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per accrescere col mezzo dell'esempio la devozione fra fedeli, non fu meno favorevole per le arti, le quali cominciarono fino da quell'epoca a ritrovare in questo luogo una delle principali dilo cause di loro avanzamento. Col progredire de' tempi si vide dal Vescovo, che que' priini murati non erano più atti a contenere la moltitudine de forastieri, e delle tavolette votive, onde ottenne un luogo bastante a fondare una Chiesa , la quale però, fu unicamente col tetto in su i pilastri di mattoni alla salvatica (25). Ma non essendo neppur questa riuscita , Paolo II. inviò a Loreto Giuliano da Majano , acciò il corpo della prima

TE TE Chiesa rifondesse , ed ampliasse col suo disegno. Niccolò d'Asti

ad listen di Forli Vescovo di Recanati, che aveva già dato nel suo episcopato a divedere quanto gli stesse

a cuore,

che la religione ottenesse sempre maggiore incremento nella magnificenza de' luon ghi, ove ha principal sede, avendo a proprie spese eretto nel 1450 in Recanati la Chiesa , e Convento de' PP. MM. Osservanti, che compi in tre anni (26), ed essendosi altresì occupato d'edificare di nuovo la Cattedrale di Macerata , ch' ebbe in parte il suo termine nel di 1 Marzo del 1464 (27), non poteva a meno di non

con compiacenza nelle intenzioni del Papa , che un gran tempio si edificasse in Loreto, dove esisteva uno de' monumenti più preziosi di nostra santa Religione. Fu

ਦੇ ਨਾਲ nel 1468, che si pose la prima pietra del nuovo Tempio. Intanto che l'opera avanzaya felicemente, e sembraya , che in breve dovesse giungere al suo termine per le grandi cure di"i questo Vescovo, fu esso da fierissimo malore sopraggiunto, e quando si vide prossimo al terminare di sua vita, chiamò vicino a se le persone più ragguardevoli e virtuose di Recanti, imposto loro per via di giuramento segreto, le avvertì che da alcuni Cardinali, e Prelati di S. Chiesa , non che da altri devoti gli era stato consegnato molto danaro, onde in altro non si 34 fra convertisse che per le spese della fabbrica di Loreto. Dopo ciò indicato ad di cssi un forziere, subitochè fu aperto, se le ne trassero molte borse chiuse con l'impronta gentilizia del è sta Prelato, che dichiarò contenere la cospicua somma di duecento di

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korile Francesco Mauroceno, che non appena su giunto alla

sa Sede, pose ogni cura nel dare effetto ai molti legati che zake 10. 1. antecessore aveva lasciati, e più d'ogni altro gli fu a TOTI

store quello della fabbrica che si caldamente anche nel suo te

tamento Niccolò raccomandava. Dopo poco tempo successe al alla pro Mauroceno come Vescovo un Andrca Pili (29), ed a questo

25enne nell' Episcopato Girolamo, o come altri vogliono, Giorgio 520p Card. della Roverc, e fu

che ridusse a compimento la abbrica circa il 1477 operandovi come Maestro un Tommaso, di cui tacesi negli antichi registri la patria (30), e fors' anche a Maestro Marino di Marco da ladera nel Veneto, ed un'Andra Bacci da Milano (31).

Giuliano da Majano condusse in suo ajuto il Nepote Be-
nedetto, il quale, siccome insegnano gli annali Recanatesi ,
fa specialmente adoprato per la costruzione delle volte della
cupola (32). Le opere da costoro intraprese rimasero ,
* per qual ragione , interrolte , per cui dubitando i Direttori,
die non fossero i pilastri sufficienti a reggere

il
peso

della supola , che già era stata incominciata e non finita da Giuliano, caunicarono i loro dubbj a Giuliano da San Gallo , che kravasi a Prato invitandolo a condursi sul luogo. Aderi egli rentieri alla richiesta, e postosi in viaggio in unione di varj Bestri muratori, e scalpellini, giunse in Loreto, dove dimostrò tanto facile il rimediare a que’ danni, che i Direttori temevano,

presto si determinarono ad allocare ad esso medesimo il lavoro, che proponeva. Ai 29 di Settembre del 1499 cominciò i detto architetto la costruzione della gran cupola , che sovrasta

santa Cappella , e gli furono assegnati in premio di sue fatiche mille scudi d'oro (33). Non corrispose però esso nella prattica alle sue teorie, in quanto si vide, che dopo breve tempo cominciò la cupola ad aprirsi in più parti. Quali fossero

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i mezzi, che si adoprarono per tenere lontani dei maggiori pregiudizj, lo rileveremo nel capitolo susseguente.

