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mpale Camerino avvenuta l' anno 1550 (19) per cura del dei servis vescovo Berardo Buongiovanni. Di un bell' ordine dorico è dedo rice arata la fabbrica, e meglio se ne scorgerebbero gli ornamenti , sucedera

& quest' edifizio al pari di moltissimi che vedonsi in Camerino , ne' 171 mon si fosse costrutto con pietre tenere e frangibili, che con l'anere pietrar del tempo hanno perduta quasi ogni traccia d'antico scalpello.

Ebbe rinomanza di valente cultore delle tre arti in questo pedi Picta neco Pietro Paolo Agabiti di Sassoferrato (20), che alcuni pretenEsra ni i dozo avesse sua origine nella Terra del Massaccio, ma in questo = gralitucing bogo non nacque , e soltanto la sua famiglia vi

prese domicilio uca d'l depo avere per lungo tempo abitato la Terra di Rotoscio Feudo =a propa di Conti della Scala di Fabriano, che in allora nomavasi Serra Sturgi, d'una fame si ha da una pergamena del 1459 esistente nell'archivio 'Arcevia

. Vuolsi che col disegno dell' Agabiti si fabbricassero le La Chiesa di kegie del cortile della casa che fu dei Saporiti di Sassoferrato ,

nel 151 delle quali oggi non rimangono che pochi archi, e un tal lavoro
Ravenna a lose a lui lo allogò un Saporito Saporiti , che dopo essere stato
Beliberarco abbate Commendatario di Sitria , e di Santa Croce fu Tesoriere di
orse pel phaça Clemente VII. (21). È quell'opera di elegantissima struttu-

, e vedesi in essa un'architetto , che si sforzava di condurre
farle a quella perfetta armonia, che formava il pregio principale
e alcuni artisti suoi contemporanei.

Poco prima dell'Agabiti , credo nascesse Ascanio Condivi da
1 Lipatransone, il quale vuolsi dai cronisti piceni (22) che professas-
Te l'architettura, ma nè di questa , nè delle due altre arti libera-
K, a cui qualche scrittore suppone attendesse , (25) lasciò opera
Peruna, ed inutili furono le ricerche, che si fecero per rinvenirle.
Lh'egli in consorte una Porzia Caro nepote del chiarissimo An-

Caro, e fu discepolo del divino Michelangelo Buonarotti,
4 cui godette l'amore e la confidenza in modo, che ne scrisse la

e la rese pubblica dieci anni prima , che cessasse di vivere I suo maestro (24). Reputatissimo tiensi questo libro perchè ha il

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merito di una singolare veracità ; perchè disteso sotto gli occhi dello stesso Michelangelo, ed in fine perchè scritto con infinita

pon litezza ed eleganza (25).

Correya oltre l'anno 1560, ed un Giorgio Morato di nazione Armeno preso dalla fama, in che era asceso per le sue virtù Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi da Bologna, lo invitò a condursi in Ancona ove il Morato aveva domicilio , ed ivi lo adoprò in parecchi dipinti. Non ebbe il Pellegrini appena compiuți i medesimi , che deliberò d'attendere soltanto all'architettura , ed alle for tificazioni de' nostri luoghi ; tanto più , che a quel tempo erano pochi fra noi, che con ingegno di simili cose s'occupassero, e ai esso che tanto bene conosceva la pittura riusciva meno difficile * l'arte che andava ad intraprendere, e poteva con essa ritrarre un "acer maggiore utilità (26).

