale dell'Obera è tale da lasciar ben poca lusinga di risorsa a questa musica novella.

Pare che lo stile del Pacca/ si appalesi troppo chiaramente di gusto un po' rancido, e certamente la sua fantasia non gli sorrise per tutto il corso di questa lunga, lunghissima composizione musicale. Nessuno niega al Compositore cognizioni teoriche; ma in questa sua Giovanna Gray elleno non si mostrano nemmeno negli accordi delle parli e nell'adattamento della musica ai mezzi ed alle voci de' cantanti.

La Malibran non risparmiò fatica per sostenere la sua faticosissima parte; ma, vana cura! Si seppe bensì valutare la sua buona volontà; ma gli applausi ch'ella ottenne furono tutti dovuti ai suoi sforzi, piuttosto che al suo successo.

Reina era fiacchissimo e stonante; Marini non istava bene di voce e cantava di malissima volontà; Marcolini già fa sempre quel poco che può; e quel poco che vuole fece l'Impresa. Gli scenarj sono discreti. , . (

Le vestimenta erano assai ricche. ,

Resterebbe a dire qualche cosa del melodramma, ossia del libretto j ma quando fin dalla prima pagina vi si legge:

'!u Dalla reggia ov' è lutto e terror ■ ■ / . .

Noi guardinghi traemmo qui il pie.
Che vedette? — Io pochi il dolor,
Tema in molti viubil si fe\

— Splende il raggio dell' ultimo albor

A Eduardo britannico Re.' ,' "' .

— Senza prole del sesso miglior, » ee.

Povere donne che ti trovano annunziate siccome il tesso

peggiore!

Quando (ripetiamo) si salta alla seconda parte e vi si trova: « Ansanti e perplessi — Gli araldi son spessi !... » allora si può, in buonissima coscienza, tralasciar di leggere il libretto, e com miserare la sorte del nostro melodrammatico teatro condannato a simili aborti, e contaminato sempre da codeste tragiche buffonerie.

PARMA. — Per la serata di Pedrazzi si eseguì il terz'atto del Torquato Tasso, nel quale il giovane Foresi eccitò ad entusiasmo gli uditori. All'indomani dovette ripeterlo, il che pruova sempre più quale sia stato il suo lusinghiero successo. Questo diciamo ad onore del vero, e per ismentire alcune ciarle spacciate a carico di questo bravo cantante dalla malevolenza o dalla storditaggine.

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LETTERATURA - COSTUMI

Il seguente interessante frammento è tradotto ria un' opera or ora pubblicala in Parigi, col- titolo: Un élé a Meudon, di Federico Soulié.

IL CANCELLO DEL PARCO

Io era molto giovane quando mi fu narrata la storia che mi dispongo a raccontare; ma ella mi colpi talmente, ebe non ha contribuito poco a guarentirmi dal disprezzo della nostr' epoca per tutto ciò eh1 è esaltazione negli intimi sentimenti. Ecco come seppi questo segreto, che non appartiene più che a me e che ora posso divulgare, s'è vero che la morte degli eroi sciolga il confidente da ogni discrezione.

Nel 1818 io mi recava spesso nella casa della signora G... védova e ricchissima. Ella aveva allora quarant'anni, era ancora bellissima e non era già più civettuola. Io non mi ricordo aver trovato in alcuna donna più di benevolenza e di dignità. Ella era certamente molto spiritosa; ma una tinta di melanconia sì profonda accompagnava tutto ciò ch'ella diceva, che alla mia età di diciott' anni, in cui lo scherno è il solo spirito che si conosca, io non apprezzava la sua superiorità. Non fu che luogo tempo dopo ch'io m'avvidi com'era difficile essere grazioso quant'essa, senza malignità nè calunnia. Ciò che mi aveva condotto presso la signora di G..., io povero studente di legge, senza nome e senza raccomandazioni, era la mia intimità co' suoi due figli, ch'erano entrati al collegio e n'erano usciti lo stesso giorno di me. La lor madre, bramando presentarli nella società, non voleva peraltro rompere le loro antiche relazioni, e sperando fare ai suoi figli degli amici de' loro camerata, ella aveva ricevuto in sua casa quelli di cui aveva inteso a parlare con qualche elogio. Per conto mio, io trovai nell'accoglienza di lei una grazia così attraente, che mi arrischiai a rinnovare le mie visite più spesso che non mi fossi promesso, e ben tosto dovetti alla mia assiduità una specie di fiducia che non parrà nè strana, nè sospetta, quando dirò ch'ella consisteva, da parte della signora G.., nell'incaricarmi, siccome camerata, di consigli pe' suoi figli, volendo di tal guisa risparmiar loro di riceverli da una madre spesso malcontenta.

