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QUALI sono I rami airrom ‘DI Romeo x GIULIETTA.

È una cosa curiosa ed interessante il tener dietro passo passo alle trasformazioni di un pensiero, il vederlo nascere e sorgere tutto popolare e vago, e non uppartener per cosi dire a nessuno: parto modesto di un incivilimento ch'esso rappresenta e di cui porta l'impronta; indi le sue forme si sviluppano, divengono meno dubbiose,alcuni uomini di talento se ne impossess-wno e gli imprimono un nuovo carattere. Finalmente quella debole scintilla, ricca facendosi di nuova luce, e colorandosi di tinte diverse secondo i mezzi clfessa percorre, splende onnipossente, si spoglia delle sue imperfezioni cd iminortala l'uomo di genio che la coglie al suo passaggio e la feconda. Questo è quello che è avvenuto ad uno dei capi-lavori meno epprtrz1;-t:_e più conosciuti di Shulispenre: Romeo e Giulietta. Il sig. Filarete Cbasle ha tracciato, per cosi dlfe, l’ itinerario del viaggio fatto da un solo pensiero a traverso il mondo: impegno scabroso, che I’ abile scrittore ha compiuto con non minore precisione clic finezza.

La storia di Romeo e di Giulietta , dice il sig. F. Chasle, e tratta da Luigi da Porto, novelliere italiano, il quale viveva verso la metà del secolo decimo sesto, e che, egli stesso, tratta l'aveva da un arciere veronese climmalu Pellegrino, eccellente soldato ed ainmirnbile narratore , come sono la maggior partedei Veronesi. Ma ben lungo tempo prima clic Luigi da

Porto raecontasse questa storia in stile fiorito ed armonioso, si era già parlato di una avventura simile accaduta a Siena. Verso la metà del secolo decimo quinto, valea dire cento anni prima, un autore pochissimo conosciuto l' aveva posta in circolazione. Esso era chiamato Masuccio da Salerno: piacer suo era quello di raccogliere fatti contemporanei e darli quindi al pubblico sotto il titolo di Novellino Dio mi danni, esclama egli nella sua prefafione , se ognuno dei fatti clic io vi narrerò , non mi è stato raccontato come vero; queste non sono novelle , ma storie vere. '

Novelle o storie che sieno , nel Novellino si trova la prima traccia del romanzo di Romeo e di Giulietta. Gli avvenimenti ed i personaggi hanno qualcosa di più incollo. Gli ornamenti e gli abbellimenti di Luigi da Porto non vi si trovano. L'amante si chiama Mariolto da Siena. Egli sposa nascostamente una giovane fanciulla ricca , il cui nome è Giannotla. Si vendica d’ una ingiuria personale con un assassinio, e vien bandito da Siena: La giovine moglie se l’ intende con un servo, si fa credere morta , è chiusa nella tomba della famiglia , e n’ esce quindi segretamente per recarsi presso il suo marito ed amante a Mantova, luogo dell'esilio di lui. Intanto la nuova della morte di sua moglie è arrivata a Marìotto , il quale si avvia tosto alla volta di Siena , ove si è messa la taglia sul suo capo. Egli affronta la morte , vuol morire sulla tomba della donna che ama. Gli ullicìali della Repubblica lo riconoscono; è condannato , la sua testa cade , e quella testa grondante sangue è esposta alla pubblica vista sopra una delle porte della città. Essa è il primo oggetto clie colpisce gli occlii della sventurata Giaunotta , quando

(l) Non ruolsi confondere questo Novellino, con le cento Novelle antiche, che lotto quel titolo Il trovano citate nel Vocabolario della Crusca. II Novellino di Masuccio Salernitana, è libro omni fatto raro , perché non se ne fecero, per gitlsle ragioni, molte ristampe; ma quanto al merito della lingua , non è da parngonarsi al Novellino antico , uno dei più preziosi tesori che possegga in questo genere la lavelli italiana. Notiamo altresi, poiché siamo su questo pronosito , che il sig. Cliasle , ha ammesso fra coloro che trattarono il soggetto dei due Amanti Veronesi, il nostro Bandello, che lo diede ampliato in una sul Novella, dalla quale , più clie da altro , sembra che Sliukspearc togliessc Pargomcnto

di Romeo e Giulietta, in quel modo medesimo che lolee I‘ Otello da una novella di Cintio Giraltlî. N. D. E.

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iitornando da Mantova , ove non trovò suo marito, rientra in Siena. La disperazione le spezza il cuore e muore sulla strada.