Di sua invenzione a parere del Malvasia (27) fu disegnata i Ancona la Fontana del Calamo, detta oggi comunemente delle tredici Cannelle , e di sua idea altresì alquante capricciose mascher" dem ivi scolpite in metallo , e fra l'una e l'altra di esse vedevansi fi ca te gurati dei gigli a mezzo rilievo, scalpellati poi al tempo in cui săi l'in ebbe la smania di rompere quante più armi e memorie si potevai qua no. Dicesi che dietro le tracce da lui indicate si dasse fine all' in odric terno della Loggia de' Mercanti lasciata incompleta da Maestro Soe de

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Di lui altresì si credono in Ancona varie fabbriche, fr questo il nobilissimo palazzo dei Ferretti agli Scalzi; anzi si agrid giunge, che questi Signori furono verso di esso amorosissimi. She giudicano poi di quest'artista molti ornamenti di porte e finestre i tuo in diverse alitazioni ; se non che taluni di essi sembrano di Maestro del differente, come ben’ avverte l'autore della guida d’Ancona (29) caps Forse alcuni sono opera del Sangallo, ed alcuni anche del Paciotto, il quale disegnò pure d'architettura civile, lo che sappiamo specialmente dal Caro (30), che fu suo amorevole.

Leggesi nella Felsina (31) che il Pellegrini traltenendosi lungamente in questi luoghi fu chiamato per tutto a dipingere, ad

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whiteltare , a scolpire; ma delle cose sue poche rimangono intat%, mentre il diverso genio del tempo le sfigurò. Giudicai da lui berivare il disegno del palazzo del Magistrato di Sant'Elpidio. Ne dxora la facciata un'ordine dorico. Esso è a due piani l'uno so

rapposto all' altro con logge spaziose, ed una porta semplice ed degante ne dà l'ingresso. Rimase quella fabbrica non finita ,

dal disegno che ancora ivi esiste si riconosce quale essa sarebbe lo akong

stila, e quant' onore nè avrebbero ritratto tanto l'artista, che i Citadini (52). Ed è forse di Pellegrino medesimo un grazioso tempetto a otro facce chiamato La Celeste posto lungo la via che condre a Civitanova.

Erasi già in tutt’ Italia fin da tempi antichi resa comune l'usanza di eriggere elevatissime Torri, le quali isolate si avevano per ornamento delle Città, o per segno di potenza, e di ricchezza

h i principali cittadini. Non volle Macerata essere meno delle alte, e nel 1561 si stabili che nella piazza maggiore se nè edifi

che grandemente elevandosi nè indicasse la posiziono, e crtera fama ne tempi in cui viveva Malvasia, che a Pellegrino fosse saxo aflidato l'incarico del disegno e della direzione ; ma il contoato coll' epoca , in che Tibaldi quà si rimase occupato ne' progetti delle fabbriche de palazzi Razzanti , e Floriani (33) distrug

ge l'opinione del biografa Bolognese, essendoci noto per le me-
arie tratte dal nostro pubblico archivio, che il modello di quella
ábbrica presentossi al Magistrato nel dì 21 di Marzo del 1558 da
a Galasso da Carpi, che il Givalli dice di Corsù architetto valen-
tisipo. Non è però a credersi, che l'edifizio avesse luogo in
Fiesto tempo medesimo, giacchè la prudenza de' nostri maggiori
rese cauti nel decidere se dovessero quel modello adottare ,
pare ad altra parte rivolgersi, e per meglio risolvere chiararono
a consiglio parecchi architetti , e col parere di essi sembra si
alottasse il progetto proposto. Vi fu fra questi un Pompilio di Eu-
sebio da Perugia (54), e fors' anche un Giovanni Briganti da

t'Angelo in Vado, a cui vorrebbe il Padre Orlandi (35) dare
incrito principale di quest' opera.

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da Roma quel disegno, che stimassero più adatto all'ordine e all'istituto loro. Fu abbracciato facilmente un tal partito dandone essi la cura ad un buon' architetto qual' era Giovanni Battista Guerra da Modena appartenente al loro corpo. Spedita che n'ebbe questi da Roma la pianta, nel giorno 23 di giugno dell'anno 1586 furono di nuovo escavate le fondamenta , e la prima pietra vi fu posta dal Padre Alessandro Vitali dell'Oratorio (45). È questo tempio collocato in una delle parti più elevate della città, per cui amenissima e ridente m'è la posizione. La sua forma è di croce latina, e nel mezzo invece di cupola si eleva un catino. È decorata d'ordine corintio, i cui pilastri sono senza base rilevata, ed i capi- s telli intagliati con mediocre finitezza ;

la trabeazione è poco più ai che indicata, e le quattro cappelle , che sono lineari all'ultimo hraccio della stessa croce, rimanendo soverchiamente internate e ristrette, non corrispondono nè in decorazione, nè in vastità al rimanente dell'edificio.

