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Esšere Giovanni, e più angioletti piangenti d'intorno, un de' quali fa

que stato. Tal'idea l'attinse Pietro da Perugia da un antico mosaico Frammy Laiesa di San Domenico di detto luogo, e che ora fa bella com

nente di di Senta Maria in Monte San Martino diocesi di Fermo, dove ando a dipinse a tempera nel 1489 (35) molte Storie con figurine mi

mule e scompartite in quadri, e vi fece di grandezza naturale

i Santi Pietro, e Paolo in piedi framezzati da colonette dorate. figura che tentasse l' unità nel comporre Vittorio, ma che assai lieveElema o

mente l'ottenesse, è un' esempio quello di vedervi, che il Bamponais bino ch'è fra le braccia della Madre (che a mezzo al quadro della tra rimane ) fa atto di staccarsi dal seno materno per consegnare

le chiavi che tiene fra le mani a San Pietro, che se ne resta in che es un de' lati ; la cui figura, com' avvertiva, da una colonnetta è o dire divisa, e che si direbbe formasse parte separata, se simile attitunelles dine non promovesse l'idea, che l'artista volle dinotare nel

sogznosce in s getto una reciproca connessione.

Non passò appena un' anno (36) che fu a Vittorio allocata in zione e in questa medesima terra la tavola, che rimane nel maggiore altare puiko della Chiesa matrice, dove tenendo il consueto suo metodo , oltre

la figura della Vergine, dispose diversi Santi in sei comparti, e ga; dile nella cimasa dipinse un Cristo in Croce fra la Vergine, e San purtain mostra di raccogliere in una tazza il sangue ,

che scorre dal cosi fisa taticano ora demolito, nel quale rappresentavasi un agnello, che

petto squarciato versava un rivo di sangue in un calice d' oro.

Da Pietro la derivò anche Rafaelle per un suo quadro fatto per ione l' la famiglia Gavri, o Gavari di Città di Castello, che poi fu nella

non

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dal

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uesto lo

es in parsa nella ricca galleria Fech in Roma (37). Non farebbe dunque die in maraviglia

, che anche Vittorio ripetesse il soggetto di Pietro, giacchè la fama di costui era in questi nostri paesi al pari d'ogni altro luogo divulgata; ed era altresì questo Crivelli un pittore qualche volta più seguace delle maniere altrui, di quello lo fosse

delle idee proprie.

Esaminai attentamente un'altra tavola co' soliti partimenti, che in questa medesima Chiesa rimane nel primo altare posto a

Pamua

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mano sinistra entrando per la porta principale, e dubbio mi rimasi se piuttosto a Carlo, che a Vittorio si dovesse quest'opera attribuire, scorgendovi una vivacità di colorito , una finitezza rimarcabile in varie piccole storie della passione di Cristo, che sono dipinte nel grado, una naturalezza straordinaria nella testa della Sant’Anna , per cui per dirla di Vittorio non ho altro argomento, che il confronto nel disegno, scorgendosi qui una maggior durezza lineare; ma per il resto se io nel giudizio mal non m'apponessi , potrebbe ognuno convenire , che supera questo lavoro quanti altri mai egli ne facesse , e che sono giunti finora a mia notizia.

Suppone Lanzi (38), che dopo il 1490 scomparisca questo pittore dai nostri luoghi, non avenda esso ritrovato alcun quadro, che indichi un'epoca più vicina. Ma da tale ipotesi sarebbe facilmente uscito , se incontrato si fosse a vedere quella tavola, che Civalli (39) rammenta essere esistita al suo tempo nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Penna San Giovanni, e che poi fu trasportata in una Chiesa del medesimo territorio dedicata a San Bara lolommeo, ove leggevasi il suo nome e l'anno 1501 (40).

Fu contemporaneo a Vittorio, e uscì dalla scnola di Carlo Crivelli un Pietro Alamanni ascolano, che nel 1489 (41) dipinse un quadro nella sua patria per la Chiesa di Santa Maria della Carità , ed ivi per grato animo si dichiarò discepolo di Carlo. Il Lanzi (42) lo dice ragionevole fra i quattrocentisti , e tal giudizio lo stabilisce particolarmente dietro l'esame della tavola surriserita. Stà in essa effigiata nostra Donna con San Michele , San Girolamo, San Biagio, e San Niccolò. Non corrisponde in ogni figura un'ugual diligenza, come nel colore volle caricarne le mestiche, per cui le sue opere hanno del bruno e dell'infoscato. È difficile che coloro, che tracciano troppo da vicino i loro Maestri, non cadano qualche volta in difetti, che all'esagerato si accostano. Nelle arti di genio bisogna, che la natura sia guida principale, e devesi perciò rinunciare a qualunque imitazione servile, la quale non tende, che a tenere il più delle volte troppo strettamente legali gl' ingegni. Non direbbesi mai che fosse un lavoro, il quale tanto

minna

Cesta

izia.

Sura un Battista di Monte Rubbiano, e soppressa, si divise collocando

i avvicinasse al secolo XVI. quello, che l’Alamanni lasciò nel iera om aggiore altare della parrocchia di San Giacomo di Ascoli. Le rimane kure, che vi si veggono divise da colonnette dorate, sentono

dello statuino , e vi si travede un disegno poco cofielto e sten

bo (43). Per quanto il Cantalamessa (44) dica, che Pietro somigliò argazka maestro nella forza del colorire, e nell'espressiva grazia delle cor deres fgure, e nella diligenza , e finitezza , pure non può esso comenapposes. dare quel quadro, che lasciò nel Duomo di Ascoli, ove rapprequanto a santasi Santa Veneranda, o Santa Venere Vergine e Martire asco

bna , e lo crede uno de primi tentativi, ch'egli facesse nell'arisca q* a allorchè frequentava la Scuola del Crivelli, alla cui opinione cun quin axh'io non posso che consentire.