Masuccio vi rimfln-‘la un secolo indietro versoi tempi della barbarie. L’ incivilimento è meno clfemminato: nulla v’ ha nel suo racconto che ne riporti le belie e tenere parole di Giulictta e di Romeo riferite. da Luigi. ll dramma cammina colla sola passione, ei va pel proprio slancio, senza mescolanza di altri caratteri; senza Religioso compassionevole, senza nutrice garrula, senza apparato di danze e di feste. Tutto iiidurrebbe a credere che Vaneddoto primitivo non sia stato molto alterato da Masuccio: ecco i costumi del secolo decimo quinto: l'assassinio facile e senza vergogna: l'amore violento e capace di tutto; il carnefice sempre in azione , le porte della città sormontate da teste insanguinato , e le domestiche mura piene di grandi tragedie occasionale da forti passioni.

La storia di Romeo e di Giulietta, il cui primo padrino fu Masuccio, il cui artista abile e delicato è stato Luigi da Porto, venne ripresa di terza mano da un nuovo narratore che la sottomiso ad alcune leggiere trasformazioni e la inseri nella

sua raccolta di novelle. . V’ era in Francia verso la fine del seco'o decimo sesto un

plebeo di Bretagna, un poco letterato, ed amante di curiosità; ei cliiamavasi Pietro de Boistueau. Esso ha scritto del libri pieni di storie meravigliose, patetiche, straordinarie; le une consacrate ad amori infelici; altre a comete apparse; altre ai bicefali ed agli acefali. Pietro de Boisiueau compose In uno stile piuttosto lindo e vivace , com'è in generale lo stile dei Bretoni, le trugiques Histuirei de liomrue c! «le Juliella. Egli vi aggiunse, secondo il genio della sua nazione, alcuni tocchi caustici e spiritusi‘, ed in un suo viaggio in lnglnlterra, lrce presente del suo libro a diversi gentiluomini della capitale.

Ora un certo Arturo Brookes, cattivo poeta , clie cercava un soggetto, trovò questo cosi conveniente, che lo mise in rime in modo da riempierne un volume formidabile , con descrizioni, orazioni, digressioni, divagazioni, che non hanno lini‘. Questo è lo stato in cui il giovine Shalispeare, allora poco conosciuto, trovò la materia per scrivere il suo dramma. La profondità del genio settentrionale , e del genio Sbakspeariano _, ebbe di che esercitarsi sopra un soggetto che il mezzodì riclamava, e_clie la passione meridionale aveva ispirato. Lo vedete voi quel racconto , che certamente divertiva le veglie dei sol

dati italiani, quando sotto le loro tende adombrate dalla querei

della Puglia dimenticavano i loro disagi e si riposavano dalle loro battaglie; quel racconto che attraversa un secolo , passa per la tialfda di quattro diversi intelletti , si armonizza e si colorisce gradatamente, arriva in Francia , ove i gentiluomini della Corte studiano appassionatamente tutte le tradizioni italiane; cade sotto la penna di Messer Pietro Boistueau, prende da lui non so qual tinta di una filosofia quasi derisoria, passa finalmente il mare; colpisce l'immaginazione d'Armi-o Brookes, si trasforma ancora, diviene malinconico , un poco casto , un poco pedante , un poco pesante, e dopo questa lunga serie di metamorfosi diviene proprietà di Shakspearel Viaggio tortuoso dello stesso pensiero! raggio di luce che a vicenda si impossessa di tutti i colori del prisma, e che lino ad ora altro non ha fatto che scintillare agli occhi dei popolil Lasciatelo folleggiare così! A momenti il suo capriccio diverrà immortale. L'uomo di genio sta là e lo aspetta al varco. E si assumerà l’ impegno di fissare tutte queste gradazioni. Di quello che non era se non un racconto da veglia, una bella novella, recitata dalla gioventù seduta sopra cuscini di velluto a’ piedi delle dame della Corte di Francesco l ei farà qualcosa di grande e di eterno. Un Alchimista non traslorina più prontamente la pietra grezza in diamante o in oro puro. Chi ha letto Romeo e Giollelta, si ricorderà sempre di Giulietta e di Romeo.