I giovani G ... rispondevano male, in effetto, alle cure della loro madre; e per essa, sì elegante e distinta, era un vero rammarico di vederli affettare àbitudini di cozzoni e di guardacac

cia, non parlando essi che di cani cavalli, di vivande ghiotte e di vita allegra.

— Io preferirei piuttosto ( mi diceva la signora di G.... I eh' eglino avessero il ridicolo di que' signorini i quali a diciannove anni si dicono già esauriti dalle passioni.

Perocché è opportuno che i nostri giovani successori sappiano che la pretensione di non avere ancora barba e di non aver già più capelli, non è una creazione del giorno, più che noi sia la maggior parte di quelle di cui si elevarono riputazioni ai nostri artisti, pittori e poeti. Tuttavolta la signora di G... volle combattere le spiacevoli inclinazioni de' suoi figli, e giudicando di essi col suo cuore di donna, e fors' anche con le sue rimembranze di donna, ella formò all'intorno di sé una riunione più intima, cui non furono ammessi che pochi uomini citati per le loro maniere, e due o tre amiche della padrona di casa graziose e belle ed amabilissime. — Un giorno, mentre eravamo a colloquio, passeggiava dinanzi alle finestre della sala il conte di W ... militare di un valore e di un merito rari. Egli aveva perduto un braccio all' armala, ed era già abbastanza vecchio nel servigio, per essere stato posto in quiescenza. La signora di G...

10 vide a passare con non so quale tenera pietà, e disse tosto: — Osservale quell'uomo la cui fredda gentilezza vi sorprende e vi agghiaccia talvolta; egli ha fatto per una donna ciò cui nessuno di voi, con le vostre espressioni deliberate e la vostra arditezza nel vantarvi di tutto, non avrebbe nemmeno concepito l'idea.

Io instai perei»1 ella mi narrasse l'avvenimento ed allora, dopo un momento di silenzio (il tempo necessario per inventare i nomi ) , ecco ciò eh' ella mi disse:

u Volgono all'incirca vent'anni da che la casa del sig. Da Leurtal era citata per lo sfarzo delle sue adunanze. Contro all' usanza, non era a Parigi e nel verno eh' elleno avevano effetto.

11 sig. De Leurtal possedeva presso d'Auteuil una bellissima residenza , dove erano invitate le persone le più famose. Fra quelle che vi si recavano con assiduità, eravi il conte W.... A quel1' epoca egli erasi di già fatto qualche riputazione siccome militare, aveva sempre avuto quella d' uomo di spirito, ed alcune donne, di quelle che hanno illustrato il Direttorio e data fatuità a tanti villani, eransi incaricate di metterlo in moda. Io non vi dirò tutte le particolarità della passione ch'egli provò bentosto per la signora di Leurtal.

Giungo all'avvenimento di cui vi ho fatto parola. Una mattina, per tempissimo, un uomo uscì silenziosamente dal palazzo di De Leurtal: si poteva indovinare ch'egli aveva avuto un se

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preziosi

Amelia non abbandonò la fine^

.. arrestassi, e con accento quasi imba-
dicendo: /^ 4fr*"V ■& -\f > <*
Leurtal aveva nome Amelia,
i alla eignora di G... che quel nome

o; ed ella continuò:

« Amelia non abbandonò la finestra fino a che non ebbe lasciato trascorrere il tempo necessario perchè il sig. di W.. . avesse raggiunto il cancello del parco. Allora ella ritirossi; ma, sia che la spagnoletta della finestra avesse prodotto uno stridore nel volgersi sotto alla mano di lei, sia che il cancello del parco fosse stato chiuso con minore precauzione del solito, sia il grido d'un uomo; certo è che un rumore inusato la colpi d'improvviso. Ella riapri bruscamente la finestra ed ascoltò lungo tempo; ma nulla non si fece più udire, ed il completo silenzio della uotte calmò ben tosto le sue inquietezze. Venne il giorno, e quindi l'ora cui si aveva l'uso di servire la colazione. La signora De Leurtal scese per farne gli onori con suo marito alle persone che alloggiavano nel palazzo; e, come d'uso, la conversazione fu viva e gaja: si occuparono molto di piaceri e soprattutto della festa che la signora De Leurtal dava la stessa sera. Ciascheduno si prometteva di esservi amabile e brillante, quando d'improvviso Antonio, il giardiniere di casa, si precipita nella sala da pranzo, emettendo ogni maniera di esclamazioni:

— Ah! mio Dio! mio Dio! (sclamava egli) che cosa è mai ciò che ho trovato là.? £ deciso: si metterà tulio al succo; si signore, i masnadieri sono entrati nel parco!

— Chi si è introdotto nel parco? soggiunse il signor De Leurtal, interrompendo i lamenti di Antonio.

— Come, signore I ( sclamò vivamente il giardiniere) chi si i introdotto net parco? ma, sono assassini, signore, falsar) che banno la chiave del cancello che mette nel bosco.

« Amelia sentissi impallidire a tali parole. Ma Antonio gridava si forte, eh' egli richiamava tutta I' attenzione su di sè. Il signor De Leurtal arrestollo anche una volta ne' suoi lamenti sregolati, e gli chiese ciò che avesse trovato di si sorprendente per avere In faccia così alterata.

— Come, signore! (sclamò quasi incollerito il povero giardiniere ) che cosa ho trovato! Ecco ciò che ho trovato.

■ Ed a tali parole, egli gettò sul tavolino, davanti del signor Leurtal, due dita orribilmente schiacciate e mutilate. Tutti indietreggiarono pel terrore. Amelia mandò un grido; ma tosto ella sentì eh' era sul punto di mettere a repentaglio la propria e la vita del suo amante: ella riprese quasi coraggio. Durante il silenzio che seguì il grido d'orrore che aveva fatto gettare la vista di quel brano sanguinoso, il giardiniere ebbe I' agio di continuare.

— Sì, signore (soggiunse egli), essi erano presi tra il cancello del parco; e ciò che prova eh' erano ladri ed assassini ch'erano entrati, e ch'erano in molti, si è che il cancello non aveva fatto che schiacciare le dita, e che furono recise con un coltello; e certamente non havvi uomo capace di questo coraggio sopra di sè medesimo.

Il signor De Leurtal considerò quel triste oggetto con cupa attenzione; poi volgendo uno sguardo singolare all'intorno della tavola, senza per altro arrestarlo su alcuna donna, nemmeno su Amelia, egli disse con sorriso crudele:

— La pelle di queste dita è ben bianca, e queste unghie bene curate, perchè sieno quelle di un ladro: non pare anche a voi, mie signore?

Ognuna di queste parole piombò ardente ed acre nel cuore di Amelia. I suoi denti battevano l'un contro P altro, ella non vedeva piò; ma le vive interpellazioni che questa frase del signor Leurtal gli attrasse da ogni parte da tutte le donne presenti, gì'impedirono di lasciar nulla indovinare. L'indegnaziohe degli altri servì di velo all'onta di Amelia.-Frattanto il signor De Leurtal, dopo essersi scusata assai freddamente, chiese ad Antonio se le tracce del sangue potessero condurre a qualche schiarimento.

— Impossibile ( disse il giardiniere ); elleno cessano a piè

E non hai scoperto nulla di più? ( soggiunse il signor

De Leurtal ) nulla che possa mettere sulla via, un frammento d'abito, un frustino, una chiave, che so io! insomma qualche

cosa sfuggita al ferita?

H0) signore, no, io non ho nulla scoperta (rispose il

giardiniere); ma una pruova ch'erano in molti, e per conseguenza ch'erano ladri, si è che uno ha asciugato dopo il coltello con uno straccio di carta, il che un uomo solo non avrebbe potuto fare con due dita di meno ad una mano.

