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de Pazzi, e l'altro il transito di San Giuseppe nella sua chiesa :

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Sayyide subito Pietro delle buone disposizioni del Palombi , pero de

Chiesa di San Martino ai Monti figurante Santa Maria Maddalena 290 Cortona , il quale per frastornare tutte le idee fino a questo punto medi, de ricevute , disprezzando il serio studio introdotto , e stato il fon- dedi.com damento della scuola dei Caracci, con un sistema' tutto proprio de pe venne a separare quasi l'invenzione dalla composizione; badava indirme egli assai più alle parti, che dilettano la vista, come sono la con- mblico troposizione , e i contrasti de’ membri nelle figure, ed introdu- ja cendo il costume di riempire i quadri d'una folla di figure con- x selosarvenissero , o nò alla storia , si opponeva in tal modo alla pratica peretta lodatissima degli antichi Greci , che usavano mettere nelle compoli sizioni poche figure, per non portare confusione, e per renderupa più visibile la loro perfezione. I Cortoneschi al contrario ne intro dussero molte nelle storie , acciocchè le imperfezioni del disegno da Tor fossero meno palesi. Questa scuola , che non aveva per iscopo prisma l' investigare la perfezione , e si contentava di dare in tutte le parti dell'arte un'idea sufficiente per distinguere una cosa dall'altra , ben presto, e facilmente s' estese moltissimo in Italia , ed in conseguenza confermò il principio, che la perfezione si rende nota, e stabile a pochi, ed ordinariamente non si rinviene mnia con mercede gli artisti.

Uno de’ primi , che so, accostasse, al Corlona , è noto fosse un Domenico Palombi da San Severino , e non Bartolomeo , come chiamò Lanzi copiando l’Orlandi, ed il Titi (11). Richiesto costui dalla Corte Romana in qualità di Cantore della Pontificale Cappella , lasciò Vierna ov era per questo medesimo fine al servigio di Ferdinando III. (12). Giunto nella capitale del mondo cattolico , soddisfece beni tosto al genio , che aveva alle arti, e procurò di rendersi familiare al Cortona, la di cui sama suonava a quei specialmente per i lavori , ch' eseguiva nel Palazzo dei Barberini. lochè fattosi sollecito d'educarlo all'arte, non passò molto tempo, che divenne uno de' suoi migliori discepoli ; Lanzi pei due quadri, che si vedevano già in Roma

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questo quadri, che al dire del lodato scrittore, avevano un'impasto si bello di colorito , e cosi scelte , e delicate v’apparivano le figu

per cose del Maestro si sarebbero aggiudicate (13), Dobbiamo pertanto maggiormente dolerci , che tolte quelle opere

al pubblico, se ne sfano sostituite delle meno meritevoli. Del meLe desimo pittore Palombi ha Sanseverino un abbozzo con un' Assunta, di fata ebe gelosamente conservasi dal Sig. Domenico Valentini amatore and all di oggetti d'arte, e caldo estimatore di tutti coloro che onorarono

la di lui patria.

Al Palombi fn compagno un Antonio Caldana di Ancona. intrari Trovavasi esposto un suo gran quadro nella sagrestia di San Nic

del al cola da Tolentino in Roma con una storia del Santo , ed era trapei piosissimo di figure (14), ma non tutte , come dicevami chi lo bare is a vide , opportune a spiegare l' assunto intrapreso, e a dichiarare

l'argomento ; poichè per disporre chiaramente l'intelligenza di chi mira una pittura , deve questa avere una forza di espressione, c

tale movimento nelle azioni particolari delle figure principali, che perte de dir al primo sguardo dimostrino il fine, cui la pittura intende.

Anche un Piccinini d'Ascoli fu seguace del Cortona ; la tela colla Natività di San Giovanni Battista , che di costui vedevasi in patria nella chiesa delle Monache Benedettine di Santa Maria delle Vergini , si grandemente lodata da Lazzari, e da Orsi(15),

, apparve agli agenti dell' Italico Governo degna di decorare le reali gallerie di Milano , e colà la trasportarono's considerandone il pregio in relazione al tempo , in che venne eseguita.

Era ben da supporsi, che col sistema introdotto dal Cortona maggior parte de' suoi seguaci ed imitatori, non avendo ingegno uguale al maestro, avrebbero condotto l'arte alla sua maggiore decadenza : del che non avvedendosi gli scrittori andavano encomiando i pittori de' loro tempi additandoli come modelli di

sapere e di perfezione. Il Cavalier Giovanni Marini cantava poeticamente le lodi di un Lucillo Gentiloni da Filottrano (16), del quale forse, stante la sua mediocrità, è dispersa e dimenticata qualunque opera; di lui altro non seppi, se non che fu nel numero dei Gentiluomini

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di Camera di Cesare d'Este Duca di Ferrara, che lo spedi Ambasciatore alla Maestà di Ridolfo II. d'Austria, e che con esso viveva il fratello Graziano, il quale prima su Castellano di Ferrara, e quindi Duce della Soldatesca Estense (17). Notizie, che

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nulla coincidono con quanto di lui scrisse il citato Marini intorno al pregio nell'arte del dipingere.

Lo storico Abbondanzieri fra i pittori, che si resero più celebrati in questo tempo in Arcevia , ricorda un Cesare Conti, e con questo un Mannelli Flaminio, ed un Benedetto Evangelisti, come quelli, che dipingendo nel 1668 il teatro della loro patria , fecero conoscere la loro perizia , ed il buon gusto in questo nobile esercizio (18).

L'anonimo Camerinese esalta un Cavalier Valerj, ed assegna qual' esempio del di lui merito i due quadri, che da costui si secero in patria per ornamento della sala municipale, opere, che 1.5 anderebbero con più ragione dimenticate , che lodate (19).

