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robusti i loro edifizj, e non nè nascosero il fine, facendosi all'op- a fran posto da parecchi in seguito, i quali non avendo attenzione a questa necessaria economia ornarono le loro fabbriche con cornici non proporzionate all' opera cui servono , ne convenienti ai luo- i que ghi, e con modiglioni o mutili soverchiamente carichi di risalti e imate di fogliami. Un esempio di simil sorta di fabbriche l'abbiamo nel can see palazzo del Governo di Ascoli, che Cola architettò fra gli anni inelar 1519, e 1520 (8): Esso per quanto sia grandioso non è meno gof- breed fo, e pesante. I soli ornajnenti delle finestre sono si tozzi e scom-' kija posti, che non saprebbe dirsi , come Cola potesse questo

lavoro cadere in simili sconciature. Seppe però quest' artista vendicare ia i la sua gloria in un' altra fabbrica , ch' eressero ugualmente gli alati Ascolani nel 1533 (9) in onore di Nostra Donna sotto l'invocazio- i tak ne della Carità.

Semplice e ben compartita è la pianta di questa Chiesa ; vi è connessione ed armonia nelle parti , e la facciata , che fu costrutta di politissimo travertino, si riparte da quattro pilastri' bei scannellati d' ordine corintio. Sull' architrave ,

fregio, e cornice s'alza una proporzionala cimasa distinta parimenti da pilastri, che sporgono per una terza parte nel vivo del muro, e nel mezzo si ha una grande finestra elegantemente ornata. Contermina la facciata una croce di travertino, e sorgono ai fianchi due piccole piramidi.

Dieci anni dopo fu maestro Cola occupato nella riedificazione del Duomo di Ascoli (10), e si diede anche qui ad usare dell'ordine corintio, che più si conviene ad un tempio principale, come quello, che al dire di Milizia (11) i greci innalzarono a tale splendore , che più in là non si è finora potuto e forse giammai si potrà elevare. Ha questa Chiesa una lunghezza di palmi 309, ed una latitudine di palmi 130; è a

e la volta di mezzo è sostenuta da colonne di pietra viva, e sopra

di
queste

s

erge una cupola eminente e maestosa. Il prospetto avrebbe adeguato in grandiosità l'interno, se si fosse compiato. Fu altresì disegno di Cola il portico a

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tre navate

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muro, pero che vi concorresse il voto

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almente

la Coma ricusandosi quegli abitanti costantemente tanto al Vitelli, già l'appale ch'è d' ordine corintio è figurata in bassorilievo la Ma

isi aliplato di San Francesco, la facciata d'una porzione del palazzo

Vescovile, e vorrebbe Orsini (12) che gli si ascrivessero la

Porta, che conduce alle cartiere, i palazzi Sgariglia, Ridolfi, nti a lotMalaspina ; quest'ultimo, se realmente da lui derivasse, avremi rieb

no sommamente a lodarlo, siccome quello che riunisce molta bbiamo sodezza non iscompagnata da altrettanta eleganza.

Di quest'architetto ci è noto, che divenuto Alessandro Vimen ritelli Signore di Città di Castello Barone d’Accumoli nel Regno zzi e scia di Napoli per concessione fattagli dal Rè Carlo V. circa l'anno questo las 1536 fu richiesto da suoi eredi il lodato Cola Filotesio, che la vendar se nè viveva in Ascoli, onde riducessc in bella e regolare

forma quella terra, la quale stante le guerresche vicende era l'inseu quasi in totale rovina ridotta. Corrispose l'architetto a tale

darito, ed in quel paese collocato in vaga ed amena collina, sta Chis riparti sei strade belle e spaziose, ed in ogni angolo, ossia ta, che il capocroce, si vedono tutte le altre secondarie, le quali sono attro piesl ornate di ben' intesi edifizj. Riedificatasi così nobilmente la

detta terra vi si portava nel 1550 il suo Padrone, avendo ottenuta concessione dal Re di circondarla di muraglie , sempre

dell'Università d' Accumoli; i fizedi quanlo agli Orsini , ch' ebbero quel Feudo in dote pel mari

taggio dell' unica figlia di Jacopo Vitelli , così si rimase, e si riman tuttora quella terra aperta; e Cola . non potette per tali circotanze essere adoprato in quei fortilizii come dal Vitelli erasi già predisposto (13).