Osservate, ho posto quello straccio di carta in tasca.

. Datemelo! sciamò vivamente il signor De Leurtal, ed

egli impossessossi con ansietà della carta insanguinata, che gli presento Antonio: egli la esaminò con attenzione e lungamente. Ognuno taceva, e quel silenzio era sì profondo, che Amelia udiva il proprio cuore batterle nel petto. D'improvviso il signor De Leurtal alza gli occhi su di lei, e porgendole la carta, le dice, senza che nulla tradisse un sospetto:

— Osservate, esaminate, e sarete del mio parere. Ecco una piega profonda e ben segnata, ivi si è appoggiato il filo della lama; da ogni parte osservate queste due pieghe appena indicate, e sotto delle quali trovasi ancora del sangue. Non è già un coltello ordinario diesi è asciugato con questa carta, egli è un pugnale con lama piatta, e leggermente quadrangolare.

— Precisamente un pugnale! (sclamò Antonio) masnadieri, Giacobini, Chouans 1

Il signor De Leurtal impose aspramente silenzio all' interruttore, e lo congedò dalla sala. Amelia aveva preso la carta, e per un movimento macchinale, come una padrona di casa che fa gli onori della tavola, essa la passò al suo vicino. Questi la esaminò con curiosità , e gettando nuovo terrore ncll' anima della sventurata Amelia, egli aggiunse d" improvviso:

— Ma, evvi qualche cosa scritta sotto di questa sangue.

— Vediamo , vediamo! sciamò il signor De Leurtal, con 1' occhio ardente e con la voce alterata. Gli si diede di nuovo la carta, e sulla sua estremità egli deciferò lentamente queste parole:

u II signore e la signora De Leurtal hanno l'onore d'invitare .... »

Egli arrestassi: la carta era lacerata.

u Le sillabe di questa frase, letta a traverso del sangue, suonarono siccome il gelo della morte all' orecchio di Amelia. II signor De Leurtal spiegazzò la carta con orribile violenza, ed appalesando allora per la prima volta tutta la tempesta dell'anima sua, egli si rivolse a sua moglie , e le disse con voce feroce:

— Ebbene! signora, vedremo quale de'nostri invitati mancherà alla festa di questa sera.

Egli uscì, e tutti Io seguirono in un silenzio sospettoso. Amelia restò sola, e per la prima volta ella ardì osservare l'orribile oggetto di accusa. Essa Io guardò (d'uopo è dirvi tutto ciò che una donna può osservare nel suo amante) e riconobbe quelle dita alla bellezza delle unghie che suo marito aveva sì bene veduta; essa le riconobbe. Ella era sola, e le portò seco. »

A questo punta la signora di G. .. arrestassi oppressa dal terrore del suo racconto.

( Lunedi il fine )

CENNI NECROLOGICI

MORTE DI MADAMA LETIZIA

La madre di Napoleone soccombette nella notte del i al * febbrajo corrente. La Gazzella aVAugusta riferisce ne' seguenti termini la notizia di questa morte:

Roma, a febbrajo. «t Madama Maria Letizia Bonaparte, madre di Napoleone , è morta questa notte ad un' ora. Ella era nata il a4 agosto 1750, in Ajaccio, dalla famiglia Ramolini, e soggiornava qui dal i8i4Privata della vista da parecchi anni (*; , e forzata a starsene a letta, ella non prendeva piò che una parte ben lieve alle faccende di questo• mondo, e non vedeva che un picciol numero d'intimi amici. Il cardinale Fesch la visitava ogni giorno, e negli ultimi momenti non ha abbandonato il suo letta. Dalla caduta di Napoleone, quella donna , che ha veduto tutti i suoi figli sul trono, non ha ricevuto che luttuose notizie di sua famiglia.

O D» quanto ne fu asserito, ella non era altrimenti cieca.

