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Chiesa , che fu dedicata al protomartire Santo Stefano era di pela grandezza, che fu comune in questo tempo a tutte quelle,

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ristretta (41), e non meno di questa lo fu l' altra , che due anni

prana si eresse in Camerino per le Monache della medesima regola. elegam

Galio Varani mosso dalle preghiere della sua figlia Camilla , fece IT., 1

Abbricare in quella città il monastero di Santa Chiara , che fu e si fit qui stanza della figlia sudetta , finchè visse (42).

Se colla mediazione de' principali Signori, e de Magistrati questi luoghi si ottenne che molti edifizj sacri s'innalzassero na fu meno favorevole per quest'epoca alla nostra provincia l'opinione religiosa , che s’ acquistò un suo nativo , qual fu il

kato Giaconio della Marca (43). Ebbe esso i suoi patali in Monte bandone luogo soggetto alla città d'Ascoli. Fu ascritto ai Frati knori Osservanti, ed ebbe a compagni San Bernardino da Siena , e San Giovanni da Capistrano , e non fu meno di questi famigerato d reprimere gli errori religiosi, che dovunque erano sparsi in resto secolo. Cessò di vivere in Napoli ai 28 di Novembre del 476. Fu celebrato il suo zelo apostolico, ed il molto suo sapere con un’ elegia da Accio Sincero Sanazzaro. E delle sue geste ne rsse Paolo Regi Vescovo di Vico-Equense.

Era il Beato Giacomo fra noi considerato come quello , che Ni raleva a far cessare ogni municipale rancore, e riduceva pesti luoghi a sua voglia ; onde però il frutto di suc fatiche maj sa cedesse, consigliava i paesi ad accogliere fra loro de Frati, de la stessa sua regola professavano. Giovò un tal consiglio ai lemani dove nel 1442 si cedette a questi frati la Chiesa di San Martino , e vi si unì un convento per quelli, che lo vennero ad ekitare (44); ed altrettanto avvenne in Osimo nel 1439 (45), non de a Jesi nel 1471 (46). Furono tutte queste chiese dedicate alla Vergine sotto l' invocazione dell'Annunziata.

Non si potrebbe dire quali si fossero , giacchè furono esse bite a nuova forma ridotte.

È cosa maravigliosa il pensare che mentre le arti risorgevaDio in questo punto d'Italia, non

meno che altrove , eravamo

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afflittì dalle calamità più spaventevoli. Alle guerre, che si succedevono , fummo nella metà circa di questo secolo presi anche da una forte pestilenza, e sembrava , che tale sventura rer.desse più urgente il bisogno di edificare dei Templi, e di eriggere immagini ai nostri Santi Proteggitori. A Nostra Donna sotto l'invocazione della Misericordia avevano quei d' Ancona Chiesa fino dal 1349 per intercedere la cessazione della pestilenza, a cui quella Città era più delle altre soggetta , perchè più facile al contagio , che derivava dal dover ricevere coloro , che per commercio vi si conducevano, e questa Chiesa fu resa più ampia del terminare di detto secolo (47). Altrettanto si fece in Fermo, dove nel 1362; fu eretta una Chiesa a capo alla piazza di San Martino , la quale resse fino al 1502; giacchè da Olive rotio Uffreducci fu nel tempo di sua breve tirannia , e sulle rovine di detta Chiesa , e del prossimo convento degli Apostoliti (che altrove si collocarono ) eretto un palazzo per i Go- * vernatori della Città (48). Nel 1447 si tenne il medesimo esempio da quei di Macerata (49), ed in fine da quei di Jesi nel Sick1456 (50). Si replicavano con tanta facilità nc tempi, che scor-lipo riamo questi contagiosi malori, che rinovandosi il fervore de fedeli non è a far maraviglia, che in ognuna di queste circostanze si kusi adoprassero in render ricche di nuovi ornamenti, e in riformare dite, queste fabbriche, che venivano erette alla Divinità per intercedere i la liberazione da quel flagello, da cui erano percossi ; per

lo che non sarà mai dato a noi di rilevare quale si fosse la primitiva com struzione di queste Chiese, che mentovammo al solo oggetto di mostrare quanto anche per questa parte contribuisse la devozione del popolo ai maggiori progressi delle arti.

