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pure dev'essere della medesima scuola un' altra tavola con Cristo Crocifisso, che rimane nella chiesa di San Francesco di questa città

Anche la parte settentrionale della nostra provincia godeva de’ medesimi vantaggi, e li derivava anch'essa dalla Toscana. Morto Simone Memmi , dice Vasari, nel 1543. Lippo suo fratello terminò molte opere , che Simone aveva lasciate imperfette. È fra queste una Passione di Cristo che aveva principiato in Ancona per la maggior cappella della chiesa di San Niccolò, nella quale Lippo proseguendo il lavoro, imitò quella , che aveva fatto nel capitolo di San Spirito di Firenze. Prosegue Vasari , che sarebbe stata quell'opera degna di più lunga vita , che per avventura non le sarà concessa , essendo in essa molte belle attitudini di cavalli, e di soldati, i quali diresti, che con meraviglia stiano pensando se hanno , o nò crocifisso il figliuolo di Dio (64).

Se quelli d’Ancona dovevano moltissimo a quel Margaritone d’Arezzo , che aveva condecorato la loro città d' opere pregievoli tanto d'architettura , che di scoltura , non debbono meno ai fratelli Memmi, i quali con quest' esempio giovaron

rono non poco a far avanzare l'arte del disegno anche in questa parte di provin- jei cia, dove era coltivata , ma con minore lode, come lo mostra un'atto dello statuto osimano del 19 Novembre del 1306 (65), e aqui

! e la storia d'alcun' altro paese. E niun opera giunse certamente a

ileri pareggiare quel merito , che non si ottenne ,

che in progresso. L'arte de' mosaicisti è a credersi , che a quest' età fosse comune a quasi tutti i pittori , e lo deduco dal vedere indistintamente chiamati pittori tntti quei mosaicisti, dei quali alcuni erano certamente anche pittori propriamente detti , come Lapo , Dato, Duccio, Cimabue, Giotto ec. Era pittore ancora Frate Mino da Turrita , migliore fra i mosaicisti , dopo il risorgimento delle arti , tale si soscrisse ne mosaici , che fece in Roma nell'abside di loro San Giovanni Laterano. Jacobus Torriti pictor hoc opus mosaycen fecit. Fra i molti discepoli, ch' ebbe Fr. Mino trovo che vi fu ry anche un Frate Giacomo da Camerino , al quale fu si benevolo, se che lo scelse a compagno nel lavoro appunto che fece in San Giovanni affidatogli da Papa Niccolò IV. nel finire del secolo XII!

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evo i disegni, e che quest'arte, che tanto grido ebbe specialmente

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se priduco in appendice, la quale non rischiara punto quella giusta

tuesità, che noi avremmo di sapere d' un'artista, che cooperò dell'arte figurativa , dovremo pur dire, che anche agli Orafi des

i cservano in questo dei putti nel fregio, a guisa di baccanali

ba' intesi , e graziosi. Nel centro è una croce misteriosa circondata stadt

Sali, tra quali San Francesco, e Sant Antonio. A piedi della goden

Tagine redesi il ritratto di Papa Niccolò IV. , il di cui nome è Toscan

stiho al di sotto. Nei lati vi sono due Frati Minori, che hanno frates

title mani varj istrumenti, che appartengono all'arte , come comfette

pas, squadra , martello , e simili. Uno di questi è probabilmente piala in

Fre lino. Sotto all'altro è scritto Fr. Jacobus de Camerino

Seu Magistri Operis recomandat se meritis B. Joannis (66). eta fane

da questo lavoro tanto si distinse il nostro Camerinese , che pero in merito i mosaici di Giacomo romano,

e quelli di ustato suo figlio, che si vedono tanto in Roma, che in E carton Wizastellana , non sarà fuor di proposito il supporre anche przesi ol Pad. Papini