11 Titi in fine nella sua discrizione delle Chiese di Roma nomina un Filippo Micheli parimenti di Camerino ; espose question et de nella Chiesa dei Santi Bastianello, e Buonaventura la tela colla pre Concezione, e nell'altra di Santa Maria di Loreto i quattro quadrille sottostanti alla cupola della Cappella del Crocifisso (20); opere

che nel loro insieme mostrano quanto decadessero i pittori, allorchè rinunziando ai fondamenti stabiliti nella scuola dei Caracci , si erano dati invece ad un dipingere , che troppo dalla verità , e dalla perfezione si allontanava.

Considerato sino a qual punto l'arte della pittura a grada a grado pervenisse fino ai Cortoneschi , sembrami qui luogo oppora la tuno di tenere qualche parola prima di quelli della nostra provineia, che all'arte del miniare attesero ; poscia degli artefici, che si diedero a quei modi di dipingere , che non interessando in certa tal guisa la mente, ed il cuore, riescono però gradevoli alla vista, cioè di quelle dipinture , che particolarmente si chiamano di genere, le quali comprendono i paesaggi, fiorami, le frutta, ed altri tali ornamenti

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della natura fere nelle fisonomie, e per scoprire i sentimenti dell'anima.

All'arte dunque di miniare diresse le ultime fatiche una Giovanna Garzoni nata in Ascoli nel 1600, avendo da prima maneg

giato il pennello in opere, che occupando più l'animo , accordano che per si anche un merito più distinto all' artista. Saggio della primiera sua inturo alpi inclinazione all'arte, e dell'ottima riuscita, che da essa potevasi

attendere, è la tela con una sacra Famiglia compiuta nella verde età di sedic'anni , c posseduta oggi dall'Ascolano Sig. Giacomo Galli. Questo è il quadro, che si fece a noi conoscere dal chiaris

simo Cantalamessa (21) dipinto a olio, e di sufficiente dimensione ; co perante pochi altri potrebbero rinvenirsi, mentre essa presto cangiò ma

niera dedicarsi invece tolalmente alla miniatura , dalla quale consegui onore, e larga mercede.

In Firenze, ove da prima si condusse, stabili specialmente la sua fama ; imperocchè ammirata la virtù di questa donna da Cosimo III. fu ad essa concesso fuor dell'usato, di copiare in mi

niatura l'imagine di Nostra Donna della Seggiola, che male a prois di Beposito serisse il Crespi essere stato quel dipinto comprato dopo la

morte del detto Principe Cosimo (22). Piacque tanto questa copia , che gli procurò in seguito l'incarico di moltissimi ritratti della Famiglia Medicea, e de’ Signori di quel tempo, per mezzo de' quali, come notano l'Orlandi, il Lanzi, e l' Orsini potette unire insieme un ricco valsente, acquistando specialmente molti luoghi di Monte in Toscana.

Sul qual genere di dipinture verificavasi nella Garzoni quanto disse Kotzbue nel suo viaggio in Italia » parlando dell'Angelica Kaufman, cioè, che le femine sono atte particolarmente a dipingere ritratti, mentre hanno dalla natura una specie d'istinto per leg

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Nel mese di maggio del 1630 lasciò Firenze, e andiede a

a jtentarvi anche maggior fortuna, poichè per quanto questa assista , non si abbandona mai il desiderio , e la smania di averla maggiormente amica. Trovò a Napoli nel Duca d'Alcalà Viceré di quel Regno un valevolissimo protettore, e vi diede saggio della sua abilità per il detto Signore esclusivamente. Non è però a

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tacersi , che in mezzo agli onori che riceveva nella Corte di tanto elevato personaggio, ella non dimenticà mai i forti debiti di gratitudine , che aveva in Toscana in special modo verso il Caraliere Cassiano del Pozzo uno de' più distinti lelterati della Corte

oltre il tenere con esso epistolare corrispondenza , volle anche fargli dono d'un grazioso quadretto con San Giovanni Battista , direttogli a Firenze (23).

Stanca di più rimanersi a Napoli , e più ancora di condusi da un paese all' altro d'Italia, come aveva fatto quasi fino a que sto tempo, e già ben provveduta di quanto poteva occorrergli per menare una vita comoda ed agiata , stabilì la sua dimora in Roma, ed ivi non più per guadagno, ma per amore all' arte continuo ne consueti esercizi di miniatrice, e vottenne tanta fama , che meritò venisse la sua esligie ritratta da Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato (24)

Fų in questo tempo , che educò alla miniatura il suo concittadino Jannella, ma con esso non mostrossi sì virtuosa , come gli Scrittori Municipali la decantano , e noi già ne dicemino a suo luogo le cagioni.

Fattasi amantissima dell' Accademia di San Luca donò alla medesima un libro di miniature in cartepecora, disegnate a penna, e quindi colorate ; di queste particolarmente parlando il chiarissimo Misserini (25) avvisa, trovarvi tant esattezza ne fiori, che vi ritrasse, vaghezza, e leggiadria nelle farfalle, veritü nelle frul

e la vita degli animali si espressiva , che nulla lasciano a desiderare in questo genere. Non

paga di questo dono volle anche soccorrere di sue sostanze l'Accademia, e venendo a morte nell'anno 1670 la fece erede di quanto possedeva. Per tanta beneficenza fu riconoscente l'Accademia alla nostra Garzoni erigendole nella Chiesa di Santa Martina un monumento in marmo col ritratto dipinto, dettandone l'onorevole epitaflio Giuseppe Ghezzi suo concittadino in allora Segretario dell'Accademia medesima , (26) e del quale ayreno fr non molto a tenere discorso. Annoverò Ridolfi (27) frà le don

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