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_tima del gusto moderno non ricomp I scene. Forse non- si porgerà orecchio a questo generale deside

‘rio, e chi sa clie non avvenga (col tempo e con la pazienza) ‘di ‘scuoprire qualche recondita ‘bellezza a questa musica 2 non riconosciuta da prima e perduta forse nel pelago de vccchiumi,

m" I da’ storici fedeli e senza permetterci al

' l Per ora intanto, ' . t ‘ cnna osservazione in proposito, dobbiam dire che il Successo‘ del

nuovo spartito di Vaccaj se non fu un mezzofiasco, fu Per 1D meno un semi-successo. - " "'""' "U. ,01’ Eppure egli è un melodramma tutto appoggiato al raro talento della Malibran; quella valentissima artista cantante è in iscena quasi sempre, e Fazione è così lunga che poteva lasciar vastissimo campo-al compositore per dare pruova, se non in principio, a metà 0d in fine, della inspiraziotie, indispensabile al buon successo delllopere d’ ingegno. mo‘ . m. Stando al primo ‘giudizio del pubblico , questa musica non ha sentore di novità, si aggira in una selva di reminiscenze, si perde in accompagnamenti monotoni ed anche triviali. B In Tuttiivolta il primo coro ed il finale delpinlroduzione si trassero un poco delîcomunc, e valsero anche al Maestro qualche applauso. ll rimo tempo della cavatma della Malibran accarezzò gli orecc i; ma se ne perdette tosto la rimembranza di fronte a melodie lnngiiitle elscolorite. Pel restante, non se ne parli: la stessa granrParia finale delPO/ier/x è tale da lasciar ben poca lusinga di risorsa a questa musica novella.

Pare che lo stile del Vacca)si appalesi troppo chiaramente di gusto un po’ rancido, ‘e ‘certamente la sua liintasia non gli sorrise per tutto il corso di questa ‘lunga, lunghissima composizione musicale. Nessuno niega al Compositore cognizioni teoriche 3, ma in nesta sua GiovamurGray cileno non si mostrano nemmeno negi accordi delle parti e nelPndattamento della mu

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(1 - s . . Gli scenar] sono discreti. i ,. _ Le vestimenta erano assai ricche. .

Basterebbe a dire qualche cosa del melodramma, ossia del libretto; ma quando lin dalla prima pagina vi si legge:

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un effetto bellissimo. . ' I I I Al teatro e nelle società di riguardo, icappellini alla igtuarda

assumono una voga straordinaria: i cappelli, in generale, sono

sempre della stessa forma, le piume sono il più ‘eletto orna

.mento: si collocano a mazzolini, metà cadenti in basso e metà

in alto: le piume sono spesso di due colori. I

Per passeggio in città, è del buonissimo genere tina redinte di raso tutta fornita di pellicceria; il raso di ogni colore è molto adottato; nulla più ricco di quella morbida stoffa che si

piega si graziosamente. 40" ‘l _ _ I ‘Le ragazze portano ancora le reticelle (resillcs ); a motivo

de’ balli con maschere, questa graziosa acconciatura del capo fu assolutamente abbandonata dalle signore eleganti. ‘vini Per le maniche lunghe, una donna che si veste bene, non può fare a meno delle manichine di merletto o di bionda, foderate di raso. iiii """ "' . ‘- Le uose si usano molto per passeggio‘, elleno debbono essere di panno di seta nera, e per la sera di raso o di gru: de lvapler. ‘t’ “H” ' llfllzll guanti debbono essere di pelle di Svezia: il color di rosa è il migliore per le tolette di riguardo.

..,. Le‘ borse si fanno di velluto. ID‘ -iii=1‘ Le collane sono decisamente aderenti al collo, come molti anni or sono; giziccliè è convenuto che tutte le mode antiche ritornino in favore. Le nubili, nell'alta società di Parigi, non portano adornamenti, non orecchini, nè collane; ma si veggono questiinverno con un piccolo nastro di velluto, il quale può essere di qualunque colore. Jlli" mi - inno mi‘ Le meritate portano adornamenti di musaico o di cammei: le forme delle collane sono ima catena, un giro della quale abbraccia’ il collo e cade sul petto. m" o: Pel guanti lunghi, le signore eleganti preferiscono spesso ‘quelli a rete, o (li tulle bianco. Mlvm’