Alle opere, che per esso si fecero aggiungeremo infine, che fu con suo parere, e disegno eretto il Duomo nella Città d'Atri (14), e che fu altresì con suo progetto eretta la fac

ciata del Tempio di San Bernardino da Siena nella Città d’Apoden apula. Questo lavoro ebbe il suo principio nel 1525, e fu com

piuto nel 1542. Narra Milizia (15) che sopra la porta princi

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donna con alcuni Santi genuflessi, fra i quali è l'effigie di un

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e

Girolamo da Norcia, che viene creduto architelto delle due porte laterali fatte posteriormente. Ora si nota essere di re- ajal cente stata cretia una lunga e larga scala avanti la facciata, per 2120 la quale si ottiene un effetto tanto più magnifico e soddisfacente. Ei? A

Era maestro Cola quà venuto , come dicemmo dapprima, per a sottrarsi da varie persecuzioni, che nel suo paese natale soffriva, au ma cadde sgraziatamente in maggiori impacci e dissavventure, 16,854 poichè fwono quei tempi funestissimi alla nostra provincia per ently la tirannide , che doveasi soffrire dalla perfidia di parecchi ime fattisi capi di parte, ribellandosi da ogni obbedienza al Papa. lol Non ebbero però lunga durata , sebbene tristo e lacrimevole ne te fosse il fine, queste orribili vicende. Ad un nostro nativo avemmo la gran debito di ricuperata tranquillità; e fu questi Niccolò Buonafede da San Giusto Vescovo di Chiusi, che quà venuto Com- ait missario del Pontefice Leone X rimise le cose in buon' ordine, sciolto da quelle faccende fece proposito di voler finire quietamente la sua vita in patria , ove a decoro della medesima , ed a propria commodità fabbricò un grandissimo palazzo. Ma per dire di Lui qualche cosa m'atterrò a quanto nella vita di questo Prelato scrisse, o copiò da più antico Mss. un Pietro Buongiovanni da Recanati nel 1650, della cui pubblicazione abbiamo molta titudine al Sig. Conte Monaldo Leopardi, il quale si occupò di porre in chiaro , e perfetto ordine queste memorie (16).

Comincia esso col dire « che volendo Niccolò agitare il * suo spirito con abbellire la patria , e lasciarvi monumento di » sua persona a benefizio ancora dei posteri della famiglia, quan» tunque i Buonasede avessero in quella terra casa abbastanza onorata -» e vasta secondo la condizione del luogo, vi fabbricò tuflo » da fondamenti un'insigne grandioso palazzo lungo cento piedi » per ogni lato, e oltre alla casa propria comprate altre diecinove

case per quell'effetto, alcune ne incorporò al palazzo » altre ne demoli per fargli avanti una piazza , da dove me » nò la strada fino alla piazza antica del Castello. Quel palazzo , » che ancora sussiste su tutto fabbricato a volte e sopra alle prime

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ed

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piata,

camere

a’ordice. Buonafede più di quindicimila ducati d'oro, O centi 'go li nuovi muri, e diede compensazioni per li ponti levati, e per altre de lo stringimento delle case, quantunque in ultimo tutto cadesse a

tella vera l'entrata , lasciato un luogo nella parte posteriore delred sl'edilizio per farvi un'orto pensile, al quale si doveva andare

