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minacciarano di NUOVO, ristabili i primi e fortifico i secondi con tre speroni, che loro mise a ridosso. A tal' assertiva non consentirebbe Vasari , il quale si fa a raccontar la cosa in modo ben diverso, e sono talmente spiegate le circostanze ch'egli assegna, per avvalorare i fatti che narra , da non poterne dubitare : tanto la verità vi apparisce limpida e pura. Comincia esso (4) a dire, che giunto l'anno 1526, quantunque prima non avesse ma fatto segno di rovina la Chiesa di Loreto, s?

aperse

di maniera che non solamenle erano in pericolo gli archi della tribuna , ma tutta la chiesa in molti luoghi , per essere stato il fondamente debole e poco addentro. Clemente VII. adunque mandò Antonio da Sangallo a riparare tanto disordine , e giunto ch' egli fi a Loreto, puntellando gli archi e armando il tutto con anime risolutissimo e da giudizioso architetto, la fondò tutta , e rin grossando le mura ed i pilastri fuori e dentro le diede bella for ma nel tullo e nella proporzione dei membri, e la fece gagliar da da poter reggere ogni gran peso continuando un medesim ordine nelle crociere, e navate della Chiesa con superbe modi nature d'architravi sopra gli archi, fregj e cornicioni , e ren dè sopramodo bello e benfatto basamento dei quattro pilastri grandi, che vanno intorno alle otto facce della tribuna che reg gono

quattro archi , cioè i tre delle crociere dove sono 1 cappelle, c quello maggiore della nave di mezzo ; la quale opera merita certo di essere celebrata per la migliore che Antonio si facesse giammai.

Dopo questo racconto che io trascrissi parola per parola, dallo sua schiettezza e semplicità potrà ognuno trarre valevole argomento per credere piuttosto a Vasari, checche se ne dica nella carta da me cilata , e da coloro che scrissero prima e dopo Vasari medesimo, i quali sono per lo più discordi nella narrazione di questo fatlo, ed il dubbio loro fa sì, che nel ragionarne debba sempre prevalere la fede in colui , che i fatti espone con una certa maggior franchczza ed ingenuità.

È però fuor' di dubbio, che prima che Antonio di Sangallo quà si

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finida Imola (5).

mardi 1

fo

Superbe pelli altresì, che Bramante encomiarono come uno degli archi

teazioni del Papa, io mi terrò alle parole medesime di Vasa

sosino si fecero da poi, il che mczlio diremo a suo luogo

ti risalti doppj, i quali ornati da pilastri e capitelli scolpiti 2012 portasse , eranvi stati due altri architetti che figurauo anch'essi DO OS come direttori di que' lavori, e che se non vi furono inviati a

Torerder più solida la fabbrica ( perchè ancora non se ne rilevava eşli e debolezza ) furono certamente adoprati per disporre e dirigge

re gli ornamenti, che in quel luogo si facevano. Uno di questi a esti si condusse nel 1512, e nomavasi Pietro Amorosi, che penso en ales in lesse di Ascoli, in quanto colà resse lungamente ( c forse esiste andi fora ) una famiglia che portava tal nome.

L'altro se ne venne tribuna, a Loreto nel 1520 e chiamavasi Maestro Cristofaro di Simone Resse

Che di Bramante dunque non siano que’ lavori, che noi per di Passerire che ne fece il biografo Aretino, dicemmo piuttosto di AntoHoc * av da Sangallo, sarà puranco vero; ma che a questo eccellente archimilta, ef letto appunto nel 1509 si allogasse dal Papa l'opera dell'esterna ziede beb zerostatura di marmo da eseguirsi con buono e ricco disegno nella

fe hjerte esterna della Santa Cappella, è provato da tutti coloro, che in sa ila storia di questa Chiesa particolarmente scrissero, e da acioni, letti più valenti dell'età sua. azaltro Dopo la morte del Cardinale della Rovere volle Papa Giu

medesimo farsi particolare protettore di questa Chiesa ; nel dore e 10 si condusse in Loreto, ed ivi meditò e risolse quelle opela quale fire

, che danno grandissimo lustro al suo pontificato.