, che potesse essere adoperato quest'artista nei osici, che si lavorarono in Asssisi nella crociata della chiesa di

smo, o in quelli dell'altare maggiore , o di certe cappelle, o doni te dell' ambone , per le quali opere non sappiamo precisamente

artefici , che vi operarono (67). non pd

G si rende però noto che nel 1321 (68) questo Frate ito in di protamito lavorò i mosaici di quel Duomo, ed il suo nome lo ves

to unito a quello di varj mosaicisti Eugubini , che furono 5 th , trio

, Lotto, Cecco, Buono, e Rainaldo , e con quest' ultimo

poco dopo lavorare ne mosaici che si eseguirono nel dico palazzo di Gubbio (69). L'Abb

. Luigi De Angelis Bibliotecario Senese , che pubblico

un saggio storico critico di Frate Mino da Turrita , sciò intentata veruna prattica, onde avere da Camerino i Tagguagli di

questo compagno, e discepolo di Fr. Dino, a sua seppe di più di quello che si disse in una lettera , che io La meno del suo Maestro all'avanzamento della dipintura (70). Se da Niccola, e Giovanni Pisani derivammo il inigliorainento

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in questi tempi , debba ad essi il suo avanzamento. Io noul mi tratterrò d'avantaggio a parlarne ; giacché nè ha trattato di recente con una dottrina , con un'intelligenza invidiabile il Conte Cicognara nel suo libro sulla composizione e decomposizione doi nielli, ed a questo rimando i miei lettori (71); per cui mi contento di rivolgere soltanto le mie ricerche su que pochi lavori d' argento, o a basso rilievo, o a niello, ch ancora si vedono presso di noi , tacendo di quei molti, che nelle luttuosissime vicende del nostro secolo sparirono, ed infiniti furont guastati per far cose nuove, e per avventura anche brutte.

Non fu concesso me al pari di Lanzi, e di parecch illustri Fiorentini , che in solerzia biografica non furono adegual fin' ora da altri dotti dell'Italia, il conoscere a chi appartene vano quelle scolture, e quei nielli che ornavano un'antica croci d'argento, ch' esisteva nella Chiesa comendataria di Sant' Elena nel territorio di Jesi, nella di cui parte d'avanti era l'immaginas del Crocifisso , e sopra

ad

era scritto in lettere grecho IAG-XPG, e al di sotto A. D. MCCXXXVIII temporibus D. Angel in Ab., e alla testata di detta croce erano espressi a tutto rilieve i quattro misteriosi animali d'Ezechiele. Nella parte

trophy si vedevano cinque piccoli scavi rotondi una volta forse ripien di sacre reliquie, e nei piccoli giri erano effigiati a bulino len B. Vergine col divino Infante, Sant' Elena, San Benedetto, San Mi-2 chele Arcangelo, ai cui piedi due Angeli, ed un Monaco colli di mani giunte , e le ginocchia piegate , ch'è lo stesso Abate An-* * gelo (72). Ci è ignota fin' ora l'attuale esistenza di questo pre gevolissimo lavoro.

Non deve esser molto lontana da questa medesima epoca pe suo travaglio un'altra croce parimente d'argento, che vidi nel agosto del 1831 nella nuova Chiesa collegiata della terra di Santa Vittoria , la quale appartenne agli antichi Monaci di Farfa, ove oltre bellissimi nielli vi si vedono ancora graziose figurine dipiute in smalto vitreo; meno il nome dell'Abate, che ne ordinò il lavoro, è taciuto l'anno, e l'artista Eris - Gugdiis Dei Gratia 21 Ab. come si tace pure in un calice esistente nello stesso luogo .

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paredi

the per la sua manifattura rimonta ad un' uguale antichità , il qnale
tr'essere interessante per i nielli, che lo adornano , non doveva
ser meno ricco per le pietre di valore, che lo contornavano ,
de ni furono tolte.