Noi parlammo lungamente fino ad ora di architetti, che quà sen' vennero per rendere più belle le nostre contrade; non sarà ora fuor di luogo il ricordarne uno, cha avendo tratto i suoi natali nella Marca Anconitana, si condusse da poi nello stato Veneto, dov' esercitando questa nobilissim' arte , diede prova del molto suo sapere, e se la sorte gli fosse stata propizia avrebbe in Venezia lasciato un monumento onoratissimo,

Fu questo Taddeo Taddei da Mont'Alboddo, il quale trovavasi nella Città di Venezia nel 1587 allorchè quel Senato deliberò di atterrare il ponte di legno in Rialto , per fabbricarne uno di pietra , che fosse di grande decoro alla Capitale, e di maraviglia ai riguardanti. Furono perciò eletti, come dicesi dal Sansovino (46), tre principalissimi Senatori, cioè Marco Antonio Barbaro, Jacopo Foscarini , e Luigi Giorgio, acciò ordinassero li disegni e modelli ai più famosi architetti , e sopraintendessero a tal’ anche il Taddei essere fra questi , ed è per esso grandissima lode. Ma prosiegue il Sansovino; postisi que' Senatori con grand'applicazione ad esaminare que' modelli fatti da periti, e famosi uomini ,

opera. Dovette

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TO, la vedere nel Grandi molto buon gusto, especialmente si ravvisa

elessero finalmente per il più bello, e nobile quello d'Antonio detto dal Ponte versatissimo in quella professione , sicchè ai primi

di febbrajo del 1587 si principiò a demolire il vecchio, ed a be qa gitare le fondamenta del nuovo edificio. Agostino Rossi (47) che

serisse la Storia di Mont' Alboddo , senza molto attendere a dichiarare con documenti i fatti, ch'egli và narrando, dice che il Ponte di Rialto fu eseguito col disegno del Taddei. Sia questa una prova,

che alle Storie municipali fa duopo usare molla cautela prima di me le prestar fede; giacchè vi fu un tempo, in cui gli Scrittori ebbero

più a gloria di far risaltare i personaggi, di che tessevano l'elogio, eine di quello sia la verità ; ed è per tal causa ,

che un'esame più accurato in progresso si tenne sui loro scritti , il quale ha posto in avvertenza i leggitori ; onde n'è derivato , che i fatti oggi narrati sono posti a più angusto vaglio ; e quindi può sperarsi, che le storie scritte ai nostri di siano per acquistare una migliore opinione

ne posteri, i quali avranno forse molto a che fare per tacciarle di che prevenzione, o di falsità.

Contemporaneo al Taddei viveva in Ancona un Jacopo Fontana, il quale professando anch'esso architettura, scrisse sù qnest’ arte più ed una fra le altre sul porto d'Ancona, la quale nel

1588 dedicò al Pon!clice Sisto V. e fa ora parte della Biblioteca we in Vic Vaticana (48).

Un'altro ne viveva reputatissimo in Macerata, cioè Stefano

Grandi di detta città che servi il Card. Costanzo Boccafuoco da to dete Sarnano, allorchè diedesi egli a fabbricare nella sua patria il Con

tento de' Frati Minori ( al cui corpo appartenne anch'esso ), impiegandovi la cospicua somma di quindicimila scudi (49). Que’ pochi avanzi , che ancor rimangono di questa fabbrica, danno a di

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qualche ornato di finestra , che ancora esiste.

Era prossimo al suo terminc il secolo attuale , e Tarquinio Jaconietti ( che alcuni dissero di Macerata, ma che i più vogliono di Recanati ) (50) figurava frà quanti esercitavano l' arte del getto i più eccellenti, e nel tempo stesso praticava pur anco l'architetura,

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