fidi-moda il portare de’ grossi anelli di oro liscio: le dita

‘graziose sono per metà coperte ‘da questi oggetti, giacche se ne mettono molti in un sol dito. . m- "m. vw t “un Le maniche piatte’ rivaleggiano con le maniche larghe nelle ‘gran società di Parigi. Ad onta di questa tranquilla ed impassi

ile rivalità, le maniche piatte fanno grandi progressi e mostrano -di voler imperare da despote. mi‘) in». l. » "l'0 -of "Ecco una nuova moda molto antica che ritorna in favore: cella è una ‘polacca o polonaise, il cui soprabito, ch’è di tessuto leggerofgiunge sotto del ginocchio, e il disotto di raso di lun. ghezza ordinariafle maniche di questa polacca debbono essere pmlle. Iiutil‘ iii’ vii-slot ll velluto si adopera molto sopra il raso ed anche sul tulle ed‘ i colon_vi si frammischiano assai volentieri. , Gli abiti per le grandi signore si possono fornire di piume:

sono sempre più i broccati d’ oro e d’argento.

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rappresentazione del nuovo spartito del maestro Vacca)’.

sziiuq ‘al;
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_ Quale sara per essere l’ esito di questa‘ nuova Opera nelle sere successive di sua rappresentazione (se pure ella avrà sere

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Povere donne che si trovano annuuziate siccome il sesso peggiore! Quando (ripetiamo) si salta alla seconda parte e vi si trova‘.

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allora si può, inrbnonissima coscienza, trolasciar di leggere Il libretto , e commiserare la sorte del nostro melodrammatico tea.‘ tro condannato a simili aborti, e contaminato sempre da Code‘ ste tragiche buflbnerie.

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PARMA. - Per la serata di Pedrazzi si esegui il terìflîlo del TON/MINO Tasso, nel quale il giovane Valesi eccitò ad entusiasmo gli ndilori. AlPindomani dovette ripeterlo, il che pruov? Sfîllipre più quale sia stato il suo lusinghiero successo. Questo i‘ ciamo ad onore del vero, e per ismentire alcune ciarle s accìalfl a carico di questo bravo cantante dalla malevolenza o da la StOI“ ditaggine.

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1 I t il i Milano, dalla Soeieta Tlpografica de’ musici Ilalìmì’ contrada di s. “hrgheml.

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Questo Giornale ai pubblica il Lunedì, Mercoledì e Sabato: ogni |5 o '10 giorni vi ai unisce unhlppendice di Musica vocale ed istrumentale per piano-forte. Il prezzo di associazione per un anno è per Milano di anst. lire 36; per la Posta franco per tutta la Monarchia Auntriaca, lir. 44: i semestri e i trimestri in proporzione. - Le associazioni si ricevono: in Milano , presso la qui sotto indicata Ditta; nelle altre città , presso i principali Librai e gli Uffici postali.

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lo era molto giovane quando mi fu narrata la storia che mi dispongo a raccontare‘, ma ella mi colpi talmente, che non ha contribuito poco a guarentirmi dal disprezzo della nostr’ epoca per tutto ciò clfè esaltazione negli intimi sentimenti. Ecco come seppi questo segreto, che non appartiene più che a me e che ora posso divulgare, s’è vero che la morte degli eroi sciolga il confidente da ogni discrezione.

Nel 1818 io mi recava spesso nella casa della signora G... vedova e ricchissima. Ella aveva allora quarant’ anni, era ancora bellissima e non era già più civettuola. lo non mi ricordo aver trovato in alcuna donna più di benevolenza e di dignità. Ella era certamente molto spiritosa; ma una tinta di melanconia si profonda accompagnava tutto ciò clfella diceva, che alla mia età di diciott’ anni, in cui lo scherno è il solo spirito che si conosca, io non apprezzava la sua superiorità. Non fu che lungo tempo dopo ch’ io m’avvidi com’ era difficile essere grazioso quant’cssa, senza malignità nè calunnia. Ciò che mi aveva condotto presso la signora di G. .., io povero studente di legge, senza nome e senza raccomandazioni, era la mia intimità co’ suoi due figli, clferano entrati al collegio e n’erano usciti lo stesso giorno di me. La lor madre, bramando presentarli nella società, non voleva peraltro rompere le loro antiche relazioni, e sperando fare ai suoi figli degli amici de’ loro camerata, ella aveva ricevuto in sua casa quelli di cui aveva inteso a parlare con qualche elogio. Per conto mio, io trovai nell’ accoglienza di lei una grazia cosi attraente, che mi arrischiai a rinnovare le mie visite più spesso che non mi fossi promesso, e ben tosto dovetti alla mia assiduità una specie di fiducia che non parrà nè strana, nè sospetÌai quando dirò ch’ ella consisteva, da parte della signora G.., llelpincafìcarmi, siccome camerata, di consigli pe’ suoi figli, voleudo di tal guisa risparmiar loro di riceverli da una madre spesso malcontenta.