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Non sono più ombre impalpabili che attraversano una Contea; enti chimerici evocati da un romanziere; non li confonderete con niille personaggi che popolano le opere dei novellieri italiani. Avranno ambidue un'esistenza assicurata , una fisonomia indelebile. Saranno tipi, rappresenteranno l'amore sfortunato: non mori-anno nella memoria degli uoinini , valicliernnno di nuovo i mari e le montagne: non più oscuri come lo erano al tempo, in cui trovavansi imprigionati e perduti in un volume di novelle, ma novelle popolari e conosciute da tutti. I grandi musici italiani gli abbelliranno di accordi incanlevnli , tutti i teatri d’ Europa avranno la loro Giulietta ed il loro Romeo.

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Ecco finalmente una specie di progresso o almeno di movimento nel taglio, e nella fattura degli abiti, di cui il giornal francese delle Dame e delle Mode mena gran vampo, ma in sostanza peiò è poco più clie una reminiscenza; e consiste nflle robe: quasi tuniques Vale a dire clie l'abito (robrs) di sopra si fa un mezzo piede più corto della veste d: sotto, il clie dà campo di moltiplicare e variare le gueroizioni. Viene citato fra gli altri uno di questi abiti corti di raso nero, guernito di goiiliotti (bouillonr) di tulle nero, stretti e fermi tutto intorno di distanza in distanza, con mazzetti di piccole rose , l'abito di sotto, che forma la gonnella, ed è di raso color di ro-a ha per guernizione , un rotolo coll'ovatta (un rouleau ouctte’

Il corsetto piatto, a punta , colla stecca , e le balene! l - Solfermiitevi un poco, e poi guardate. _ Donne di vero buon gusto, guardate dove siamo precipitati. Questo barbaro corsetto è ornato d'una blonda, o trina nera, e di mazzetti di rosa; le maniche strette e piatte, ornate esse pure, come il corsetto , e reso così alquanto più voluminoso. - lrapelli lisci a benda, sul capo una coiona di rose. Al collo una croce ed un cuore di brillanti, attaccati ad un nastro di velluto ne’ ro , orecchini di brillanti, ecc.

V’ ha di che farne una graziosa vestitura, meno però la stecca , a le balene.

Avverte con ragione il Giornale citato di star lontani dai colori troppo chiari a brillanti, che darebbero a questi vestiti un'aria di travestimento.

A proposito di maniche , che formano pel loro diametro in questo momento la questione principale ed essenziale della Mode , il piccolo Corriere delle Dame, sembra ancora perplesso , e domanda se le maniche strette tîiranno o non faranno fortuna , se la vinceranno sulle maniche larghe , gonfie , imbottite a materasso , dominanti da tanto tempo. ll giudizioso giornaletto , penetrato dell'importanza del quesito, non ardisce di pronunciare, e si contenta di lodare le modificazioni, e quelli, che egli chiama generi intermedi , che possono trovar luogo fralle maniche larghe e le strette , e sono gnlani, nastri, bionde, fiori, e rotoletti , (pctils sabots) che presentano‘ forme , ed ornamenti variati , dando un poco più tfampiczza alla manica. Sngginnge poi che si vedono di molte maniche all' Ainadigi , strette dal gomito al polso, con una corta soprammanica dalla spalla al gomito , formata da trc piccoli gonfiotti.

Ci si dirà forse clie oramai abbiamo parlato troppo di queste maniche , ma speriamo che chi considera bene la cosa, vorrà perduiiarci a motivo dell'importanza della materia.

l cappellini à la Stuart fanno furore per le belle di mezza età , per beltà mature. Giunte a quarant’ anni, uno di questi

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Velcganti cappellini le difende dalle ingiurie degli anni, e le fa tornare a casa contente.

Fra i cappelli di forma piccola troviamo citati quelli detti à la Saint Illcgrin, sul modello dei Cappelletti clie portavano gli uomini a tempo d’ Enrico lll, del quale questo Saint Megrin era uno dci famosi, o famigerati favoriti. Questi cappellini sono di velluto colore di granata o neri, con due piume bianche, una diritta , e l’ altra in traverso cascante verso il collo. -- l turbanti, clieccliè ne abbiano dettoi Giornali, sono tuttora assai numerosi, ma vogliono essere piccoli, di velo leggieri , e stretti dai lati. - Le mantiglie, pellicce, pellegrino e simili, imbottite di bambagìa , (ouettées) e gurrnite d’ armellino sono sempre quello che v’ ha di meglio pel teatro , per le conversazioni, ecc. Gli scialli, e i mantelli servono per la mattina , e pel passaggio.

