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a pietra cornea

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by asi famigliare. Se rintracciar si volessero le cause per cui todoversi ripeterne la cagione dalla difficoltà di staccare i pia capriccio, ed ai tentativi dei particolari artisti, che diBetta da una massima', e da un sistema dominante, e generale. Que di che mancando i Pittori d' esemplari per l'arte antica,

che septivano di gusto arabo. Vedevansi nel mezzo del mauHops fi

sev due Angeli in piedi in atto di alzare una cortina , sotto h quale indicavasi l'avello del Santo. Fu tutto il monumento

di cui tanto abondano di cave le montagne , el!

de altorniano questa città ; ed a maggior decoro si della capsolo's

pa, che del sepolcro, pensò Giulio Cesare Varano di lastricare pavimento di pietre dure, vario-colorate, ed il suo ka šovanni Maria ne restaurò la cuppola , che s'elevava

e l' arricchì di altri ornamenti. Ed è questo uno ta' lavori, i quali ci provano, che la scoltura migliorò

Lazerle il suo disegno fino da primi anni del 1200, che le e pietra,

pre di quell' epoca producono la più grande ammirazione ; e
Tea di San Dornenico di Bologna, che Niccola Pisano scolpi
2 1931 può esserne un'altra prova. Non fu però così della
sa, la quale non risorse prima del 1300. Quando Giotto
produse i suoi primi lavori era l'Italia già piena delle opere
Seola , e Giovanni Pisani ; poichè per quanto egli presto
ketuneiasse non può concedersi, che dipingesse con lode prima
de 1500, essendo nato, secondo la più fondata opinione nel
-6, tempo, in cui già Niccola era molto vecchio, e Giovanni
berara con plauso. Laonde ripeterò col chiarissimo Ciampi : (39)
fari è difficoltà a credere, che Giunta Pisano, Guido da

seppure in qualche parte cooperarono al mezzo

to stile, e Giotto stesso, più che da Cimabue fossero tutti *** dalle cose di Niccola : e Giotto in ispecie dall'assistenza ea di Giovanni, e d’Andrca Pisani , l' ultiino de' quali gli w più tardi la pittura adottasse il nuovo stile., crede l'autore presi dalla maniera dominante della greca scuola, difficoltà , con ebbero gli scultori per esser l' arte loro abbandonata

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fu per essi il passaggio dal male al mediocre, non che al bene , avendo dovuto a quest'effetto adaltare i precetti del disegno

dalla scoltura alla pittura, e poi col solo ingegno, o con lo studio della natura correggere, e migliorare i dipinti, al che bisognava assai più lunga esperienza.

a di Fall La gloria dunque fu specialmente dei Toscani di aver ricondotto le arti a quello stato d'incremento, che non poteva si facilmente avvisarsi, dopoche le vedemmo ridotte quasi a meccanismo da que’ Greci stessi, che insegnando a Cimabue rappresentavano gli oggetti, e le storie della religione, senza rappresentare la natura altramente, che sfigurandola.

ಕಾಂto, Noi vedemmo i primi saggi di questo fortunato risorgimento" på de nelle dipinture, che si eseguirono da Andrea Orcagna , discepolc

eine principe di Niccola da Pisa nell'antico Duomo di Tolentino, e forse dob-a i dista biamo a lui ancora i miglioramenti che si ottennero presso nell'architettura, come quello, che già aveva dato prova

del suo talento nella loggia de Lanzi di Firenze, fatta e ornata dia, alle marmi da esso

ed era stato altresì de primi, che aveva rifor-* 1 pat mato il sesto acuto negli archi. E ci è noto altresì da quanto'rabo il ci narra Vasari (40) che Buonamico di Cristofano detto Buffal-" Eque si macco ( più celebre per le celie, che di lui si leggono presso Boccaccio , e Sacchetti, che per le sue pitture ) aveva nella no chi si stra provincia molto operato nell'arte, prima che si conducesses xeitus a Perugia ove lungamente si trattenne , senza però che si sappia postane se niuno de' suoi lavori abbią più vita,

Il primo, che trovo nominato fra i pittori nativi della nostra provincia è un tal Bocco da Fabriano , che visse nel 1306 Si ha memoria, che dipingesse nel suo paese nella chiesa di Santa Maria fuori della porta detta del Piano sotto un' arco pa sto nel mezzo di essa le immagini di Cristo, e degli Apostoli An ma ora più non si vedono per essere stato sostituito altro dipin-one

allorchè la chiesa venne restaurata (41).