l giovani G . . . rispondevano male, in effetto, alle cure della IOFO madre; e Per €558, si elegante e distinta, era un vero rammarico di vederli affettare abitudini di cozzoui e di guardacac

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cia, non parlando essi che di cani cavalli, di vivande ghiotte e di vita allegra.

-- lo preferirei piuttosto (mi diceva la signora di G . .. ch’eglino avessero il ridicolo di que’ signorini i quali a diciannove anni si dicono già esauriti dalle passioni. g

Perocchè è opportuno che i nostri giovani successori sappiano che la pretensione di non avere ancora barba e di non aver già più capelli, non è una creazione del giorno, più che nol sia la maggior parte di quelle di cui si elevarono riputazioni ai nostri artisti, pittori e poeti. Tuttavolta la signora di G... volle combattere le spiacevoli inclinazioni de’ suoi figli, e giudicando di essi col suo cuore di donna, e fors’ anche con le sue rimembranze di donna, ella formò allfintorno di sè una riunione più intima, cui non furono ammessi che pochi uomini citati per le loro maniere, e due o tre amiche della padrona di casa graziose e belle ed amahilissime. - Un giorno, mentre eravamo a colloquio, passeggiava dinanzi alle finestre della sala il conte di W . . . militare di un valore e di un merito rari. Egli aveva perduto un braccio alPurmata, ed era già abbastanza vecchio nel servigio, per essere stato posto in quiescenza. La signora di G . . . lo vide a passare con non so quale tenera pietà, e disse tosto: - Osservate quell’ uomo la cui fredda gentilezza vi sorprende e vi agghiaccia talvolta, egli ha fatto per una donna ciò cui nessum) di voi, con le vostre espressioni deliberate e la vostra arditezza nel vautarvi di tutto, non avrebbe nemmeno concepito Pidca.

lo instai perch’ ella mi narrasse l’ avvenimento ed allora, dopo un momento di silenzio (il tempo necessario per inventare i nomi), ecco ciò ch’ ella mi disse:

u Volgono all’incirca vent’ anni da che la casa del sig. Dc Leurtal era citata per lo sfarzo delle sue adunanze. Contro all’ usanza, non era a Parigi e nel verno ch’ elleno avevano effetto. ll sig. De Leurlal possedeva presso d’Auteuil una bellissima residenza, dove erano invitate le persone le più famose. Fra quelle che vi si recavano con assiduità, eravi il conte W. . .. A quell’ epoca egli erasi di già fatto qualche riputazione siccome militare, aveva sempre avuto quella d’ uomo di spirito, ed alcune donne, di quelle che hanno illustrato il Direttorio e data fatuità a tanti Villani, cransi incaricate di metterlo in moda. lo non vi dirò tutte le particolarità della passione clfegli provò bentosto per la signora di Leurtal.

Giungo alvavvenimento di cui vi ho fatto parola. Una mattina, per tempissimo, un uomo usci silenziosamente dal palazzo di De Letirtal: si poteva indovinare ch’egli aveva avuto un se

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stra . . . . n ‘ I La signora di G... arrestossi, e con accento quasi imba

- lo ella si corresse dicendo: g . 1.5,, _.

