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Fabrianese. A città di Castello poi prossima a Perugia possiamo cre- st! dere che pel breve tragitto si conducesse, ed ivi fosse adoprato in akron quei molti lavori, de quali il Biografo Aretino ci fa parola (17). iica E a queslo tempo altresì credo che possano stabilirsi i lavori che tali fece in Gubbio, città che aveva allora , come si disse , artisti non z lari pochi, e di non oscura riputazione , cosicchè la virtù di Gentile die dovette tanto più risplendervi, con quanti maggiori ennuli ebbe colà al ad incontrarsi. Gubbio vidde già i primi albori di questo tempo e core fortunato in quell’Oderigi, che Dante stesso volle chiamare

L'onor d'Agobbio, e l'onor di quell'arte

Che alluminar è chiamata in Parisi. E siccome in terra ben coltivata non s'arresta il prodotto, los così a questo valente artista ne successero altri, che lo emularono; e Gentile già trovossi a gareggiare coi Nelli, e coi Nucci, che avevano a quei dì gran rinomanza. Allorchè l'amore delle arti mi gui- izlase dò a Gubbio (18) ad ammirare quant' elle potessero in quella città in tempi, in cui o su libera, o soggetta ai munificenti Feltreschi, posi ogni mia cura a scoprire se ancora nulla vi restasse del no

2017 stro artista ; ma vana riuscì ogni mia diligenza non solo a Gubbio, a Bari (19), ad Urbino , (20), ma eziandio in alcune altre città d'Italia , in che la storia, e la tradizione ci additano tutt'ora , che Gentile lavorasse, e dove de' suoi dipinti non esiste più traccia per le ingiurie del tempo, e degli uomini.

Il Gentile trovandosi non molto lungi dalla sua patria fu richiamato forse dall'amore del natio luogo, ovvero colà invitato da PP. Osservanti di Valle Romita. Imperocchè circa quel tempo gli fu allogato il celebre quadro, ch' egli dipinse nella loro Chiesa rurale, detto appunto il quadro della Romita.

Ebbe a figurarvi, di grandezza un quarto del naturale in campo aurato, nostro Signore, che incorona la Vergine alla

presenza dei Santi Girolamo, Francesco, Domenico, e Maddalena , ed in cinque piccoli quadretti varj soggetti sacri , che più innanzi ci faremo ad indicare. Ma prima dovremo avvertire, che il soggetto principale fu trasportato a Milano (21), dove tuttora esiste

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nella Pinacoteca di Brera (22). Che dopo una tal perdita reputa

Tai a qualche fortuna, che si fossero potuti salvare quattro de rola 17 redretli, che facevano contorno a quella tavola; poichè il quinto lavori che ta che cra dipinto Cristo in Croce su venduto ad un orientale (23) artistica che il condusse fuori della nostra penisola. li Gerda Spiacevole è in vero a chi sente amore di patria, e del bello i ebbe cod i redere togliersi le più care cose, e ricambiare la monela dello sto tempo trawiero con i capi d'opera d'arte , che furono prodotti per noi

miseri quasi d'ogni altri cosa ) di un genere di ricchezza frutzosa , nobilissima , inapprczzabile , che perduta uva volia è per

per sempre. Salvi però da così mala ventura riinasero gli alprode: *ti quattro quadretti che, come si è detto , formavano corova al emalara şadro summentovato ; imperciocchè questi vennero acquistati dal zzi

, che r . Carlo Rosei di Fabriano, il quale com'era in molte discipline arti mos rasato, e valente conoscitore d'oggetti d'arte, cbbe pietosa cura quella e di sottrarre da nuovi pericoli le opere rimaste d'un suo concitta

Fellrait éco, che fu , e sarà sempre lume chiarissimo della sua patria. se del seseco questi quadretti di circa due palmi, e mezzo d'altezza, e

a palmo , e mezzo larghi. In uno vedesi dipinto il voli di San altre i Francesco e nell'altro quello di San Girolamo, nel terzo quello di tutt'a. san Pietro Martire, nel quarto si vede csligiato un Monaco scdente