Allorchè segui la traslazione del corpo di San Vitaliano Vesup

wow di Osimo nel dì 26 di giugno dell'anno 1583 fu trovato ello, che

dato quel sepolcro una croce di lamina dorata e gemmata , e che ne

si zpose che quello fosse lavoro greco del secolo XIV. (73): come ma ancora si disse un'altra lamina d'argento dov'era effigiata imagine di San Leopardo Vescovo , e Protettore Osimano , che kroente trovossi nel sepolcro di detto Santo nell'invenzione , e si fece del suo corpo avvenuta nell'anno 1296 (74). Può dar, che greci siano essi veramente; giacchè sappiamo, che abondztissimi erano i lavori , che venivano in Italia da Costantinopoli, a specie per gli usi ecclesiastici , e molto probabilmente i Greci cativarono l'arte dell' orificeria, e del niello, e dello smalto fino a tempo antichissimo , e de lavori, che presso loro si usarono nei smpi bassi ha trattato Giov. Giacomo Reisk nei commentarj ad Constantini Porphyrogeniti Cerimoniale Aulae Byzanthinae (75)

Che i Greci imitati fossero in queste manifatture anche dai noor tiltaliani, con miglior esito de loro Maestri, lo sappiamo con cer

, e di quanti a quesť arte applicassero fino dal 1200 se ne

prove leggendo l'applauditissima disertazione sull' orifitoa, che ne scrisse il benemerito Ab. Ciampi nella Sagrestia

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Pecjese.

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U primo , che mi è stato concesso di ritrovare (76) che san'arte esercitasse ne nostri paesi

un Giacomo Gherardo Cavalte da Bologna abitante in Camerino, che nel 1326 fece un'ostentrio in bronzo dorato, che racchiude la mano di San Filippo , e che si conserva nella Chiesa di Santa Maria del Mercato della cità di Sanseverino alto circa due palmi romani. Sta sulla cima

una piccola statuina sedente in atto di benedi1, che tiene un libro alla sinistra, su i lati dell' oslensorio sono de mielli per parte smaltati in forma di croce greca, ove si Faligurano varj Santi. Altri otto nielli parimente con fondo a

Setto baldacchino

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smalto di minor grandezza in tanti piccoli medaglioni ornano il nodo del piede. La base ottagona è formata ad angoli acuti, e a sezione di cerchio, ove di basso rilievo sono otto figure che ornano tutta questa base. L'opera malgrado una certa rozezza è di grande preziosità per l'epoca, in che fu eseguita. Espresso è nel giro della base medesima, il nome dell' orefice bolognese, che in quei tempi lavorava in Camerino. E se di queste cose si occupava in questa città , dovremo argomentare, che molti altri ne facesse: e se si trovassero ancora in Loreto que non pochi nielli, te che vi erano un tempo nel tesoro , forse fra essi se ne rinyerrebbe da qualcuno col nome di quest' Autore; ma i nielli di là andarono altrove , e con essi perdemmo i moltissimi delle nostre Confra- mieli ternite, e di altre chiese.

Per una Croce stazionale, che ancora esiste nel Duomo di Osimo, sappiamo che circa il 1370 viveva in Ascoli un peritis le di simo cisellatore, e scultore in argento, quale era Pietro Vannini nativo di quella città (77). Il fondo di quesia Croce è di pas puro legno ricoperto da una lastra finissima di argento, alla quan le consunta dall' età è stata con insano consiglio sostituita un'altra di ottone. La lunghezza di questa Croce è di palmi 2, e once 11 Romani, e a due palmi stendesi la larghezza. In ambe le facce sono locate cinque statuine a tutto rilievo , e in fondo era una gran palla ornala da capo di varie pietre di valore che più

vi

sono; ed avvi cinque luci, ove oltre vaghissimi intagli, sono incise a bulino le immagini de' principali Protettori della chiesa Osimana , come quà , e là sono espresse diverse Sante Vergini. In cima alla Croce vi è una statuina di Sant'Elena, e sotto di essa in un niello di figura circolare un San Girolamo in atto di scrivere. Sotto il Cristo esiste un'altro niello della medesima grandezza, e configurazione, dove venne figurato Longino. Nell'opposta facciata vi è un'altra statuina con un Santo Vescovo, e sotto due nielli, in cui sono espressi il Redentore, e la Vergine. In fondo alla Croce nn' ultimo niello ov'è parimenti figurato San Vitaliano Ve

Protettore della città, e sotto questo l' epigrafe Petrus Vanini de Exculo F.

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