lana- La signora De Leurtal aveva nomgiàmeliajvfardm f lo non fedi, osservare alla signora di G... che quel nome

era anche il suo; ed ella continui):

u Amelia non abbandonò la finestra fino a che non ebbe lasciato trascorrere il tempo necessario perché il sig. di W.. . avesse raggiunto il cancello del parco. Allora ella ritirqgsi; ma, sia clie la spagnoletta della finestra avesse prodotto uno stridore nel volgersi sotto alla inapo di lei, sia che il cancello del parco fosse stato chiuso con ‘minore pfecauzione del ‘solito, sia il grido d"un uomo, certo è che un rumore inusato la'colp‘i d’improvviso. Ella riapri bruscamente la finestra ed ascoltò lungo tempo; ma nulla non si fece più udire, ed il completo silenzio della notte calmo ben tosto le sue inquietezze. Venne il giorno, e quindi Fora cui si aveva l’ uso di servire la colazione. La signora De Leurtal scese per farne gli onori con suo marito alle persone che alloggiavano nel palazzo; e,)come d’ uso, la conversazione fu viva e gaia: si occuparono molto di piaceri e soprattutto della festa che la signora De Leurtal dava la stessa sei-a. Ciasclieduno si prometteva di esservi amabile e brillante, quando. d’ improvviso Antonio, il giardiniere di casa, si precipita nella sala da pranzo, emettendo ogni maniera di esclamazioni: I

-- Ah! mio Dio! mio Diol (sclamava egli) che cosa è mai cio che ho trovato la? E deciso: si metterà tutto al sacco; si signore, i masnadieri sono entrati nel parcol

- Chi si è introdotto nel parco? soggiuuse il signor De Leurtal, interrompendo i lamenti di Antonio.

- Come ,"signorel (sclamb vivamente il giardiniere) chi si è introdotto nel parco? ma, sono assassini, signore, falsari che hanno la chiave del cancello che mette nel bosco.

‘i Amelia sentissi impallidire a tali parole. Ma Antonio gridava si forte, ch’ egli richiamava tutta l’ attenzione su di sè. Il signor De Leurtal nrrestollo anche una volta ne’ suoi lamenti sregolati, e gli chiese ciò che avesse trovato di si sorprendente per avere la faccia cosi alterata.

"-_.Come, signore! (sclamb quasi incollerito il povero giardiniere) che cosa ho trovato! Ecco cib clie lio trovato.

u Ed a tali parole, egli gettò sul tavolino, davanti del signor Leurtalii,I due dita orribilineute schiacciate e mutilate. Tutti indietiieggiarono pel terrore. Amelia mandò un grido; ma tosto ella senti ch’ era sul punto di mettere a repentaglio la propria e la vita del suo amante: ella riprese quasi coraggio. Durante

il silenzio che seguì il grido d’ orrore che aveva fatto gettare la vista di quel brano sanguinoso, il giardiniere ebbe l’ agio di continuare.

-- Sì, signore (soggiunse egli), essi erano presi tra il cancello del parco, e ciò che prova ch’erauo ladri ed assassini eh’ erano entrati, e ch’ erano in molti, si è che il cancello non aveva fatto che schiacciare le dita, e che furono recise con un ‘coltello, e certamente non havvi uomo capace di questo coraggio sopra di sè medesimo.

Il signor De Leurtal considerò quel triste oggetto con cupa

, attenzione, poi volgendo uno sguardo singolare all’intorno della

tavola,“I senza per altro arrestarlo su alcuna donna, nemmeno su Amelia, egli disse con sorriso crudele:

- La pelle di queste dita è ben bianca, e queste unghie bene curate, percliè sieno quelle di un ladro: non pare anche a voi, mie signore?

Ognuna di queste parole piombo ardente ed acre nel ‘cuorediiiimelia. I suoi denti battevano l’ un contro l‘ altro, ella non vedeva più, ma le vive interpellazioni clie questa frase del signor Leurtal gli attrasse da ogni parte da tutte le donne presenti, gl‘ impedirono di lasciar nulla indovinare. Ifindegnazione degli altri servi di velo all’ onta di Amelia. ‘Frattanto il signor De Leurtal, dopo essersi scusato assai freddamente, chiese ‘ad Antonio se le tracce del sangue potessero condurre a qnaL che schiarimento.

v - Impossibile (disse il giardiniere)‘, elleno cessano a piè del cancello. un (aiuti

__ E non hai scoperto nulla di più? (soggiunse il signor De Lenna‘) nulla che possa mettere sulla. Via} un fi-ammemo d’ abito, un frustino, una chiave, che S0 IO! insomma qualche cosa sfuggita al ferito? l .

