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ter, ut tantum opus quam citius expediatur poenas pecuniarias

contra quoscumque denegantes usum rerum animalium, et penarum, et quatenus opus sit transgressores jussuum vestrorum i fortius Curiae nostri Potestatis corporaliter puniendos redipor curabitis, et bene valete. Dat. Rechan., ex nostra Resident. marai 5 Kal. April. An. Sal. 1385.

Vannutius Peri de S. Justo Not. Dep. Ordin. de Reform.

Mi rivolsi al Conte Monaldo Leopardi , come peritissimo soli studj, e della storia della sua patria più che ogn'altro onde

sapere se a questa patente potesse prestarsi sede : a d'egli mi rispose sotto il 7 Giugno 1828 in questi termini precisi

· La patente del Comune di Recanati relativa a Polito - Clemente Polito supposto Architetto Militare rinomatissimo

a quale Baldinucci ha copiato dal Calcagni è assolutamente falsa
le inventata da un' impostore. Posso allegarne molte prove, ed
stune alcune.
1. La latinità non

quella, che si usava dai nostri Cow tunisti in questo sccolo, e un poco d'esame delle carte coeve hasta a dimostrarlo.

In quest' atto si vede l'imitazione affettata del preteso : antico , o per meglio dire si vede il giovane mascherato da

2. La data Anno salutis 1355 manifesta la falsità del docubato, imperocchè a quel tempo in Recanati tutti gli atti s'inteSatano Anno a Circumcisione Domini, e soltanto dopo il 1500 iacominciò ad usare Anno salutis.

3. 11 Segretario del Com. il quale formava tutti gli atti puLa, si sottoscriveva Cancellarius , 'e mai, e poi mai si trova Fotarius Deputatus ordinationum , et reformationum.

Questo solo fatto basta a dichiarare, che il documento

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per part

ia'imposlui a.

4. Il preteso diploma è diretto Capitaneo Villa S. Mariae al Villa di S. Maria, cioè Loreto, cra allora poca cosa , e non

hodeva alcun Ullíziale pubblico. Il Comune nostro soltauto 28 57 vi stabili un Sindaco , indi nel 1442 vi deputò un' Uffio sia Giudice con limitatissime facoltà , e finalmente vi stabil Capitano nel Settembre del 1460.

5. Similmente il Diploma è diretto Capitaneo Castri Porn tus Sancti Petri. Il nostro Porlo mai si chiamò di S. Pietro, cd mai il titolare della Parocchia fu, ed è S. Giovanni. Se vuole leg

Capilaneo Castri Portus, et Capitaneo Castri S. Petri ; si sede in un'altro errore, perchè nel nostro contado non ci su mai

e Bagnolo crono bensì villette del contama il Comune pon vi tenne mai Ulliciali. 1. Viceversa il fortilizio principale del contado nostro era la terre dell' Aspio e il Comune vi manteneva sempre un Capita

alquanti Custodi. Questo non è nominato nel Diploma.

i Castello di S. Pietro.

6. S. Martino , ta Recanatese,

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8. Il contado Recanatese s'estendeva quanto l'attuale nostro territorio , e non è a credersi, che si spedisse allora una circolare a tutti quegli Ufficiali, che presiedevano que' piccoli Castelletti.

9. Ii Reggimento della Repubblica risiedeva nel Consiglio dei 200. Al Consiglio maggiore, ossia del popolo spettava solamente la riforma dei statuti, e non si adunava mai per altra causa. Se dunque il Comune avesse dovnto riparare i suoi Castelli, ciò sarebbesi falto Decreto Consilii Ducentorum , e mai Decreto Consilii Majoris Populi , e questo è dell'ultima certezza.

10. 1 Priori prima di esporre al Consiglio del popolo, ovvero al Consiglio dei duecento qualunque proposta, dovevano esporla ad una Magistratura detta degli Anziani, e formata da quattro individui , i quali potevano vietare, che si facesse la proposta , se non la credevano utile al publico. Con questo però finivano tutte le attribuzioni degli Anziani, i quali non influivano in modo alcano alla successiva risoluzione. Lo scrivere pertanto, che 2 il restauro dei Castelli facevasi

prout ordinatum fuit in Consi= tube lio Anzianorum » è un' altra contradizione con gli usi, e le leg* gi del nostro Municipio.

(35) Moroni de Ec. et Ep. Anconitan. Append. pag. 64.
(36) Adami pag. 39.
(37) Catal. De Ep. Firm. pag. 37.

Ecco le due Iscrizioni, che si leggono intorno alla fine stra -- IN NOM, DNI. MCCCXXXXVIII INDICTIONE - PRIMA. in. TEMPORE CLEMENTIS PP. VI. HÆC ( SIC ) ROSA FUIT FACTA TEMPORE MURRONI OFFITIALIS ECCLESIÆ ISTE ( SIC ) nell'interno della finestra. MAGISTER JACOBUS PAL- tai MERIUS HOC OPUS FECIT.

Domenico Maggiori ne' suoi versi illustrativi della sua in patria , asserisce , essere stato il sepolcro di questo Palmieri vel i los Duomo vecchio; ed aggiunge che una carta topografica della Città di Fermo venisse intagliata da un suo discendente.