« L'ultimo colpo che la percosse, la morie della princidi Monitori, l'ha, dicesi, singolarmente afflitta; ella amava molto quella principessa. Poche donne nella storia furono come Letizia ricolme di tutti i favori della fortuna per vuotare in appresso fino alla leccia il calice delle avversità. Si sapeva appena nel pubblico ch'ella fosse piti malata del solito; e siccome la si preconizzò morta parecchie volte, non si voleva oggidì prestar fede al suo trapasso. Tutto ciò ch'io so degli ultimi suoi momenti, si è ch'ella non ha smarrito i sensi, e si è addormentata quieta e pacifica. »

, Leggiamo rn un' altra lettera: , ■ « Questa donna illustre sopportava, da parecchi anni, una crudele agonia con eroica rassegnazione. Dopo la sua fatale caduta alla villa Borghese, ella aveva perduto 1' uso delle sue gambe, ella passava i giorni e le notti semisdrajata sur una sedia a bracciuoli. La sua società abituale era ristrettissima; una dama di compagnia vegliava assiduamente presso di lei, ed il sig. Robaglia, suo segretario, già uffiziale della vecchia guardia , leggeva i giornali all'Augusta malata, le parlava della Francia e la faceva rivivere nel suo passato, giacché ella era morta al presente. Tuttavolta l'infiacchimento delle facoltà fisiche non aveva alterato in essa la forza morale. Madama Letizia faceva da prima provare un sentimento penoso ai pochi visitatori pei quali aprivasi il suo palazzo; la vita pareva spenta in quel corpo si magro e sì debole; si avrebbe detto che il sangue non circolava più sotto queir epidermide inaridita dagli anni e dalle sciagure, e frattanto, al nome di Francia, al nome dell'imperatore, al nome de' suoi figli, una scossa galvanica rianimava quel nobile scheletro; la donna ottuagenaria ringiovaniva; vi erano ancora de' troni all'intorno di lei; v'era ancora una voce possente sulle sue labbra, un lampo napoleonico nel suo sguardo.

u li ij gennajo, madama Letizia cadde in una crisi, che allarmò i suoi divoti amici. Il cardinale Fesch fu chiamato; dopo due o tre giorni vi era del miglioramento; tuttavolta ella fu amministrata: il male addoppiò di violenza il i febbraio; il 9 ella aveva cessato di vivere e di soffrire; la sua famiglia, i suoi figli, doppiamente esiliati da Roma e dallo Francia, non circondavano il suo letto di morte. La donna forte, la madre di Napoleone, si è spenta nell'isolamento e nell'esiglio; ma ella si è spenta a piedi del Campidoglio , e la campana di quel sacro luogo ha suonato la sua agonia: non vi era che il Campidoglio che potesse fare degnamente il lutto della madre di Napoleone. »

AMENITÀ

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necessario che la vostra patente di romanziere sia affissa su carta gialla nei cartelloni dei gabinetti di lettura, sia promulgata nel rovescio di tutti i giornali, nella parte uffiziale degli annunzi; occorre che il vostro romanzo passi dallo slato di manoscritto a quello di volume, si classifichi nella letteratura e nel commercio; è indispensabile, iu una parola, ch'egli sia stampato, venduto o da vendere.

Ora, un bel mattino, voi dite a voi stesso: — Io vado a portare il mio romanzo ad un editore; come vi direste: — Io vado a prendere la mia tazza di piccolo caffè.

Su via dunque I voi prendete un almanacco, voi notate sul vostro portafogli tutti gli editori di Parigi, e vi mettete in corsa come uno che fa le sue visite il primo giorno dell' anno.

— Che cos' è questo manoscritto ? vi chiede il primo iuscritto sul vostro itinerario. '""

— Un romanzo.

— Io non istampo più romanzi, signore. Ne ho stampati tremila. Allora era sull' esordire. Ora io mi sono elevato a sfere più alte. Ho capito i bisogni dell'epoca. Non assumo ora edizioni che del genere pittoresco. Non più volumi, ma fogli con vignette in legno, ecco ciò che chiede il secolo. Fate un libro che possa stare entro a sedici colonne; io lo pubblicherò, e lo venderò a due soldi, non bollato. Buona sera! .

Ciò che vi ha detto quel tale, non è troppo scoraggiante. Ciascheduno fa i proprj affari come l'intende. Voi giungete lesto e vispo presso un secondo editore.