_. No, Signore, no, io non ho nulla scoperto (rispose Il giardiniere); ma una prulova ch’ erano in molti, e per conscgllenla,clli erano ladri, si e che unoha asciugato dopo il coltello con uno straccio di carta, il che un uomo solo non avrebbe potuto fare con due dita di meno ad una mano,

Osservate, ho posto quello straccio di carta in tasca.

-- Datemelo! sclamò vivamente il signor De Leurtal, ed egli impossessossi con ansietà della carta insanguinata, che gli presentò Antonio: egli la esaminò con attenzione e lungamente. Ognuno taceva, e quel silenzio era si profondo, clie Amelia udiva il proprio cuore batterie nel petto. Dfimprovvisp il signor

'De Leurtal alza gli occhi su di lei, e porgendole la carta, le

dice, senza che nulla tradisse un sospetto:

-- Osservate, esaminate, e sarete del mio parere. Ecco una piega profonda e ben segnata, ivi si è appoggiato il filo della lama, da ogni parte osservate queste due pieghe appena indicate, e sotto delle quali trovasi ancora del sangue. Non è già un coltello ordinario che si è asciugato con questa carta,egli è un piignale con lama piatta, e leggermente quadrangolare.

- Precisamente un pugnalel (sclamò Antonio) masuadieri, Giacobini, Chouansl

Il signor De Leurtal impose aspramente silenzio all‘interruttore, e lo congedo dalla sala. Amelia aveva preso la carta, e per un movimento macchinale, come una padrona di casa clie fa gli onori della tavola, essa la passò al suo vicino. Questi la esaminò con curiosità, e gettando nuovo terrore nell‘ anima della sventurata Amelia, egli aggiunse d’ improvviso:

-- Ma, evvi qualche cosa scritta sotto di questo sangue.

- Vediamo , vediamo! sclaniò il signor De Leurtal, con l’ occhio ardente e con la voce alterata. Gli si diede di nuovo la carta, e sulla sua estremità egli deciferò lentamente queste parole:

u Il signore e la signora De Leurtal hanno l’ onore d’ invitare . . . . n

Egli arrestossi: la carta era lacerata.

u Le sillabe di questa frase, letta a traverso del sangue, suonarono siccome il gelo della morte all’oreccliio di Amelia. Il signor De Letirtal spicgazzo la carta con orribili: violenza, ed

appalesando allora per la prima volta tutta la tempesta dell’anima sua, egli si rivolse a sua moglie, e le disse con voce feroce:

- Ebbene! signora, vedremo quale de’ nostri invitati mancherà alla festa di questa sera.

i Egli usci, e tutti lo seguirono in un silenzio sospettoso. Amelia resto sola, e per la prima volta ella ardi osservare l’orribile oggetto di accusa. Essa lo guardò (d’uopo è dirvi tutto ciò clie una donna può osservare nel suo amante) e riconobbe quelle dita alla bellezza delle unghie che suo marito aveva si

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bene veduta, essa le riconobbe. Ella era sola, e le portò seco. n A questo punto la signora di G. .. arrestossi oppressa dal

terrore del suo racconto. (Lunedì il fine)

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La madre di Napoleone soccombette nella uotte del i al a febbrzqo corrente. La Gazzetta d’Angusla riferisce ne’ seguenti

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termini la notizia di questa morte:

I Roma, n febbraio.

‘r Madama Maria Letizia Bonaparte, madre di Napoleone , è morta questa notte ad un’ ora. Ella era nata il a4 agosto 1750, in Ajaccio, dalla famiglia Rainolini, e soggiornava qui dal i814. Privata della vista da parecchi anni C) , e forzata a starsene a letto, ella non prendeva più che una parte ben lieve alle faccende di questounondo, e non vedeva che un picciol numero dîintimi amici. Il cardinale Fesch la visitava ogni giorno, e negli ultimi momenti non ha abbandonato il suo letto. Dalla caduta di Napoleone, quella donna, clie ha veduto tutti i suoi figli sul trono, non lia ricevuto che luttuose notizie di sua famiglia.

C‘) Da quanto ne fu asserito, ella non era altrimenti cieca.
(Nola del T.)