' a piede piano passando per la corte ; e di sotto al palazzo islaveste erano canline larghe e magnifiche, con sopra alle prime e se

conde volte camere onoratissime e belle. In un'angolo cra e sofia. abbricata una torre , overo altana secondo l'uso dei palazzi a di Roma , e solto a quella stava la camera principale vasta da brinca un lato venti piedi, e ventidue dall'altro tutta messa a grandi » rosoni d'oro e riquadri in azzurro,

ed altri convenienti colori, a al Pare tutto l'edifizio era già finito e perfetto, marcandovi soltanto imerele certe contignazioni di legno sopra alle e sale; ne

ida

Napoli a Roma, e da Roma a Bologna si vedeva altro wulo Bors" palazzo maggiore, levato però quello maraviglioso e stupendo -pruto Ciofo del Duca d'Urbino. Costava quella fabbrica a Messer Niccolò

e con maraviglia di tutti non fece nessun pelo, perchè li muri assai grossi

e lavorati con abbondanza di calce, erano tutti di mattoni dire di ben cotti, senza mescolamento d' altra disuguale materia , e in resto Praga tutti gli angoli, come sopra le porte e finestre, e sotto alle

rolle erano chiavi di ferro e robori di quercia , con che si molto assiste per sempre alla stabilità delle fabbriche.

· Perchè poi nel Castello molti ponti tirati in alto sopra le • strade andavano dall'una all'altra banda per comodità di unire ile

e quelli, che si trovavano dal palazzo nuovo fino alla

porta principale del luogo producevano molta bruttezza, il amiglia

, Fu Pescovo li fece tutti levare, e di più fece ancora tirare addiesiano a tro da una banda li muri delle case allargando la strada per digniabri 7 ta del palazzo, ma come giusto nore, e per ggire gli odj pa

onore della Terra, e a meglio illuminare quelle case medesime
Nel tempo che sì gran fabbrica edificavasi, e s’impiegavano

quei modi , che Mons. Niccolò aveva avanzati un ridonare la calma a questi paesi , altre se ne formarono e

2

e quietate

ngioranzia

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case

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palzi,

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Quel punt per essa molti

pra alle par

Tom. II.

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prima e poi, le quali avevano per principale oggetto il culto e la carità ; ed è cosa dall'esperienza contestata, che più i popoli sono afflitti da pubbliche calamità, e più la loro fede li chiama a dimostrazioni devote. Furono la maggior parte dei secoli già da noi trascorsi , e quelli che ora andiamo scorrendo ripieni di miscric , le quali l'une all' altre celeremente si succedevano : e più queste infierivano, e più il fervore nasceva ne' popolani per reprimerle coi mezzi della preghiera , e con opere pietose, su fra queste degna di grand' encomio la cura che s' ebbe onde aumentassero in numero ed in ricchezza i Monti di Pietà eretti poch’innanzi in Italia. Fabriano su de' primi luoghi fra noi in cui ebbe effetto questa pia istituzione, e ne deve molta gratitudine ad Elisabetta Gonzaga Madre di Francesco Maria 1. Duca d'Urbino la quale siccome d'ogni opera virtuosa era indefessa prornovitrice così volla anche direttamente cooperare all'aumento d'una fonda zione di recente ivi avvenuta (17). Reggeva fino dal 1287 in quest'istessa città la Chiesa di San

butuled Biagio, e trovandosi già prossima a rovinare, fu nel 1531 che Superiori de Monaci di Camaldoli congregati in Ravenna ad og: getto di provvedere all'utile della loro comunità deliberarono, che la detta Chiesa di San Biagio si rifabbricasse, e forse pel poco al tendersi alla solidità di quel lavoro ( all' opposto della maggio parte ) resse breve tempo, poichè m'accadde di vedere che ne 1637 si venne ad altra costruzione. (18) Guarnieri, Martorelli Compagnoni fanno risalire al 1567 l'erezione della chiesa di no stra Donna della Pietà in Osimo concorrendo nella spesa i Cilta: dini pel culto, ch'essi prestavano ad un'immagine , che prima ve neravasi extra maenia.

Taceremo per ora di più Chiese, che si edificavano, o a miglior forma riducevansi , come quelle , che non hanno imporlanza pel disegno, nè merito di vastità, o di costruzione, riserbandoci a citarne alcune che più innanzi si eressero, le quali possono esse re di modello a coloro, che pregiano la buona architettura.

Prima però d' inoltrarmi a parlare specialmente di quegli

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