Questi vi saluta freddamente, prende il vostro manoscritto, lo pesa nella mano, e dice con voce piena di gravità e di unzione: — Due volumi in ottavo di duecentocinquanta pagine? Che nome avete , signore?

— Anastasio Duprc. _

— Non vi conosco. E egli il vostro primo lavoro?

— Sì, signore.
Io non istampo più primi lavori. Portatemi il vostro se-

Io avrete fatto : noi potremmo parlarne. I
Voi siete molto meno lesto e gajo nell' appressarvi all' edi-
N.° 3.

— Qual è il titolo del vostro romanzo? vi chiede quest' ultimo.

Un Fiore a" Autunno.

Hum I cattivo titolo! Abbiamo già le Foglie iTAutunno. Io vedo che il vostro romanzo è un romanzo di genere, di pura immaginazione; ciò non mi va a grado. Si vuole romanzi storici oggidì. La cronaca è in aumento, Walter-Scott è un grand'uomo. Buona sera, signore.

— Diavolo! dite voi, si va peggiorando. — Ad un altro! L' altro vi fa ancora la fatale inchiesta:

•— Il signore esordisce nella letteratura?

— No precisamente; ho scritto ne' giornali letterarj.

— Ah! ah 1 tanto peggio, tanto peggio, signor mio I nulla non guasta la mano come il giornalismo! Lo spirito si esaurisce nel produrre ogni giorno, l'immaginazione diviene etica, tisica, polmonare, nella temperatura del giornaletto. Nessun talento non saprebbe resistervi. Vi si prendono da prima le più cattive abitudini, quella di cavillare, di cercare lo spirito ad ogni proposito. Aspettate, io aprirò a caso il vostro manoscritto, e sono sicuro di trovare nella vostra maniera questa faticante ricercatezza dell'effetto. —

L' editore apre il manoscritto e legge:

« La contessa pensò che l'ora del ballo era giunta; ella chiamò la sua cameriera, e le disse di apparecchiare la sua toletta. »

— Voi lo vedete, signore, io non ho scelto I... Certamente voi avreste scritto ciò molto più semplicemente se non aveste lavorato ne' giornali. Riprendete il vostro manoscritto, e se volete consacrarvi ad un romanzo, genere nel quale non potete a meno di riescire, rompete, rompete ogni patto col giornalismo I Andate in campagna, occupatevi tre mesi a non far nulla, riposatevi, rinnovatevi, e poi scrivetemi due buoni volumi; io sarò tutto a vostra disposizione.

Dopo aver salutato questo buon consiglio, voi continuate il vostro pellegrinaggio.

— Buon giorno, signore I voi mi portate un romanzo? E egli psicologico? La vostra eroina è ella una donna inconcepita? Avete voi degli occhi fosforescenti? delle mani da statua greca? de' capelli a spirale T degli sguardi giallo-rossi? Un appartamento è un sogno, signore, non è egli vero? Lacornice di un gabinetto é una istituzione; che ne dite? Sempre vittima la donna! sempre dilaniata la donna 1 sempre ....

Il psicologico editore parla ancora, e già voi presentate il vostro fiore d'Autunno ad uno de' suoi confratelli che vi fa un tutt' altro discorso. ■•

— Il signore comincia? Ella é aspirante di terza classe? benissimo! Il vostro Fiore è egli una pianta marina I Oh! 1' Oceano! non havvi altro I Io stampo attualmente La Balena, uà magnifico legno a tre ponti; egli è ammirabile! Soltanto a leggere quel libro si guadagnerà lo scorbuto. Se il vostro procurasse almeno il mal di mare, egli mi converrebbe abbastanza.

Decisamente voi perdete la pazienza, voi siete rifinito dalla fatica; è tardi, avete corso pe' quattro angoli di Parigi; non ne potete più. Ancora un tentativo, per altro.

Questa volta voi trovate un editore in vesta da temispoglio.