Queste mantiglie si fanno di tutte le forme. Se ne vedono di velluto ponsò , o verde smeraldo , tutte foderate d’ arinellino , e fanno un effetto mirabile. - Tornati di moda i brillauti , si vedono più pochi ornamenti d’ oro, e in generale le catene anche smaltate, non sono più portate dalle donne ele. genti di prima sfera.

Finalmente il Folle! dice due parole degli Uomini, ma non so se dica bene,’e se gli si ahbaderà. Dice in somma che quest'anno la vestitura degli Uomini ha preso colori meno cupi, clie la maggior parte degli abiti per le serate, si fanno di colori di capriccio. -- Cravatte bianche , calze bianche , ecc.

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Ecco un altro mezzo di transazione per [e maniche. Sono dncora larghe, ma non gonfie, non imbottite. L’ abito è di vellvto, la cintura di perle, il cappello di velluto guernilo di perle e piume bianche. La Signora seduta è vestita allo stesso mollo , ma ha un turbante di cachemire , e l'abito di raso.

Il Cavaliere ha una redingote corta ila/paga, che è una specie di rattina , e pantaloni rigati. -- Notate i capelli arric

ciati dalle bande. o’.

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TEATRO ITALIANÙ
MILANO. -- I. R. Turno un Scsu.

Giovanna Gray tragedia lirica , messa in musica dal Maestro zig. Vsrcni ,
da rapprcJUttar-tl nel carnevale, e rappresentata nella qurosima del i836.

Questa cosi detta lirica tragedia andò in scsns msrtcdi sera giorno a3 del mese corrente e non ebbe fortuna, e non potevo zvcrla. Al libretto , che non merita il nome di tragedia , ne di dramma, non si fa toito diehiarsmlolo per uno dei pessimi fos i cattivi. Pare impossibile clie il Maestro Vacca)’, al quale pure non mancano cognizioni, ed esperienza , si sia prestato s coprire di notte un simile imbrsti-i ,_ dal quale egli non poteva niai aspettarsi nessuna vaga, ne forteI ne viva insptrzzione. Nel primo stlo Giovanna Grey è nominata c coronats Regina, nel secondo le vien drtto che v’è un partito armato contro di lei, nel terzo è in pri. gionc , e poi viene condotta al patibolo. Non v’è azione, non movimento, non peripezie , non sospensione; non catastrofe; niente insomma di ciò che costituisce un drsmmz.

l principali Attori sono il Duca di Northunberland (Marculini ) , il Dues di Sollolk ( Marini ), Lord Guilford (lleina ), e Giovanna Gray (“adama Malibran ). Tutti sono ammazzati, e generalmente senza che nessuno prenda parte alla loro sventura.

“sdsina dfalibran non può non piacere, e non essere applaudita , quando si mostra sulla scena. - Il tenore cantò ed agi con forza, e tslors con troppa forza. I due Bassi sostennero come fanno sempre la parte loro i ma senza clTetto. Insomma l’ esito fu infelice , e non pare che questo spettacolo sia per gingnere al termine delle recite, clic rimangono a chiudere la stagione. Ad ogni modo però quello clie non satii

(IJlO di fare a questo lavoro del Maestro Vacca,’ , non mzncbrrìi certamente al suo terz’ atto dei Gzpuleti e Montecclij, e tanto basta per ssl. vare il suo amor proprio. Dassi per certo che si sta mettendo in scrnz il Don Giovanni. Godremo cosi alternativamente dei straordinari talenti di Madama Molibron, e della bella musica (li Mozart , sostenuta dalla non comune abilità della Schoberlechncr, c degli altri riputaiti Cantanti, clie

I vi si impieglirrsnno.

Vi sono alcuni bei scenari. - Vestiario bello e magnifico. - Corredo di Coristi , comparse e di tutto ciò che spetta alla pompa dello

Spettacolo, tutti infine gli accessori trattati in modo da far sempre onore

alt’ Impresa. s . o

BRESCIA ( Da lsltcm ai febbraio i836 ).

Quests sera si ripete per l‘ ultima volta lo spettacolo teatrale carnevalesco colls musico della Sonnanlbufil e col gradito balletto I Promessi Sposi.

Si volle intrstnettere una scena del Furioso sostenuta con pubblica soddisfazione e molti applausi dsl Graziani e da Gaetano Nulli, bresciano. Il Nulli è reduce da Parigi, ove dimorò certo tempo ad esercitarsi nellz paleflrs musicale, ed ove ebbe la ventura di fare un fruttuoso tirocinio sotto la direzione del Bellini, la cui hell‘ anima soccorso coll’ opera e col consiglio il giovane apprendista italiano. Tiene il Nulli dalla natura voce grata ed armonica , e dall'arte un lodevole metodo di canto, onde i suoi concittadini si ripromettono sempre maggiori progressi dallo studio c dall’ uso. P.