(38) 11 Lilli nella sua storia di Camerino ( Part. I. Lib. IV.CN pag. 133 ) ritiene che circa il 1300 si facesse l'ornamento di marmo al sepolcro di S. Ansuino nella sua Patria. E potrebbe darsi, che in questo lavoro si fosse occupato un Fr. Giacomo da Camel rino, che secondo Zani ( Enciclop. Metod. Vol. V. Part. I.

pag. 241 ) era valente ornalista in marino, e viveva appunto nel 1385. (39) Ciampi. Sagrest. Pistojese pag. 49.

Nappione. Monumenti dell'architet. antica Tom. I. pag.

10.
(40) Vasari. Ediz. de Class. Tom. III.

(41) Lanzi. Stor. Pittorica Tom. II. pag. 15 e da un Mss. esistente in Fabriano.

(42) Da una lettera del Parroco Gabrielli d’Albacina delli 30 Giugno 1830, che mi venne comunicata dal Sig. Rosei da Fabriano.

1

pag. 78.

i antico mi venne letto in un Mss. e vidi ancora un' avanzo sta soscrizione. Allegrettus Nutii de Fabriano hoc opus fecit

pilture nel portico della Chiesa di S. Antonio Abate con que

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(45) Vi è l' Epigrafe , e l' anno 1306.
4 Passò ad uso di legnaja.
(45) Colucci. Antic. Pic. Tom. XXV. pag. 183.
Lanzi. Stor. Pitt. Tom. II. pag. 15.
Zani. Enciclop. Met. Tom. XVIII. Part. I. pag. 205.

Pensò il Ferrari ( Il costume antico, e moderno ediz.
t Firenze fasc. 146 a pag. 36 ) che potesse costui derivare dalla
inola di Pietro Cavallini. L'essere stato il Cavallini lungamente
o disiai può credersi, ch in tal circostanza giovasse agli avanza-
sed di questo nostro artista, per cui possiaino dal Ferrari trarre
Bonghiettura utile al caso nostro.
46 Moreni

Can. Domenico Illustrazione storico critil'una rarissima medeglia di Bindo Altoviti opera di MichelanBuonarotti Firenze 1824.

Alla pag, 225. Nel ruolo dei Fratelli della Compagnia di Lara di Firenze tratto dai capitoli originali di essa Compagnia eta al 17 Ottobre 1339 si ha il nome di Alegretto Nucci, il pale vi fu aggregato nell'anno 1346. Questo ruolo succede ai capelli della stessa Compagnia codice originale unico, e preziosisan pergamena stragrande ora posseduto dal Canonico Dometo Boreni di Firenze.

Il detto codice, che si suppose smarrito, e che poteva mare gran vantaggio all’Ab. Lanzi per la sua storia pittorica, è resentato nel Tom. I. pag. 34 delle vite del Baldinucci ( ediz. fx, del 1767 ) e nel Tom. II. pag. 98 e seg. sono riportati

e la prima volta i capitoli tratti dal medesimo codice , e riprosi dal Sig. Piacenza nel Tom. I. pag. 222 della sua Turinese mapa delle vite scritte dallo stesso Baldinucci.

5) Papini. Min. Conv. descriz. della Basilica d'Assisi pag. 289. 4 Da un Mss. di Vincenzo Lori esistente in Fabriano.

- dice che queste pitture portavano la data del , e del 1349. Colla rinovazione della Chiesa perirono " Lanzi. Stor. Pitt. Tom. II. pag. 15.

Da una lettera autografa dell'Ab. Lanzi scritta il 29 Desi del 1789 all' eruditissimo Ab. Michele Catalani, che ottenni

estesia del Nobile Sig. Alessandro Evangelista Fermano si Pattie la ragione, da cui nacque l'equivoco dell'ultimo numero.

Illustrissimo Signore · Di Gentile da Fabriano non trovai in patria verun diparto : udii però , che in una cura di campagna cinque miglia Walana ve n'era uno ; ma lo udii dubbiamente. Un'altro "piito

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» pittore marchigiano, che io conosca , e vuolsi Maestro di Genti-
» le. Il suo gusto è d' un mediocre scolaro di Giotto; ma preva-
» le a gran parte de' Giotteschi nel colorito. Dopo tanti anni la
» sua pittura è meglio conservata, che non dovrebbe in tal luogo
e cosi esposto;

Nella descritta tavola esistente in S. Antonio il nome malt; si legge, e però chiaro l'anno 1353.

(51) walvasia Felsina Pittrice Tom. I. Part. III. pag. 382.

(52) Hoc opus pinxit Allegrottus Nutii de Fabriano AnnMCCCLXXII.

(53) Istam Tabulam fecit fieri frater Joannes Clericus Prai ceptor Tolentini Anno Domini MCCCLXVIII. quadro.

Alegrettus de Fabriano pinxit MCCCLXVIII.

Tanto nell? che nell'altra si soscrive Grictus a Fabriano me pinxit.