Mille scuse, signore; io non posso ricevervi ora; sono

dietro a fare la mia toletta: voi lo vedete, mi dispongo a radermi la barba. Volete voi ripassare ...(,*)

— I vostri rasojf

— No i dopo domani. —

La peste soffochi tutta la stirpe degli editori! voi sclamate furiosamente. Dopo domani io sarò giovine d'avvocato, maestro di scrittura, accordatore di gravicembali... o piuttosto, nulla di i questo, io scriverò dei Vaudevilles. Benissimo 1 ma allora dovrete ricominciare in un altro gela serie delle vostre tabulazioni.

CARTEGGIO

il 32 febbrajo i836. Prima di chiudere la mia lettera, le vosi è qui veduta una sontuosissima fe,, data dalla marchesa Orsola Treccili al fiore della città di Cremona. Era stato allestito un appartamento a bella poeta, dove più di 4o operaj lavorarono per più di un mese. Tutto era foggiato sullo stile gotico. Il buon gusto ed il lusso avevano gareggiato a rendere quel luogo come un soggiorno incantato. Fu numerosissimo il concorso delle persone, sebbene la sola metà degli invitati vi intervenisse. E tuttoché fra questi non mancasse chi inospitalmente vi si recasse colla intenzione di trovare a che dire; l'inonesto pensiero dovette cadere suo malgrado deluso. Tutto era bello; tutto era ricco; tutto era magnifico. Non nasceva desiderio, che non fosse soddisfatto prima che nato; non necessità od opportunità, che non fosse stata prevenuta; non cortesia, che la liberalità degli ospiti non prodigasse ai fortunati pretenti. Solo era a dolersi che quel soggiorno non potesse accogliere maggior copia di persone; ma gli eletti son pochi, sebben molti i vocali. Sia dunque lode a chi sì generosamente sa intrattenere gli amici suoi, e sa incontrare il dispendio di alcune miglia ja di zecchini al solo scopo di ricreare altrui. — Se ella saprà trovare un cantuccio nel suo giornale per far nota a' suoi lettori

2uest'opera liberale, io le saprò grado come di altissimo favore, a riverisco di cuore, e pieno di stima mi dico il suo afiezionatissimo amico

G. Filali.

M 0_D E

PER LE SIGNORE

Al teatro, gli abiti di velluto di ogni colora tono i più adottati a Parigi.

Quando non trattisi di velluto, il bianco é l'eletto per le signore di bon-ton.

1 fazzoletti hanno ora il fondo così ristretto, ed il merletto vi è così alto, che pajono fatti soltanto di pizzo.

I cappelli più eleganti debbono essere di velluto color di rosa, forniti di due grosse piume rosa-ghiacciato.

I manicotti sono sì indispensabili ad una signora di buon gusto, che si portano anche (a Parigi) ai concerti, a costo di non saper che farne.

Le polacche (polonaise) cominciano a prendere un piede spaventevoli- ,• se ne vedono di tutti i colori e di tutte le stoffe.

I guanti lunghi debbono essere di pelle bianca, forniti di una piccola corona di nastro del colore dell' abito: entrando in società, si può levarli ed avere sotto delle mi lai ne s di seta, che lasciano vedere le mani e gli anelli.

Le ciarpe in tulle-illusione sono le più elette: si portano del color dell'abito.

Le scarpe da ballo hanno una nuova forma, e, come le tolette, elleno ritornauo ai vecchi secoli : debbono esser rotonde all'estremità, rotonde incassatura del piede e froncés di nastri. . , PER GLI DOMINI Per la calzatura degli uomini, la moda ha subito lo stesso

"g" stWa» non « portano più quadrati: ma l'est retonde.

grazioso spicca in francese per l'equivoco del re

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Ai ballo, il loro abbigliamento é meno nero di prima: si riveggono le cravatte bianche: le calzette di seta bianche furono sostituite alle nere, ed 4 frac si fanno di colori a capriccio. — Fortunatamente possiamo avere il capriccio di mantenere i nostri soliti frac bleu e neril

Parlasi di ritornare alle mode di Maria-Antonietta: speriamo ebe la polvere sia esclusa.