Ed ugual congiuntura avvenne ancora a quelle dipinture, che i lain lo stesso Bocco fece per la chiesa del Gonfallone di Albacina pic- airie colo castello a corta distanza da Fabriano, dove vi lasciò scrittoj

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i suo nome. Questa chiesa che si trovava già chiusa da trent'anni,
? ive per la molt’acqua che dentro vi penetrava, le pitture di
the era piena erano quasi perite, fu nel 1828 dal Parroco Don
fab Gabrielli a nuovo stato ridotla (42). Così in fine può dirsi
é quei dipinti, ch'esistevano nell'antichissimo oratorio di San-
i dennio Abate di Fabbriano posto a pochi passi fuori della por-
2 Fiana, dove Bocco aveva fatto faticosissimi lavori tanto nella
bertat della chiesa , quanto nell'interno di essa. Quelle ch'era-
uddi fuori perirono totalmente, delle altre ne potei a stento
iet un qualche avanzo, facendo scrostare parte dell'intonaco

era sovrapposto.
Ma non cosi può dirsi di un Cristo Crocifisso , che ancora
este nella chiesa principale del castello di Belvedere , colloca-
ti i sette miglia di distanza da Fabbriano, dove si riconosce
o perito corrispondente a que’ primi passi che gli artisti fa-
cago in quest'epoca (43). Esso però sembra , che più avan-
ese nella prattica , allorchè dipinse in Fabbriano nella piazza
did mercato sotto il portico detto de’ vasarj una Madonna in
mano con in grembo il Bambino, ed ai lati due angioletti oran-
, nelle quali figure si scorge una maggior espressione, ed un
okre tanto vivace , che ha saputo reggere al tempo, ed all'in-
amerie. Vi fu chi vi lesse anni sono il nome dell'artista, ma
cortosa questa scrittura : la tradizione sola ci mantiene nella
tereza, che quest'opera sia sua. Come pure non v'è contrasto
le sue fossero quelle dipinture , ch'erana nell'antico refettorio
e pp. di Sant'Agostino , le quali sono ora quasi perdutc , e
1 jarderanno fra non molto anche que pochi resti , che oggi si
sono, avendo cambiato quel locale l'antico

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ribito a vile ufficio (44).

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a questo pittore fu un tal Tio di Francesco Pirimente Fabbrianese , di cui riferisce Colucci (45) che fossero Altro di dipinti della tribuna nella chiesa de Conventuali di Mondaino.

A me non fu dato vederne alcuno, per quante ricerche ne facessi, e mai mi riusci d'averne notizia.

Moltissimo però avanzò. la pittura fra noi allorchè si pose

minture

, die bacina par /

Macerata , e che dopo la di lei soppressione , fu trasportata , per cura del Canonico Compagnoni pochi anni sono nellla sagrestia del nostro Duomo , dove si vede la Vergine in trono col Bambino fra le braccia, e molti Santi all' intorno, e da un de lati Sant'Antonio Abate , e dall'altro San Giuliano. Questa tavola, che fu da Alegretto dipinta nell' anno 1369 ce lo dinola non meno perito nell'arte sua , di quello che lo vedemmo in varie altre opere , che lasciò nella sua patria (53). Non debbanc in fine andare dimenticati due suoi lavori, che dall'Italia

passarono poch’ anni sono in Prussia a decorare la R. Galleria di= { Berlino.