Se di altre fabbriche innalzate al culto di Dio, e de Santi, si volesse far menzione, non ne mancherebbe argomento trovan- t dosi che mai altrettante se ne stabilirono , le quali confrontino in l

coi tempi, che noi andiaino passo passo scorrendo. Le fin qui ricordate possono ascriversi fra le più considerevoli.

Mentre però così si operava per un' oggetto, non si dimenticava l'altro di provvedere cioè con altrettante fabbriche al

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, che al traslico si dedicavano, e per conferire fra loro

orura necessario il Magistrato che un luogo adatto pur vi fosse , are iomle riunendoli tutti insieme supplisse alle antiche Basiliche, Lolo oltre ad altri oggetti anche a questo scopo avevano i noetto si antichi innalzato. L'edifizio, che si eresse nella parte più beste data della città l'anno 1443 (51) fu nel suo Fiche neposto di tavole, e di travi male assettati ; in progresso fu dato

zarico di ridurlo in una forma più comoda, ed elegante a Giovanread pa ndo architetto nativo della stessa città d’Ancona, il quale più

queste cose ebbe fama di essere reputatissimo in opere alla tanti al'architettura militare, come meglio a suo luogo ve

sano

. Compiata ch' ebbe costui la parte interna , la quale si

mit dh' era scevra d'ogni ornamento , fu allocata la facli Apa sua, secondo ne dice il Cronista Bernabei, ( a cui però non

naise il Saraceni , ma seguitando il Vasari la dice di Moccio da les) a quello stesso Giorgio da Sebenico, che aveva poco pria condotto a termine il lavoro della Chiesa di San Francesco (52). lave Giorgio, in quest'opera quello stile che è più determina

- dalla sola fantasia dell'architetto piuttostocche che dalle savie fatiche dell' arte. Gli ornamenti di questa facciata hanno un so del buon uso antico, e dell' arabesco. Vi scolpi fogliami ,

e nel mezzo a basso rilievo vedesi una figura equestre,

della città d'Ancona. Secondo informa il nostro Stoe Bernabei (53) ebbe questa facciata il suo compimento

ki anno 1459, e mentr' essa si lavorava, ne commetteva il MaDato la dipintura della volta ad un'artista toscano , ma che per 1 ego domicilio si era già reso Cittadino. Fu questa a quel temWe seroplicissima : consistendo in una tinta oltramarina con delle ele dorate. Di più si sarebbe fatto, se l'opera non fosse stala

volontà di coloro, che succedettero all'ufficio di Ren paori, i quali la lasciarono in tal guisa fino alla metà del se

susseguente.
Di non minor merito di Giovanni Sodo, e di Antonio Bosio

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di Ancona (54) coetanei , ed emuli nell'arte, dobbiam pure cona se siderare fra quelli che all'architettura con profitto si dedicarono 32, i un altro nostro Concittadino , qual fu Giovanni Paci di Ripatran nize i sone (55), Professò questi la regola degli Eremitani di Sant' Aga in I; stino, e nella metà del secolo XV. si condusse a Bologna, spintslip particolarmente dal genio di bene apprendere quest' arte. Fattunire Priore del suo Convento di San Giacomo non si distolse per quis isance sto da geniali suoi studj, che anzi applicandovi con sempre maç so ji u gior ardore si rese si celebrato , che giunto all'orecchio di Giad' me vanni Bentivoglio Signore di Bologna , quant' egli fosse perito ne di potes l'architettura , a lui commise di ridurre a buona forma i portering a esterni del convento, e della Chiesa di San Giacomo, che poc en an anni prima erano stati fabbricati con disegno di Maestro Gasparti Nadi da Bologna (56). Ogni arco ha a sostegno due colonne d'e kte dine composito, e nel fregio tutto intagliato a fogliami fanno bese comparsa quelle medaglie , in cui venne esligiata la testa del desig Giovanni, ed il ritratto di questo principe fece il Paci dipingepiti sopra il primo arco del portico in atto d'intercedere proteziodalla Vergine, e sotto a questa dipintura si scolpi una lapidig che ricorda la munificenza del Bentivoglio, e l'opera del Pat 6 ch’ebbe fine ai 10 di ottobre del 1478 (57). Che quest'archite, lasciasse disegni nella nostra provincia non è a mia notizia, e sua lunga permanenza in Bologna mi farebbe facilmente risolve per la negativa.