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._, Leggiamo in un’ altra lettera: i _

u Questa donna illustre sopportava, da parecchi anni, una crudele agonia con eroica rassegnazione. Dopo la sua fatale-caduta alla villa Borghese, ella avevakperduto l’ uso delle sue gamhe, ella passava i giorni e le notti semisdrajata sur una sedia a bracciuoli. La sua società abituale era ristrcttissima; una dama di compagnia vegliava assiduamente presso di lei, ed il sig. Robaglia, suo segretario, già uiliziale della vecchia guardia , leggeva i giornali all’Augusta malata, le parlava della Francia e la faceva rivivere nel suo passato, giacché ella era morta al presente. Tuttavolta Piufiacchimento delle facoltà fisiche non aveva alterato in essa la forza morale. Madama Letizia faceva da prima provare un sentimento penoso ai pochi visitatori pei quali aprivasi il suo palazzo; la vita pareva spenta in quel corpo si magro e si debole; si avrebbe detto che il sangue non circolava più sotto quelfepidermide inaridita dagli anni e dalle sciagure, e frattanto, al nome di Francia, al nome delpimperatore, al nome de’ suoi figli, una scossa galvanica rianimava quel nobile scheletro; la donna ottuagenaria iingiovaniva; vi erano ancora de’ troni ull’ intorno di lei; v’ era ancora una voce possente sulle sue labbra, un lampo napoleonico nel suo sguardo. "

a Il a7 gennaio, madama Letizia cadde in una crisi, che allarmò i suoi divoti amici. Il cardinale Fesch fu chiamato; dopo due o tre giorni vi era del miglioramento; tuttavolta ella fu amministrata: il male addoppiò di violenza il I fehbrio; il a ella aveva cessato di viveree di soffrire; la sua famiglia, i suoi figli, doppiamente esiliati da Roma e dalla Francia, non circondavano il suo letto di morte. La donna forte, la madre di Napoleone, si è spenta nell’ isolamento e nelpesiglio; ma ella si è spenta a piedi del Campidoglio , e la campana di quel sacro luogo ha suonato la sua agonia: non vi era che il Campidoglio che potesse fare degnamente il lutto della madre di Napoleone. n

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Fare un romanzo, nulla di più facile; pubblicarlo, niente di più difficile. ,

Per comporre un buon romanzo, basta avere un suggetto nuovo, delvimmaginazione, un quintemo di carta, dello stile ed un mazzo di penne. Per pubblicarlo è d’uopo avere un editore.

Ora, un editore è I’ assoluto, èfideale, un ente astratto, fuggitivo, imprendibile, quando non se ne ha l’ uso.

Dunque voi avete fatto il vostro primo romanzo. ‘Ai vostri occhi ed a quelli de’ vostri amici voi siete romanzatore. Ma è d’ uopo che questo titolo riceva una consacrazione pubblica; è necessario che la vostra patente di romanziere sia affissa su carta gialla nei cartelloni dci gabinetti di lettura, sia promulgata nel rovescio di tutti i giornali, nella parte ulliziale degli annunzi; occorre che il vostro romanzo passi dallo stato di manoscritto a quello di volume, si classificlii nella letteratura e nel commercio; è indispensabile, in una parola, ch’egli sia stampato, venduto o da vendere.

Ora, un bel mattino, voi dite a voi stesso: - Io vado a portare il mio romanzo ad un editore; come vi direste: - Io vado a prendere la mia tazza di piccolo raflì.

Su via dunque! voi prendete un almanacco, voi notate sul vostro portafogli tutti gli editori di Parigi, e vi mettete in corsa come uno che fa le sue visite il primo giorno dell’ anno.

- Che cos’è questo manoscritto? vi chiede il primo inscritto sul vostro itinerario. ’

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‘ Questi vi saluta freddamente, prende il vostro manoscritto, lo pesa__n|ella__mano,_e dice, convoca, piena di gravita e di unzione: - Due volumi in ottavo di dneceutocinquanta, pagina} Che nome avete, signore?

-- Anastasio Dupréb

-- Non vi conosco. E egli il-‘vostro primo lavoro?

- Sì, signore.

a.» Io non istampo più primi lavori. Portatemiil vostro secondo quando lo avrete fatto : noi potremmo parlarne. Buona sera!