Waagen G. F. Verzeichniss der Gemäldes Sammlun'dan des Königlchen Museum an Berlin. - Berlin. 1830 – 8 a pag.

(54) Questo testamento, secondo ne asserisce Vincenzo Lo. esisteva nell'archivio della Collegiata di S. Niccolò di Fabriano.d

(55) Mal di fianco vale lo stesso , che colica-volgarizzamen to di Rasis fatto da Ser Zucchero Bencivenni.

Sogliono mandar via, e dissolvere le ventositadi, d alar» noi nominammo sul Capitolo della colica cioè del mal di fianc

» Pietro de Crescenzi.

» L'acqua , ch'è molto calda dissolve la colica, cioè chicas mal di fianco.

Volgarizzamento di Mesue.

n Vale alle infermità fatte dal flemma, come è il ma dari di fianco.

mula (56) Lori Vincenzo Mss. (57) Zani. Enciclop. Metod. 'Tom. XIV. P. I.

pag. (58) Mem. Mss. raccolte a Fabbriano.

(59) A quest'immagine hanno i Fabrianesi somma devozion. e per voto ne celebrano la festività ogni anno il dì 16 di Ilkeen cembre.

Dall' epigrafe sottoposta si rileva che fu restaurata nell's no 1674. De Á. 1674 rest. Joan. Batt

de Magistris P. S. Sotto di questa con caratteri di difficilissima intelligence si legge. Nostra Donna de Humilitate A. D. 1358 Francesc tius Cecchi fecit hoc opus.

(60) Seppi che vi era il suo nome, ma ora più non vi scorge.

(61) Cancellotti Cav. Valerio Stor. dell'antica Città Settempeda Mss. a pag. 28.

Francescuccio da Fabriano , pittore insigne , en bile fece la cappella e capitolo di s. Francesco in Si, » Severino.

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medesima

Wit's Virginis Mariae, et omnium Sanctorum Patris Nostri
Sandi Cristophari, ut ipsis q transeuntibus laudes ilerentur

o di Got

62) » Diotisalvi Angeluzio da S. Anatolia fu discepolo di Francescuccio da Fabriano niente inferiore al suo Maestro.

Questo stesso Angeluzio dipinse una Cappella nella Chie12 Cattedrale di S. Severino dove si leggeva l'infrascritto epitasfio.

HOC OPUS FECIT FIERI NOBILIS, ET POTENS IR SMEDUTIUS PER MANUS DETTALEVI ANGELLUTII DE S. ANATOLIA AN. DOM. MCCCLXXII. DIE XX. MENSIS

63. Vi si vede esligiata in grande l'immagine del B. Alberto, no della quale pregano genuflessi due Monaci, e vi si legge ques pigrafe.

Hujus Pictura asseritur Alberti figura Mira1: Hic Albertus Monachus'- Electus - in Sancta Cruce Mortuus. III L. Ibi. Est. Sepultus. Secondo gli Annalisti Camaldolesi ( Tom.

...V. Gricius *. 401. ) questa è la più antica immagine del B. Alberto.

Un altra immagine peraltro di qnesto Beato dipinta in questa

epoca, sembrò a Colucci ( Ant. Pic. Tom. XXIV. pag. 92 ) -8 a pas de rerla riscontrata dipinta in una tavola soprapposta al maggiore

dlare della Chiesa di S. Maria della terra nominala Serra de Conti. 64 Vasari. Ediz. Bologn. dei Fratelli Dozza Tom. I. pag

91, Saraceni. Stor. d’Ancona pag. 194. (65) Nell'antecedente capitolo già vedemmo, che dal Vescovo

di Osimo si fece ornare di pitture la Chiesa di S. Giovanni Battia enal di ja

sa, ed ora osservo, che nello statuto Osimano del 19 Novembre 16. Paragr. V. car. 22 col. 1 si ha quest'avvertenza. Ad laudem e reverentiam Dei omntpotentis Beatissimaeque Mariae Matris helles, et Beatorum Confessorum Leopardi Vitaliani - Benvenu2, et omnium Sanctorum etc.

Di poi la Rubric. 43 del 1 Lib. cart. 26 col. 5 cosi

De faciendo dipinci picturas S. Mariae. S. Benvenuti, e Cristophori in qualibet porta.

Ed ecco le parole che alla rubrica susseguono.

Ad honorem, et reverentiam onnipotentis Dei, et suae. beauti

, et Beatorum Leopardi, et Vitaliani dicimus et praetai costitutione sancimus , quod potestas novus proxime verols, vel alius rector, qui regeret Civitatem Auximi pro huo proxime venturo teneatur vinculo juramenti infra pri

duos menses sui regiminis intrantis teneatur facere dimet de bonis, et perfectissimis Coloribus de bonis Comunis

qualibet porta murata , et voltała tam de Civitade burgis figuram s. Mariae. B. Benvenuti , et

iniers di Fabrise olgaris

mtositali,

colica,

come is

e concepita.

nma derman

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staurata De

gistris P. ma inter 8 Fras

Aurimi in

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quam

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insigne,

Per l'immagine di s Cristofaro così comune in questi topi in tal guisa ne scrive Muratori nel suo trattato della

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