Intanto che così operavasi in Loreto, sorgeva in Camerino un'altro Tempio, che se non eguagliava questo nella grandezza, e magnificenza, non gli era inferiore nell'eleganza ; e primo erano tanti i devoti che concorrevano alla spesa , contrario in questo, che sulle rovine d' una vecchia Chiesa s'in-- 1 nalzaya per onorare il Martire San Venanzo, il solo Pier Paolo Sanviolini dedicava gran parte delle sue ricchezze a quest'oga getto. E più ancora vi avrebbe elargito , se non avesse gareggiato la sua pietà con quella dei conjugi Giulio, e Giovanna Varani , ch' essendo Signori di quella Città, vollero anch'essi aggiungere ricche somme, onde la fabbrica riuscisse di maggior decoro. Di questa Chiesa , ch'era di competente grandezza , ed = ornata di pilastri, i cui capitelli furono con eleganza intagliati, non rimane, che la facciata, mentre pel resto fu anch' essa distrutta nel terremoto che avvenne , come già narrai , nello spegnersi del passato secolo. È la fronte di questo tempio tutta di pietra viva, e marmo bianco con sculture finamente lavorate. L'arco della porta è a tutto sesto, ed è ornato a varj cordoni parte a spira, parte a mosaico, e parte in fine con bei rilievi. Alla corda di detto arco havvi una con piccola cornice a dentelli sporgenti, sostenuta all'infuori da bellissime foglie d' acanto e le colonnette sottoposte alla medesima corrispondono perfettainente alle fasce, e cordoni superiori, posandosi sù d' un semplice basamento. Nell' archetto della porta vi si collocò la statua della Vergine sedente col Bambino in grembo, ed ai lati i Santi Porfirio, e Venanzo, de' quali il primo soltanto rimase.

Superiore alla cornice del paralelogrammo della porta sudetta eravi una balaustra , sopra la quale posavano i dodici Apostoli. Di questa però non esistono che frammenti dei mutuli che la sostenevano. Vedesi ancora sottoposta al timpano una gran rosa , che dava luce all'interno della Chiesa , i cui intagli non possono essere più belli; e nei quattro angoli della medesima erano

corona

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satiro messile ime. E SOTED aitorno
de quali se e zumne
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a ccrtica muito DOSSIE pea, dwz al Gran suetu

un fondu jes së cervo, la quiz de la I ier Preil pot targa & irma eiguna I STAR sa sala que:it's dea orice, mm s sem se rukcie lates

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Nele de paie ver al muz pra relus aciz IR radi nessce meno macine. sulit SPD a perte de los

Ed è rarionette per mit me 1 rue sais ça ricordare le zene é um furia, che in a draire

wniceria da edi mana raizai, ei es, she lcerassi della 2, e as 5.

Terminate de la sciare la porta della Bresa a San Nicola Telecting these la firma za radio Sobe ed 1484 Mons. Gic Batista Tiscurti Tescovo di Teramo ka lice a sue spese creepare, ed acustare dă maruto bianco; e

iempo stesso sostita ale calcaisse a caralli ; una rolia má citit pea, con riporti d' arabeschi di legaarne riaramente dorati,

şuando nel mezzo l' arme gectilia di questo Prelato 1551.
s'usanza d'intagliare 1 legno ch'era andata ne' tempi di
barbarie quasi in disuso, riebbe anch'essa nuora vita in questo
seosko, ed il suo maggiore aranzamento nel susseguente. Doven
tato considerarsi come preziosissimi, se attendiamo a quanto si
Kisse da contemporanei , quegli ornati che fece scolpire nel
1441. Niccolò d' Asti nel coro del Duomo di Recanati; ma
eski forse cedettero all'antichità, o furono dispersi ne' nuovi
alattamenti, che in quella Chiesa avvennero coll'andare del
lempo. E non meno potrebbe aggiungersi degl' intagli, che fece
fare il Vescovo Giovanni Prefeiti nelle porte della Cattedralo

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Osimana nel 1460 ; secondo narra Mons. Zacchi nel suo ne. crologio (36).

Fra le molte fabbriche, che si ridussero modernamente expres danno dell'architettura , la quale perdette con tal mezzo de modelli che avrebbero servito se non a migliorarla, almeno a mantenerla in quello stato di ragionevole proporzione, ed eleganza in che si trovava nel prossimo compimento del secolo XV., jo considero, che fosse la Chiesa di San Domenico che si faha bricava nella maggior piazza d'Ancona nell'anno 1470 (37), ed altrettanto può dirsi per quella , che i PP. Carmelitani nella sede stessa città fabbricavano nel 1490 prossima a San Ciriaco sulle biza rovine di altra Chiesa, che nomavasi in quel tempo di Sancta C9. Maria in cunctis, la quale per quanto si fosse molto più ristret - a dia ta della prima , non doveva essere meno elegante (38).

La divozione che si aveva ad un Immagine di un Cristo Crocifisso eccitò gli abitanti di Sirolo, paese collocato a brevissima zda distanza d’Ancona, e prossimo al mare, a fabbricare una Chie-se

i fedeli accorrere con maggiore comodità ad a les orare. Si diede luogo a simile progetto, e la fabbrica fu compiuta ai 19 di Marzo del 1497. È questa divisa in forma di cro- da ce greca con a, capo una semplice cornice, da dove nasce la vol- : Resi ta (39). Ebbe altresì considerabili cambiamenti la Chiesa di Santa Marco in Monte Cassiano, che si disse eretta nel 1491 (40). Hi ha

Recanati prescelto dalla provvidenza ad avere nel proprio territorio la Santa Casa, doveva più d'ogn'altro paese della pro-3, er vincia mostrare di essergliene grato , ed una prova ne fu, che a un non appena Blancina Moglie di Pietro Vanni Leopardi , richiese al Magistrato della città che si costruisse a pubblice spese und Monastero per le racchiuse di San Francesco, che non si cardò un istante a porre mano ad un opera, che fu in questo genere delle più considerabili , tanto per l’ainpiezza del recinto, quanto per essere delle più adatte allo scopo a cui era diretta. S'incominciò la fabbrica nel 1486, e non si ebbe compiuta che nel 1502. Sorge essa sulla cima di un colle, e attornia quasi interamente la superficie, facendo in tal guisa da ogni lato bella mostra di se.

sa ,

dove potessero

ne

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