Voi siete‘ moltomeno lesto e gajo nell’ appressarvi Ìall’ editore N.” 3. ' ' ‘

-- Qual è fil titolo del vostro romanzo? vi chiede quest’ ultimo. '

- Un Fiore d'Autunno. »

- Huml cattivotitolol Abbiamo già le Foglie ‘Pdulunno. lo vedo che il vostro romanzo è un romanzo di genere, di pura immaginazione; ciò non mi va a grado. Si vuole romanzi storici oggidì. La cronaca è in aumento, Walter-Scott è un grand’uomo. Buona sera, signore. ' t‘

-- Diavolol dite voi, si va peggiorando. - Ad un altrol

L’ altro vi fa ancora la fatale inchiesta: ,

-- Il signore esordisce nella letteratura? i i

'- No precisamente; ho scritto ne’ giornali letterari.

-- Ahl ahl tanto peggio, tanto peggio, signor miol nulla non guasta la mano come il giornalismol Lo spirito si esaurisce nel produrre ogni giorno, I’ immaginazione divieneetica,‘ tisica, polmonare, nella temperatura del giornaletto. Nessun talento non saprebbe resistervi. Vi si prendono da prima le più cattive abitudini, quella di cavillare, di cercare lo spirito ad ogni proposito. Aspettate, io aprirò a caso il vostro manoscritto, e sono sicuro di trovare nella vostra maniera questa faticante ricercatezza delvetfetto.

L’ editore apre il manoscritto e legge:

‘(La contessa pensò che l’ ora del ballo era giunta; ella chiamò la sua cameriera, e le disse di apparecchiare la sua toletta. I

-- Voi lo vedete, signore, io non ho sceltol... Certamente voi avreste scritto ciò molto più semplicemente se non aveste lavorato ne’ giornali. Riprendete il vostro manoscritto, e se volete consacrarvi ad un romanzo, genere nel quale non potete a meno di riescire, rompete, rompete ogni patto col giornalismol Andate in campagna, occnpatevi tre mesi a non far nulla, riposatevi, rinnovatevi, e poi scrivetemi due buoni volumi; io sarb tutto a vostra disposizione.

Dopo aver salutato questo buon consiglio, voi continuate il vostro pellegrinaggio. _

- Buon giorno, signorel voi mi portate un romanzo? E egli psicologico? La vostra eroina è ella una donna inconcepita? Avete voi degli occhi fosforescenti? delle mani da statua greca? de’ capelli a spirale’! degli sguardi giallo-masi? Un appartamento è un sogno, signore, non è egli vero? Lacornice di un gabinetto è una istituzione; che ne dite [Sempre vittima la donnal sempre dilaniata la donnal sempre . . . .

Il psicologico editore parla ancora, e giù voi presentate il vostro Fioredblutunno ad uno de’ suoi confratelli che vi fa un tutt’ altro discorso.

-- Il signore comincia? Ella è aspirante di terza classe? benissimo! Il vostro Fiore è egli una pianta marina! Oh! P0ceanol non havvi altrol lo stampo attualmente La Balena, un magnifico legno a tre ponti; egli è ammirahile! Soltanto a leggere quel libro si guadagnerà lo scorbuto. Se il vostro procurasse almeno il mal di mare, egli mi converrebbe abbastanza.

Decisamente voi perdete la pazienza , voi siete rifinito dalla fatica; è tardi, avete corso pe’ quattro angoli di Parigi; non ne potete più. Ancora ‘un tentativo , per altro.

Al ballo, il loro abbigliamento è meno nero di prima: si l umispoglio riveggono le cravatte bianche: le calzette di seta bianc e furono 29 __ Mllle muse signore; io non posso riceve“; ora; sono sostituite alle nere, ed ifrac si fanno di colori a capriccio. -_

i Fortunatamente possiamo avere il capriccio di mantenere i nostri

Questa volta voi trovate un editore in vesta da camera e

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La peste solTochi tutta la stirpe degli editori! voi sclamate TE

furiosamente. Dopo domani io sarò giovine dlavvocato, maestro di scrittura, accordatore di gravìcembalL. . o piuttosto, nulla di tutto questo, ‘io scriverò dei Vaiidcvilles.