A descrivere cosa si facesse Bramante per eseguire le in

16), non potendosi attendere narrazione che lo superi, tanto mal rele pasta apparisce esatta e precisa.

L'attuale situazione degli ornamenti di questa fabbrica si ledi torano di

presente quasi conformi a quanto Vasari ne disse, pochissimo rimarco sono que cambiamenti, che da Andrca

L'ornamento pertanto incominciato da Bramante faceva quat

buna

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pra un basamento ricco d’intagli alto due braccia e mezzo ,

sopra il quale basamento fra i due pilastri aveva fatta una nicchia grande per mettervi figure a sedere, e sopra ciascuna di quelle un'altra nicchia minore, che giungendo al collarino de' capitelli di quei pilastri faceva tanta fregiatura , quanto erano alti, e sopra questi poi veniva posto l'architrave , il fregio e la cornice ricca-.. mente intagliata, e girando intorno intorno a tutte quattro le facciate risaltando

sopra le quattro cantonale fa nel mezzo d'ogni facciata maggiore (poichè è quella camera più lunga che larga) due vani; ond'era il medesimo risalto nel mezzo, che in sù i cantoni e la nicchia maggiore di sotto e la minore di sopra venivano ad ay esser messe in mezzo da uno spazio di cinque braccia da ciascun lato , nel quale spazio erano due porte con un vano fra nicchia er nicchia di braccia cinque per farvi statue di marmo. La facciata i di mezzo era simile, ma senza nicchia nel mezzo, e l'altezza del 17 l'inbasamento faceva col risalto un'altare, il quale accompagnava auta le cantonate dei pilastri e le nicchie de' canti. Nella medesima facciata era nel mezzo una lunghezza della medesima misura, che lio, spazi delle bande

per
alcune storie

per la parte di sopra, e dient sotto in tanta altezza, quant’ era quella delle pareti; ma cominciando sopra

l'altare era una grata di bronzo di rimpetto all'al; tare, per la quale s’udiva la messa , e vedevasi il di dentro della to

e il detto altare della Madonna. In tutto adunque erano ( li spazj, e vani per le storie sette; uno d’innanzi sopra la grata, *, due per ciascun lato del maggiore, e due di sopra , cioè dietro l'altare della Madonna , ed oltre a ciò otto nicchie grandi, es otto piccole con altri vani minori per l'arme ed imprese del Papaian e della Chiesa.

Volle il Torsellini, ed il Ranzoli (7) che di questo disegno ne a fosse architetto Maestro Andrea di Niccola Savini da Monte Sansovino , che Cinelli (8) lo fa figliuolo di Domenico Contulio, ma a ivoi piace piuttosto di attenerci ai documenti estratti dagli archivj. Ch'esso qui si portasse per ordine di Papa Leone X. nel 1513 ė suori di dubbio ; ma è peraltro vero che fu sua cura soltanto quella di dare effelto, e di proseguire i disegni di già immaginati

camera,

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a rinforzare la chiesa in quella guisa, che antecedentemente indi

da Bramante, essendosi pel resto occupato particolarmente delle

culture , che dovevano ornare gli spazj lasciati a bella posta de'e dl'architetto, e si unirono in quest'opera sì bene l' uno con

'altro, e la ridussero a tal perfezione , che il medesimo Vasari

dbe a dire, non potere quel luogo ricevere migliore, e più trole la

Ell' ornamento di quello , ch' ebbe dall'architettura di Bramante , dalla scultura d'Andrea Sansovino : comecchè se tutto fosse dele più preziose gemme orientali, non sarebbe se non poco più, che nulla (9). Dal qual discorso, oltre che sommo pregio ricava

quest'opera per le lodi di tanto Maestro , deriva ancora che l'ocia da ce

pinione manifestata dal Torsellini, e dal Renzoli cede al confronto fra midi quanto ne disse Vasari medesimo, che in solerzia biografica ,

& non tutti almeno moltissimi sorpassa.