VENEZIA - Tssao DILLA Feiticz

Parliamo ancora sopra il Belisario di Donizzetti L0 spirato carnovalo èstzto tanto disgraziato nolPesito degli spettacoli nei vari teatri d’ltslia clie è pur forza parlare più volte dell’ unico clie diede luogo a tanto rumore: diciamo l’ unico , cd anche il nuovo spartito di Vaccaj ce lo prova.

La Gazzetta priveligiata di Venezia nel numero di martedì scorso diede altro esteso articolo sull’ opera di Donizzetti, articolo già ripetuto in uno dei nostri Giornali. Ora ci srrivs l’ Apztista il quale si dimostra ugualmente fanstizzzto del nuovo spartito di Dorsizzetti, ed avendo assistito alle tre prime rappresentazioni dopo un ben ragionato esordio vi dice = ci joremo a dare la relazione dei [atti e delle nostre più forti sensazioni ricevute al teatro = Questi fatti, questo sensazioni sono esposte con novità ed in modo diverso da quello tenuto dagli altri e noi riportiamo la parte che crediamo possa interessare i nostri lettori.

u Non è alcuno che ricordi nella storia teatrale un esito più solenne, più strepitoso e continuato ad ogni rappresentazione quale ottenne il 8:. lisario. Dal principio alla fine gli applausi si successero ad ogni istante , e spesso sorgevano improvvisamente a interrompere ll canto, qussi csvati a forza dzll’ animo degli spettatori. Non si accusi di fanatismo questa generale impazienza di tutto iin pubblico , pereiocchi’ tale è Pincsnto di questa nuova musica , ch’ ella ti scuote tuo malgrado ogni fibra; ed anzi non crediamo di errare dicendo che il Donizzetti , prima di porsi al Isvoro, si è internato nel cuore dell’ uomo per esaminare le umane passioni, o ripetere colle note musicali l‘ odio e l‘ amore, ls vendetta e la gloris , i rimorsi e ls disperazione. E perché ognuno possa facilmente co‘ noscere la condotta di questo nuovo dramma e di tutti I’ principali pezzi di musica , noi li accenusremo ad unq ad uno come stanno divisi nella poesia. - L’ azione è ripartita in tre parti, cioè il trionfo, Prsilio e ls morte dello sventurato Belisario. Nella prima parte, dopo lz Sinfonia o l’ Introduzione, viene lz Cantina d‘ Irene ( Ìial) che corre incontro l\ padre reduce dalla guerra: quindi quella di Antonino ( Urlgher) ardente di vendetta perché suppone che il marito abbia sacrificato un figlio ali’:mnr della patria: il grande recitativo ili Belissrio (Salvatori) che depone si piedi di Giustiniano ( Giorgi) le spoglie nemiche e chiede in dono lz libertà dei prigionieri : il Duetto fra questi ed Alamiro (Posini) il quale rifiuta di partire, trattenuto da ignota forza vicino al vincitore: il Coro dei Senatori riuniti per giudicare Belisario accusato di fellonis e psrricidio: Is narrazione rlel sogno , che indusse l‘ infelice s divenir colpevole per salvare il greco impero minacciato di rovina dal proprio figlio: finslmente un grandioso Finale chiude la prima parte. - Aprfli Il 860001“ col Coro dei Vetersni clie militarono sotto Bclisario; tutti compiangono la sventura del loro generale a cui venne tolta ls luce degli occhi. .. . Alamiro si unisce s quel pianto, ed esprime con un’ Aria Pimmenso suo dolore. Ircne si ofl're a guida del dcrrlitto genitore ; Alsmiro giurs vendicarlo e parte. Corsi brevi momenfi, s’:ipre la soglia del carcere . . . ne sorte Belissrio sostenuto da una guardia; gli vien detto essere presente clii deve condurlo nell’ esilio; mi non appena rimane solo colla desolata donzella, chiede della figlia per benedirla l‘ ultima volta z Irene, mal reggendo a qnell’ zmbiiscia, II getta a’ suoi piedi e st dà z conoscere .. . Questo sacrifizio commuove l’ animo dell’ infelice; mi rincuorsto dalla figlia, canta con lci un Duetto col quale ha termine la seconda parte.

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