CRONACA TEATRALE

(Estratto da varj giornali)

TREVISO. — Il i3 del corrente diedesi la promessa Straniera, che ebbe nell'insieme un successo appena discreto; ma felice oltre ogni dire fu quello parzialmente dell' Alaide, signora Belloli, gemma, e pur troppo sola. Così toccò almeno a quel Pubblico di gustare superiormente eseguiti tre pezzi, la romanza e l'aria che chiude il finale del primo atto e quella che termina lo spettacolo, tutti sola fatica dell'artista prediletta, che interessò, dilettò, commosse; e fu ricompensata d'incessanti applausi e di chiamate. Anche nel terzetto del primo atto, al quale il maestro Belilo appiccò una graziosa stretta di propria composizione, la Belloli si distinse e guidò valorosamente in porto la barca che davvero minacciava dall'altre parti un' intiera rovina, e pel tenore e pel basso ed in gran parte per la sciagurata esecuzione dei cori.

GENOVA, 17 febbrajo. La rappresentazione di jeri, ultima del carnevale, fu oltremodo brillantissima. Il ballo grande, La Caduta d'/psara, del coreografo Astolfi., prodotto dopo i Puritani, ebbe tutte le sere un largo tributo d applausi ben meritato, per l'esecuzione e pel meccanismo. — Il balletto, Lisetta e Leandro, rappresentato per quaranta giorni consecutivi, incontrò sempre, e tutte le sere fe' ridere (e non è dir poco ) mercè la spiritosa mimica della Sedotti e del Pretesi. — L'Opera di Bellini andò sempre aumentando nel favore del Pubblico. Ogni nuova rappresentazione ci svelava altre melodie, altre forme d'arr monia. I due splendidi finali s'intesero vieppiù ad ogni sera. L'entusiasmo prodotto dai Puritani di Bellini proruppe jeri sera più vivo e più energico. Si chiese la replica dell'aria della Palazzesi e del duetto dei bassi, e la signora Palazzeii gentilmente ripetè quella dolce ed acrea cantilena: — Vien, diletto, è in del la luna, — e il Coletti e il Giordani inluonarono nuovamente il loro inno di guerra con l'istessa lena e con tutta la foga del loro animo. La voce baritona del primo e la bassa del secondo s'accordano mirabilmente, e l'effetto che ne risulta, è prodigioso (intendo parlare del duetto summentovato).

LUCCA. — VOlivo e Pasquale, ultima Opera della stagione, rovinò senza speranza di riaversi, colpa eziandio della tra

CREMONA. — Il Barbiere. — Il Barbiere di Rossini ci ravvivò, ne scosse, e fu l'Opera che chiamò gente in maggior numero. Scalese è stato un Figaro distintissimo. E allo Scalese tennero dietro con bastante bravura la sempre ben accetta Fittadini, il tenore De Gattis e il provetto Bau Hi, non che il basso Falli (Don Basilio), il quale, giovane di liete speranze com'è, non lasciò luogo a critiche osservazioni.

NAPOLI. — // Disertor per amore. — Opera nuova dei maestri Luigi e Federico Ricci.—(La sera dell'undici febbrajo) — Il Disertor per amore dei maestri Luigi e Federico Ricci è stato applaudito dal principio al fine; ma il finale del primo atto, la cavatina del basso Giorgio Ronconi, quella della Tacchinardi, un duetto fra l'uno e l'altra, e l'aria finale della Tacchinardi stessa hanno eccitato un entusiasmo da non dirsi. I cantanti e il maestro comparvero replicate volte sul palco. Il trionfo dei Ricci è stato oltremodo clamoroso, completo, e tale da doverne essi andare superbi.

Nè quest'Opera va messa insieme alle loro altre. E di un genere piuttosto serio, e vi hanno de' pezzi in cui la musica è tutta affetto ed espressione; quindi, anzi che languore, vi si scorge molta energia, molta forza, e pare che gli Autori abbiano voluto a quando a quando rinunciare espressamente alle immagini graziose per darsi alle robuste e alle furti. Siamo assicurati che l'esito del Disertor per amore sarà ogni sera vie più brillante, e che colle rappresentazioni successive balzeranno all'orecchio alcuni pregi non ancora notati dagli intelligenti.

Noi ci rallegriamo pur di cuore con chi ha cooperato a sì felice successo, coi valenti artisti Fanny Tacchi nardi, Giorgio Ronconi, Raffaela e Solvetti.

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