Benissimo! ma allora dovrete ricominciare in un altro gc- TREVISO. - Il x3 del corrente diedesi la promessa Stra

nere la serie delle vostre tribulazioni. niern, che ebbe nelllinsleme un successo appena discreto; ma fa. i lice oltre ogni dire fu quello parzialmente delP/llaide, signora

C A R TE G GI O Belloli, gemma, e pur troppo sula. Così toccò almeno a quel i Pubblico di gustare superiormente eseguiti tre pezzi, la romanza m Cremona, il a’ febbraio '836. e l’ aria che chiude il finale del pi‘im_o atto efluella clie termina I i I i . ‘ _ D‘ ' . I prima di chiudere la mia lettera le "y lo spettacolo, tutti sola fatica _dell artista prediletta, che interes- l glio dire che lunedì scorso si è qui veduta una sontuosissima fe- si?’ d-iiiiiiii’ commosse; e iii iiicoiiipiiiisiiia iii incesiaiiii iipliiiiiisi e sta da ballo, data dalla marchesa Orsola Trecchi al fiore della di ciiiami-iici Aiiiiiie nei ieiiziiiio iiiii primi? mio’ -iii iliiiiie ii iiiiie. città di Cremona. Era stato allestito un appartamento a bella po- Siro Belli? iili iiiiiò iiiiii graziosa iiiriiiia di lii-iopiiiii composizione’ “a, dove p di 4o Operalrlavorarono Per p di un mese. Tutto la Belloli si istinse e guido valorosaamente in porto la barca che era foggiato sullo stile gotico. ll buon gusto ed il lusso avevano davvero minacciava diiii iiiiiie piiiiii uii-iiiiiiim iioiiiiiiil e pei i-eiiOii-e gareggiato a rendere quel luogo come un soggiorno incantato. Fu e pel basso ed in gran parte per la sciagurata esecuzione del cori. numerosissimo il concorso delle persone, sebbene la sola metà . GENOVA’ i7fiiiiiiiinloi i-i Lii-iiiilip-iieiiiiiiiizioiie di leiii’ iiii degli invitati vi intervenisse. E tuttochè fra questi non mancasse iimiii dei caiiiiiiviiiii’ iii oiiiiemoiio iiiiiiiiiiiiissiiiiiii ii biiiio giiii-iide’ chi inospitalmente vi si recasse colla intenzione di trovare a che L-{i C-adiiia d ipiiara’ dei coreografo {jiiioi/iii’ liiiodoiiiibdopo i Pi.‘dire; llinonesto pensiero dovette cadere suo malflrado deluso. rlmill’ ebbefiiiie l? Se": un largo llilbulo d apElallsl be" ma’ Tutto era bello; tutto era ricco; tutto era niagiiiiliico. Non na- riiiiio’ Per iiisiiiiiizioiie e pei meccanismo’ ‘iii ii iiiieiio’ Liiicua ne" desiderio, che non fosse soddisfano prima che nauy non e Leandro, rappresentato per quaranta giorni consecutivi,incon- i Q necessità 0d opportunità, che non fosse stata prevenuta‘ noti cor- iiiò sliiiipiie’ llllle le sere rei ridere le non è dlr Poco) melicè tesla, che la liberalità degli Ospiti non Prodigiwse ai forîunafi Pre_ la spiritosa mimica della Bedolli e del Prelesi. - L’ Opera di Seflll- sol‘) fifa B CÌOlEPSÎ Clic quel soggiorno non potesse accm BUUIIU andò sempre aumentando nel favore del Pubblico. Ogni alle": maggior copia di Persone; ma gli eletti son pochi sebben nuova rappresentazioneci svelava altre melodie, altre forme dlarf molti i vocati. Sia dunque lode a chi si generosamente sia inlrat- msiiiiia‘ due splclldldl llmlll Silllleselio ‘ilepplù ad oglll sera‘ i tenere gli amici suoi, e sa incontrare il dispendio di alcune mi- L. enllislasmil prodollo dal Purlimnli ‘ll Bellini plioliuplle lerl sera filiali! di Zecchini al solo scopo di ricreare altrui. -_ Se ella saprà più vivo e più energico’ si chiese la replica deiliaiiiii dalla PliÎrollflre un Cantuccio nel suo giornale per far nota a‘ suoi lettori ifizzml e del duello del bassi’ e la sigllolia Palazzelli genlllnlellle u spopel-a llberale, lo le saprò rado come di altissimo favore ripeti‘: quella dolce ed aerea cîintìlcna: -- Vira, diletto, è in ciel ' E ' la luna, - e il Colelli e il Giordani intuonarono nuovamente

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(Estratto da vaiy’ giornali)

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g. ganci’, ooleimoxcf.

Milano, dalla Società Tipografica de‘ Classici llallalii, contrada di S. Margherita. ’

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