E allo di leggere. Ciascuna di queste figure ha una vivezza ma

ravigliosa, corretto disegno , vestimenta con larghe pieghe , robutria fu pro colore, ed è con lanta accuratezza finita , che fà ben sentire là iztiale doveva essere il pregio del quadro principale, se tale appaquel terpisce ora quello de' suoi inseriori. Egli è già noto, come il BionForo Choi - (24) nello scrivere delle cose d'arle più belle, che racchiu

dåse l'Italia a tempi suoi, ci assicurò questo quadro aver pregj ale in care usi distinti, che potera dirsi uno de' più belli che innanzi a la presta skill' età si fosse giaminai ammirato ; il perchè non ebbe dubbio Jaddalo u porre Gentile nel priino posto fra i pittori suoi contemporanei. biü insa Li Trabesunzio (25) nel confermare intorno a ciò l'opinione del

Bondo in una lettera, che scriveva a Giovanni Aurispa Segretario di Papa Eugenio IV., che l’Ascevolini (26) dice aver letta ,

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soggiungeva, che la pittura ebbe vita in quel secolo dalle mani di

e ben Gentile, e da quanto dichiaravasi in un'antico manoscritto, che si conservava dai Canonici della Collegiata di San Niccolò di Fabria

sappiamo, che lo stesso Raffaello Sanzio dalla fama del quadro della Romita fu mosso a recarsi in persona colà, e riconoscerne coi proprj occhi il valore (27). Agevolmente può credersi, poichè ci siamo condotti col no

se poate stro pittore nella sua terra natale, che ivi oltre alla notata ope-, ra, che avanzò tutte le altre in celebrità , si adoprasse pure

in altri lavori. E già non manca in Fabriano chi dica possedere alcuni quadri, che per antica tradizione patria tengonsi tuttavia della mano di Gentile. Frà questi meritano di essere esaminati quei due che conserva il Sig. Romualdo Buffera, rappresentante l'uno l' incoronazione della Vergine , l'altro un San Francesco stimatizzato (28)

Nè qui voglio omettere di ricordare, che un ritratto d'uomo viene aggiudicato non solo al pennello di Gentile, ma in oltre creduto l'effigie di lui stesso. Esisteva in casa Castrica (29) ed io lo vidi presso il Sig. Vincenzo Serafini; ora è posseduto dal Sig. Vincenzo Liberati di Fabriano (30) pittore , ed amatore delle cose patrie. Per degnamente descrivere il detto ritratto userò le parole del prelodato Montevecchi È un bel ritratto

dipinto a tempora in tavola. Gentile vi si è rappresentato al vivo » sul fior degli anni con aria nobile, ed austera in piena faccia, • sbarbato, ed olivastro con bruna e lunga zazzera alla nazzare:.. » na, e calottola rossa in capo, che lascia scoperti sulla fronte i » tosati capelli. Veste un sott'abito verde, di cui si vede por-** * zione delle maniche, mentre una sopraveste dai lati tutto lo ** » ricopre. Appoggia la punta delle dita della mano destra sopra dei » un listello bianco, quasi soglia d'una finestra , ora è scritto » in bei caratteri romani. FRANCISCUS GENTILIS DE FA

BRIANO PINXIT. Serve di campo oscuro al quadro una ten

da bruna, e dove resta scoperto il muro a destra vi stà ap» presso un mazzetto di belle frutta dipinte in mezza tinta. Questo di

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a lista detto Santo, alle quali s' aggiungova nel mezzo della tribuna

ritratto nelle forme, e nel costume assomiglia a quello, che itto, che i

- nell' adorazione de Magi pose nella tavola di Firenze, se di Falli che vi è quì rappresentato più giovane , e più robusto. del qual Non devo tralasciare di far parola d' un' alıra tavola, che

ora in San Niccolò di Fabriano, la quale passò in Osimo, poi

: Matelica, indi a Roma (31). In detta Città potetti osservarla otti of sy a casa d'un particolare , ed in essa erayi questa rappresentaziopolala : Nostra Signora in mezzo a Santa Caterina, e ad un Santo ? pare o Tescovo, ed ai lati due alberi frondosi, fra i rami dei quali