Morto Andrea Sansovino vorrebbe il Padre Riera (10) che Papa Clemente VII. chiamasse a Roma un Raniero Nerucci da

Pisa allevato nell'arte dallo stesso Andrca , e che avuto che P ebbe a se, e informatolo di quanto si operava in Loreto, lo dichiarasse architetto della Basilica , commettendogli di disporre e fuire il tutto dell' ornamento.

Al fin qui detto aggiunge lo storico, essere stato il Nerucci satuario , ed architetto insigne : ma perchè scrive del pari ch' egli wiera seco congiunto di strettissima amicizia, può esservi un şran dubbio, che l'amore che gli portava ( come timorata perso

sa era assai quell' artefice ) gli facesse velo alla verità. Non è fabbrica almeno , ne scultura in Loreto che si additi per sua ,

ed chie gaz

1 chiarissimo Morrona , che narrò pure con tanto studio e dilisenza d'ogni artefice della sua patria (11) tacque del Nerucci; al che noi deduciamo esser miglior partito il continuare in quell'ordine, che da più accurati, e diligenti scrittori si tenne; e cosi

Antonio da San Gallo dare l' esclusivo vanto d' aver cooperato

l'allema accompa

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Erano già passati parecchi anni, che la medesima Chiesa di Loreto nel suo interno potevasi dire compiuta ,

e la facciata

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7

soltanto rimaneva a farsi per quanto di essa se ne avesse di già
un'antico disegno. Il Pontefice Pio V. ordinò, che si trasportas-
sero dalla Schiavonia grossi massi di marmo, d'adoprarsi pel
dell'
oggetto, e non appena furono giunti , se nè affidò 1?

opera ad un Giovanni Boccalino da Carpi nell'anno 1569. Era costui della Famiglia Ribaldi di Carpi, ed il primo ad avere il cognome di Boccalino fu Francesco Ribaldi figliuolo di Giovanni, che il prese per sopranome di guerra. Giovanni figliuolo di Francesco fu padre del celebre letterato Trajano, che ritenne ambidue i te tra cognomi; e per non cadere in errore sli questa duplice de- , nominazione, credetti opportuno l'avvertirlo (12). Giova altre že sì il conoscere che non essendosi potuta condurre a fine da and questo artefice l' opera della facciata , fu essa ridotta poi a s! termine nel di 24 di agosto del 1587 .da Lattanzio Ventura að d'Urbino, essendo presidente di Loreto il Prelato Leonori. Tudi Erasi il Ventura acquistato molto grido per le fabbriche ese- mi guite nella Città di Parma , allorchè si trovaya al soldo di quel Duca. La sua fama poi si stabili viemaggiormente, e per questa e per altre opere, che in Loreto egli fece (13).

Ne tempi in che viveva Papa Clemente VII. fu ordinato ad Antonio da Sangallo che a perfetto livello si ponesse campo, che trovavasi innanzi la chiesa , e si formò così una Piazza, che ha un circuito di circa mille palmi, nel mezzo della quale si collocò una fontana, di

questa noi faremo parola , allorchè delle sculture, e de' getti in bronzo avremo duopo di tenere discorso. Al medesimo Sangallo hanno poi debito quei di Loreto d’avere anche immaginato la bella via di Montercale, che fu resą più agiata nel Pontificato di Paolo III., e che nuovamente si rifece in quello di Sisto V. (14).

Poco prima però che la Piazza suddetta si rendesse quale per le cure d' Antonio divenne, Bramante Lazzari aveva già immaginato la magnifica fabbrica, che attornia il piazzale, e che ora dicesi Palazzo del Pontefice, ed è infatti con tanta magnificenza e grandiosità costrutto che ad un Principe

e

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