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dan sel Frati Eremitani ad intagliare la porta principale della Chiesa alicom Il suo nome non mi è noto, che per l'iscrizione che lasciò warte i la base d' un de' pilastri di questa porta; pel resto tengo per ni della delle sculture a fogliami delle porte, che furono bellamente

zaistata ne ordinò dopo la sua morte un' onorevole monumento ala Chiesa di Santa Maria del Fiore ad Andrea del Castagno, de lo ritrattò a cavallo. (1) Riuniva il Mauruzj alla perizia mibare, intelligenza e gusto alle arti, ed agli studj, e mentre ve

e quanto questi fiorissero in Firenze volle eccitarnc coll' esempio i sui concittadini ordinando , che un Giovanni Rossi da Firenze viello si portasse in Tolentino, ed ivi a sue spese si costruisse

bayrla maggiore della Chiesa di San Niccola. Furono da Venerisorse i raportati i marmi , e con questi si eresse una fabbrica , che

per la sua ricchezza , quanto per l'estrema precisione nel coglian sro sarà mai sempre apprezzata come un monumento pregevole anto il dl arte (2). In questa medesima epoca qui si condusse da Veneanni 64 am tal Cedrino (3) architetto, e scultore, e venne adoprato di tal de questi avevano eretto prima del 1418 nella terra d’Amandola.

Riduceva costui il marmo a sì fini intagli , che rendeva il Non él tan laroro più alto a sorprendere di quello , che sia ad ammira

so, che in altri luoghi ancora operasse per l'analogia che vi si sta

, la quale particolarmente si scopre per uguali intagli nella estia porta della Chiesa detta di Santa Maria di Piazza della la di Mogliano, dove o non vi fu mai iscrizione , oppure sa venne dal tempo corrosa.

W un'Enrico Alemanno commise Porfirio da Camerino Piete la facciata della sua Chiesa nella terra di San Ginesio, e gli bri pel disegno la somma di duecento ducati d'oro (4).

peat' opera ch' ebbe effetto nel 1421 successe l' altra nel

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questo

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spate in quel tempo, in cui era Pievano di quella Chiesa un Gravaro Berardi (5), e poco prima, cioè nel 1433 erasi già pasale compiuto il Fonte battesimale, che per lo stesso genere di può dirsi condotto da un medesimo artefice (6).

ognor divenivano più potenti , abitando nelle Città a bereaza de' Monaci, predicando , e collo zelo, e coll' esempio

dura

i Frati

era

acquistando autorità , traendo la gente a se per devozione ad un tempo, e per consigli , e per affari, onde que loro claustri , ed atrj, o portici servivano alle adunanze del popolo, ed anche ad ornamento delle Città, ed in tal guisa parte colla mediazione dei grandi, e parte coll'opinione religiosa, le arti andavano di giorno in giorno avanzandosi. Per non dire di molti, ricorderò che lenendosi he fra noi il costume di costruire ne conventi de Claustri, che servissero allo scopo indicato, si fabbricò quello de Padri di San Domenico d'Osimo circa il 1427 ; vale a dire, subito che venne a questi religiosi concessa la Chiesa di San Marco, a cu

unito fino dal 1406 uno Spedale (7). E nel 1444 si fec altrettanto in Camerino per i Frati di questa medesima regola (8). gusto di queste fabbriche cominciava a disferire da quello, che ancora practicavasi nel principio del secolo, cd eravamo giunt a quell'epoca , la quale , stante lo studio delle antichità; di a particolarmente si occuparono , come si disse, Brunellesco, e De natello, rinasceva il gusto della buona architettura. Valse assi a quest'impresa l'opera di uomini dottissimi nati nelle due cor contrade d'Italia più favorite dalla grazia, la Toscana, e lo Stat Veneto, li quali per le loro idee spiegarono un genio straordi* nario, dopo aver bevuto alla fonte dell'antica magnificenza i Roma ; dal che appare sempre più quella verità, che saviamento ripete Nappione. (9) che l'architettura fra tutte le belle arti la più difficile a risorgere, e quella che più facilmente si con rompe, e decade. Brunellesco divenne eccellente fabbricando 1.* cupola di Santa Maria del Fiore, perciocchè operò egli soltan'ık non istrui. I due veri , e principali istitutori d'Europa in que st’arte , i quali non solo colle opere , ma cogli scritti illumina de rono la posterità , sono due Uomini rari, e negli studj di cose antiche versatissimi. Leon Battista Alberti nobile Fiorentino, $? Fr. Giocondo da Verona, ai quali potrebbe anche aggiungersie! Cesare Cesariano, che fu il primo, che oltre il tradurre comen" s tasse anche dottamente Vitruvio.