sidenti due Angeli con musicali istrumenti, ed al basso una figu

ta genuflessa , forse il ritratto del committente. Nel fondo della inali qua

GENTILIS DE FABRI, ..... PINXIT, e vi s é apposta una cifra d'ignota spiegazione. lo non mi allungheto molto a descriverne i pregj parte a parte, perchè non

prei abbastanza lodare i volti animati, e veramente vivi , Fitratto di kere robusto, la ricchezza , e precisione degli accessori, che in mtile, * made singolare risultano ne panni.

Il Gentile non lasciò la provincia, se non dopo aver dipinto

kella tribuna della Chiesa Cattedrale di Sanseverino; opera, ch'ebbe , ed a fine infelice di molte altre , essendo oggi totalmente deperita,

Della

quale però essendone rimasta un'antica memoria, e tro

questa tuttora inedita, io non lascerò di riferirne quel tirto, che più mi sembra opportuno ad accrescere se non altro la storia delle opere del Fabrianese. Vedevasi adunque in detta tribina, nella quale erano dipinte perfino le colonne ( coune mi accerta il cortese, e culto Sig. Giuseppe Ranaldi di San

appoggiato a documenti (32) degni di fede ) effigiata l'istoria, e la dura penitenza di San Vittorino fratello del Vescoto San Severino, mostrando l'accennato Sant' Eremita pendere da un'albero in modo assai compassionevole; la prodigiosa traslazione del corpo del sudetto Vescovo, rappresentandovisi tale prodi300 colla divisione delle acque del fiume , come presso i Bollandist (33) è narrato. V'erano altre pitture appartenenti alla vita

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un Cristo risorto, con un San Tommaso Apostolo in atto di toccargli col dito la piaga del costato : e quest'Apostolo era figurato in maniera, che con csso dito indicava il luogo ov'era nascosto il

corpo

di San Severino. E quando nel 1576, in cui peri tutto cotesto maraviglioso affresco a cagione di nuova fabbrica , il detto corpo del Santo fu rinvenuto appunto nel luogo corrispondente all'indicazione della mano di San To:nmaso, si concluse che a Gentile fosse stato nolo il geloso segrelo. Che dal Piceno si recasse Gentile ad operare a Venezia sem

zilele brami potersi dedurre da ciò , che di lui ci dissero i storici a od veneti. Egli è vero, che alcuni presuppongono questo viaggio alt contestato dalla storia dei dipinti di quella Repubblica, doversi avere per il secondo fatto colà da Gentile. Ma è un' opinione forse tam. E prodotta per conciliare l' ammaestramento dato a Jacopo Bellini apa poco innanzi al 1421. A me sembrarebbe invece più d'accordo aiba con l' ordinario costume , che in quell'epoca lo scolaro si sia ubs recato dove dipingeva il maestro , e probabilmente a Firenze , im anziche dove viveva Jacopo , cioè a Venezia. Ad ogni modo di 4 car codesto suo primo viaggio , che bisognerebbe supporlo nel fiores della sua giovinezza, non resta nella scuola veneta verun testimonio ; ed anıneltendolo si verrebbe a portare una confusione tn ma tale nella cronologia pittorica del Gentile da non trovarvi più traccia. All'opposto del viaggio del quale noi parliamo, restano a da to tuttora presso gli scrittori de monumenti veneti testificazioni indubitale, e le sole , cui possa un biografo con fiducia appoge giarsi.

Abbiamo adunque fra i primi il Ridolf (34), il quale civile

come in quella Città fu iinpiegato Gentile a dipingere due grandi tavole d' altare, una per la chiesa di San Giuliano, e l'altra per quella di San Felice, dove elligiò i due Santi Eremiti Paolo, ed Antonio. Ch'egli poi si occupasse a fare parecchi altri quadri per publici , e privati edifizj ne siamo assicurati da quanti c' istruirono delle opere d'arte, che si racchiudono in quella splendidissima Capitale. Dietro tali nozioni non potrei

.

narra,

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