Ci ricorda la storia di questo tempo i travagli , a che fu se getta la nostra Marca per la dominazione degli Sforza, e non, prei dire come fra quei Commissarj, che tanto danno recarone, que'paesi dove furono destinati , fosse un' Alberto Orlani che nel 1440 rappresentando lo Sforza in San Ginesio e, ficò dalle fondamenta il pubblico Palazzo di quella terra co proj danari, se vogliam credere a cio che ne narra uno Storico Muni pale (58). Per quel che ancor si vede, conserva quest'edifizio nel parte esterna un carattere più proprio a proteggere chi dove abitarlo, di quello che sia ad ammirarne al di fuori l'eleganza.

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rocca,

uest'azteachi erano de' pilastri stabiliti in giustissiine proporzioni , i Tiotizia,qali in epoca a noi non lontana furono intonacati con mattoni a che la deformò l'architettura. Di quello , che fosse questo palazzo nel

purses smile struttura ( sempre per ciò che ha rapporto al carattere ) edicarcai b l'altro Palazzo, che Giovanna Malatesta moglie di Giulio · VaRijem rano fece innalzare circa il 1489 sulle sponde del Fiume Potenza

a un luogo detto Lanciano. La parte esterna presenta un portico qa, se di cinque archi di pieno centro con pilastri di soda proporzione. arte. En la parte superiore non può dirsi che conservi le integrali sue quapoca distanza da questo venne fabbricata una

la empre stale rendeva più tranquilla la dimora dei Duchi in quel luogo di jo didelizia; giacch' erano que' tempi di tanta malafede ricolmi, che

con vi fu chi potesse godere de' suoi possessi, senza il sospetto di na ipalaverne dal vicino all'improviso spogliato. Ricorda lo storico Came

ribese (59) come ammirabile quella sala, in che fece Giovanna ditro pagere i ritratti di tutte quelle Donne , che avevano colla loro

1 reso illustre' il nome loro. Il suo figlio Giovanni Maria fece - farcidere in un marmo la memoria dell' edificazione di questo pasta du 4 bzzo fatta a spese della Principessa sua Madre, la quale a tal'ope

ta si dedicò pochi anni dopo, da che il suo Marito Giulio ayeva on istraordinaria magnificenza eretto un Palazzo in Camerino de

sinandolo a sua Reggia , ed a quella de' suoi successori (60). Il Ta del gran cortile fu attorniato da portici, dove a sostegno de' grandi inte rive dell'idea, che con tal mezzo potesse meglio proteggersi la solidi

la della fabbrica , ma non seguendosi il vecchio disegno se

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ito interno, poco potremo dirne, perche poco vi rimane che non sia guasto, o a diversi usi ridolio. De’ dipinti, che vi esiGieltero, dove si dice vi fossero ritratti i più valorosi condotteri d'arme del secolo XV. non se ne ha più traccia, c a noi i resta che di compiangerne la perdita.

Prima di condurrc la mia narrazione ad oggetti, che spettib) all'architettura militare, mi piace di avvertire , che grato si mostrò il popolo di Sanseverino ad Ocofrio Smeduzio, che essendo in quella Città Vicario di Papa Innocenzo VII. fece co propri

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