Governava la Chiesa in questo tempo Papa Niccolò V., és cui l'architettura specialmente professava particolari obbligazioni,

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ilitasi egli de consiglj, e dei disegni di Leon Battista Alberti, ne ad

e dietro di essi si proponeva la reidificazione della Basilica di laustri, et

Sa Pietro, di cui ne concepì il primo l'idea , ed immaginaya i anche

itesi la costruzione di un nuovo palazzo pontificio, ma mentre jazione di

abra agitando nella sua mente consimili progetti sopraggiunse in odigriza una fierissima pestilenza , per cui se ne parti, e

disse in Fabriano, ove rimase per alcuni mesi (10). Profittò di pesta straordinaria circostanza il Magistrato di questa città per iedere al Pontefice che a buona forma facesse ridurre la piaz2, ch'era stretta, e mal fatta. Acconsentì esso e vi chiamo per quell

' opera Bernardo Rossellino da Firenze architetto , che i Papa amava , e stimava moltissimo, come quello che l'aveva

şerimentato in più circostanze. Riallargò questi , e ridusse in quillo, bona forma la piazza , facendovi intorno un'ordine di botteghe

zi, molto comode, e belle , non che un elegantissimo loggiato, I quele però con l'andare del tempo venne allungato, e variato a molte parti

. Non appena fu compiuto questo lavoro, che orsi parimenti il disegno della nuova Chiesa di San Francesco, pachè l' esistente minacciava rovina (11). Furono questi esempi grandissimo giovamento in quanto non passò molto tempo, che trvandosi quei di Fabriano costretti a dovere eriggere uno Spe Fale

, lo fecero costruire con tanta eleganza, ed ebbero tanto accigimento, che non si cra fino a quel tempo veduta una festa che meglio corrispondesse all'oggetto, a cui quella nuova lubrica doveva esser diretta. D’Agincourt ne presenta il diseA(12), e lo dice corrispondente a que’ principi, che serviroBoa condurre l'arte dalla decadenza al risorgimento. È divisa

heciata in due loggiati, uno sovrapposto all'altro. 1] supe-
more ha gli archi conterminanti in acuto, quando quelli dell' in-
krire sono a tutto sesto. lo ritengo , che tale difformità non
sa tenuta col nascere dell'edifizio, ma che invece il portico
sottoposto sia stalo posteriormente eretto, al che mi conferma

Piscrizione che tuttora si legge in uno de' capitelli delle colon-
De. (13) Nel suo complesso questa fabbrica si presenta nella
parte esterna semplicissima ne suoi ornamenti, ed il suo carattere
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solidità corrisponde allo scopo, per cui venne innalzata.

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In Jesi ai Frati minori che abitavano l' antico Monastero di tropa San Marco fu nel 1437 concessa dal Magistrato l'antica Chiesa zil di San Fiorano , che in quel tempo a miglior forma ridussero. :3.1. Cedette anche questa non so se all'antichità, o al consueto ge- pot in nio degli uomini di apprezzare più le opere loro , di quello che deti o sia degli antichi, e fu nel 1760 ridotta allo stato in cui si trova, e te che noi non possiamo lodare, giacchè 'sorta in un'epoca non szins troppo felice per una savia e ragionevole archittettura (14). ia no Ed una uguale circostanza avvenne alle altre Chiese, che parimen- IN te i frati minori di Penna San Giovanni fabbricarono nel 1457 col chase disegno di un Maestro Salino Lombardo (15) dopo che da essi rem fu abbandonato un'altro Convento, che avevano fuori delle mura ima od di questa Terra, e che fu loro di abitazione fino dal 1280 (16). idem La Chiesa attuale non presenta alcun'interesse, e se l'area di de questa corrisponde all'antica, può dirsi ch'era anch'essa assai si bar ristretta.