Consistono questi in due tavole; nella prima , è dipinta sů d'un fondo dorato la Vergine avente il Bambino in grembo, con dalle parti S. Bartolommeo, e Santa Caterina. Nella seconda la deposizione di Cristo dalla Croce; opera , che onora il pittore tanto per una ben' determinata movenza nelle figure, che per una giusta , e regolare espressione negli affetti.

Fu questo Pittore amorosissimo marito d'una tal Catalina , (o Caterina ), la quale ricorda con sommo affetto nel suo testa--hi d' mento, che dettò ad un tal Diotisalvi di Bonaventura da Fa-se briano li 26 di Settembre dell'anno 1373. In esso fa legato di un molti suoi averi alla chiesa di S. Niccolò della sua patria (54). te da

Sorpreso Alegretto da fierissimi dolori ne fianchi (55) cessò di vivere nell'età di 79 anni nel 1385, e fu il suo cadavere uşi sepolto nella chiesa di Santa Lucia de' PP. di San Domenico (56), and

Visse in questo tempo ancora un Gio: Battista di Nuzione day che attese all' arte della dipintura con lode secondo ne attesti za l'Abb. Zani (57). Doveva esser questi stretto in parentela corul, Alegretto , quando non gli fosse anche fratello. Di costui non co-inda nosciamo opera veruna. E bensì noto, che un Francesco di Cecco, iski parimente di Fabbriano fu ad Alegretto emulo, e coetaneot Visse anch'egli lungamente a Firenze, cd ivi terminò la mortale, sua carriera nell'anno 1386 (58). De lavori, che fece della sua patria si conserva ancora nella chiesa di S. Lucia nella settima. cappella una tavola con nostra Donna, ed il Bambino in grembo

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i mezza figura. In quest'opera , ch' egli fece nell'anno 1368 non te in valore Alegretto, ravvisandosi in essa un maggior stenlo 2 omforni , e molta aridità nelle tinte (59). Era suo lavoro anche a titico, che rimaneva ad un tempo nella camera, ove tenevano atba i Frali di S. Francesco, e che diviso in seguito ne orna

che serve può dirsi di atrio alla biblioteca belis skiso convento. Vidi fra le altre una Vergine annunziata dal dzelo, ed in essa trovai questo nostro pittore avanzarsi in zi alla prima. E ravvisasi bella altresì un' altra immagine frente della Vergine, dove fece tanto nel fondo del quadro , cizito nelle vesti un grandissimo sfoggio di dorature (60). Argomena però che questi venissero superati da quei dipinti a fresco, ch'eseca in una delle cappelle della Chiesa e nel Capitolo di San Francesco din Severino, che più non esistano (61), Come parimente furono imestate quelle dipinture che in questa medesima città fece in el alra cappella dell'antico Duomo ( dove concorse per la spesa 28 della famiglia Smeduzia nell'anno 1372 ) un al'era Diotisalvi d'Angeluzio da S. Anatolia (62) niente inferiore

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suo creato ,

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ti merito al suo Maestro,

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di Fabrianesi pertanto sembra , che noi dobbiamo il risorgisko dell'arte del dipingere, i quali derivando il loro sapere sala toscana, propagarono le loro opere nelle nostre città, e si ktero sul principio a quello stile , che non differisce punto da presto si faceva dai Maestri in quella fortunatissima regione. Se lementi

, e la storia non e' insegnassero a distinguerne la diffea noi facilmente prenderemmo in scambio talvolta le pitture Izranesi colle Fiorentine di questo tempo.

E se si condurrà qualcuno , che di queste cose prende diletto 3 Fabriano , vedrà nelle molte tavole , e dipinture in muro, che

rimangono dopo le moltissime , che perirono, o che passaaltrove , che non prendo abbaglio. Non saprei a chi convenga sa che sia d' uno degli artisti di questa città quella tavola 402 Sant' Alberto monaco , che riinane nell'altare a parte destra

e cappella maggiore della chiesa di Santa Croce di SassofeFello, sembrami che non possa da veruno contrastarsi (63): come

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30ம் ன

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