Erasi fino dal 1321 compiuto in Ancona l'edificio della nuo- uz ? va Chiesa di San Francesco, ma essendo rimasta a farsi la fac

- plasto ciata , profittarono i devoti del Santo dell'arrivo, che fece in is GR quella Città un tal Giorgio da Sebenico. Adoprò questi nel la- biely kit

che gli comunisero , ogni cura perchè riuscisse di universale contentaincnto. Intagliò di bellissimo marmo bianco gli ornamenti della porta maggiore , e li fece con tant' arte, e precisione, che que' fogliami , e quelle immagini si direbbero più fatte colla stecca, di quello che incise collo scalpello. Narra Lando Ferretti (17) che per tal' opera che si compì nel 1455, gli fossero consegnati settanta ducati d'oro di premio.

Ad un ugual lavoro dicono fosse chiamato Giorgio da Frati Eremitani di detta Città , affinchè nella facciata della loro Chiesa particolarmente si dedicasse a fare intagli, che più de' primi merilassero l'ammirazione di coloro, che del difficile, e dello straordinario si occupano a preferenza del vero bello, che consiste in ispecial modo nella semplicità. La morte distolse l'artista da quell'opera , che rimase perciò senza compimento (18).

Se nel regno di Niccolò V. ebbe la nostra provincia la sorte

voro,

quello de

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trusz!

ghi loro tempio di Loreto.

asten d'ammirare nelle opere di Rossellino, e di altri quanto l'archi

atura avanzasse in Toscana, non le fu questa meno propizia pel ridusa Pertificato di Paolo II., nel qual tempo non saprei da qual causa sue's calotto, si portò in Ascoli un Vittorio Ghiberti, che molti voglio

to figlio, ed altri nepote del famoso Lorenzo, (19) il quale

d'architettura in special modo dedicato, per molte fabbriche di pria re quella Città somministrò disegni, e più ancora avrebbe fatto se ura #l'assassinio d'un suo famigliare non lo avesse ad immatura more parise te condotto (20). Non sarebbe fuor di proposito il riflettere che -150 quei di Ascoli avesse potuto far venire volontà di crescere in

cecito di grandezza per vastità, ed eleganza di edifizj quel tanto Felle ut xcreditato loro concittadino Antonio Buonfini , del quale se non 1230 sappiamo che alcun disegno di architettura si facesse, c' è però l'area i altrettanto noto, che i precetti di quest'arte ebbe in tanta stima,

che per esso si hanno le opere dell' Averulino tradotte , ed alte sue produzioni in questo genere ,

che onorano sommamente be sua memoria (21).

Era a questo tempo Archiatro di Papa Paolo un Giacomo Siliæciti da S. Ginesio, di cui parla con altissima ammirazione 1 costro Panfilo (22), ed avendo costui molte ricchezze adunate 2 adoprò buona parte e pel restauro della cappella di Santa Caterina,

e per fabbricare un magnifico palazzo nella sua terra Ma più che a tali cose si deve ora il nostro discorso rivolpe a ricordare che nel secolo attuale ebbe luogo la fabbrica

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natale (23)

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Fino dal 1295, secondo narrano alcuni storici , (24) ayteze la traslazione della Santa Casa da Nazaret. Nel 1300 duzdo i Recanatesi , che essendo quella Casa senza fondamenti

wa rovinasse, la cinsero da ogni parte con una muraglia, e B, e delle quindi a comodo de pellegrini , e a custodia dei voti edificarono

i intorno alcune loggie, le quali fecero poi tutte dipingere delle Starie del passaggio, c delle partite di essa casa.

Urbano V. nel 1353 fu il primo fra Pontefici, che si condecesse a visitare questo Santuario. Se una lal' avventura giovà

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18.

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