Due tavole dell'Alamanni, ov'è ritratta la Vergine, esistono tavola, a medesimamente in Ascoli, una nella chiesa di Santa Croce, e l'altra a Chica de prima era nella chiesa di San Leonardo di recente demolita , che pil si trova ora in quella dell' Angelo Custode, e sono anch'esse nel

che noi non possiamo, che annoverare fra le mediocri Sorge da tal mezzanità una tavola , ch'esiste in la di lua camera dello spedale di Santa Margherita, e vi è ritratta no(41) Hasta Donna col Bambino , e con quattro Angeletti in leggiadre e

graziose attitudini , due de quali suonano istrumenti di musica. Ed di Cori e vero danno il vedere quest'opera ridotia in si cattivo stato ,

tale che difficilmente potrebbesi farle un convenevole restauro. A non Ja suri: dissimile disgrazia soggiacque un tritico del nostro artista, che ri

base lungamente nel maggior' altare dell'antica Chiesa di San Gio:

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arebbe to

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zumero di quelle opere ,

aria delle

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10. Nale

che, per parte dei quadri nell' altra di Sant'Agostino , e nella sagre

2 (45).

Per quanto dicasi, che Carlo Crivelli tenesse per alcuni anni

scuola di pittura in Ascoli, di niuno troviamo fatto ricordo, sia ale, e che nessuno dei discepoli, che qui si ebbe', trattone l’Alamanni, la qual remisse in molt eccellenza, e si rendesse meritevole delle lodi della

toria dell'arte , sia che le memorie di costoro siensi perdute. Non è peraltro, che in quella provincia dove la fama del Crivelli ebbe

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I quale si

uno,

tanto risalto, non vi fossero dei pittori, i quali se direttamente si ha dalla sua scuola non derivarono, il che non potrei nè affermare , sala nè negare siccome privo di documenti certi , non v'è però dubbio, disia che molti lepsue maniere specialınente imitassero ; ve ne fù fra gli su mi altri che qualche parte tentò di superarlo. Il quadro no tenia che vedesi nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione suburbana in San Ginesio, può darne una prova. Fu egli dipinto da un, Fabio di Gentile di Andrea da San Ginesio (46), il quale niuno..

04. ICH potrà negare, che le tracce di Crivelli non seguisse in ispecial. modo per quello che appartenga al colorire, dove riuscì soma-,

de mamente gajo, e vivace superando il suo modello per un dise-, gno più corretto, per una movenza più franca nelle figure, e per un più largo piegare ne panni. Immaginò nel suo quadro la Vergine in trono col Bambino fra le braccia , ed alle parti i Santi Francesco, Girolamo , Caterina , ed un'altra Santa Martire , ed in aria due bellissimi putti, che sorreggono una tenda ch'è di ornamento al trono di nostra Donna. Nel gradino si vedono sparse varie frutta, che

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Nella Vergine si travede quel misto di soavità , e di grave che sente più del divino, che dell'umano ; ne' Santi, che gli fanno corona , quell' affetto reverente che al loro speciale carattere, si conviene. Finitissimi sono i contorni, e l'estremità sono toccate diligentemente. Al perfetto accordo dei colori farà ognuno plauso , e tal' armonia specialmente s' ottiene pel ben' inteso contrasto che vi fa il rosso col verde, prattica adottata con ottimo risultamento dai pittori più celebrati del secolo XVI.

Leonardo da Vinci (47) promise di darci l'enumerazione dei colori armonici fra loro, o discordanti in una pittura : ma poi ne esso adempi la promessa , ne altro scrittore di pittura, che io mi soppia dopo lui, ha indicate le precise regole generali dell'armonia

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eciale care Bonaventura, San Bernardino da Siena, Santa Maria Maddalena, a: ma pranch' esse questa tavola , son si fresche che staccate si direbbero

Tretara dal colorito. Sia lode pertanto a questo nostro artista , il quale ว afferma

Tisse prima che la pittura avesse valevoli sussidj dai precetti, che erò diten per uomini dottissimi si spiegarono , e seppe colla prattica , e con e le indon ragionevole imitazione supplirvi in modo , da farci desiderare, 1

que che oltre la riferita tavola ci si desse l'opportunità d' ammirarlo Erione suit is altro luogo, ed in diverso soggetto.

Tenne dietro alle tracce di Crivelli un Lodovico Urbani da quals es fanseverino, il cui nome se fu chiaro nelle magistrature , che in 250resse nella sua patria (48), non fu meno onorato per la prat

risù tia che tenne della pittura , e le poche opere che di esso ci per un rimangono , lo mostrano buon coloritore, e mezzano nel difigure , e segnare.

Lodano i scrittori patrii (49) l'icona che per costui si jislere nella chiesa di Santa Maria delle Grazie de PP. MM. RiforMartire, mati,

per quanto non sia a tacersi , che altri dubitino ne sia cada city stalo l'autore, stante il confronto che fanno con altre opere sue.

questa ricca d' intagli dorati , il fondo è tutto graffito in oro, ad altrettauta dovizia si scorge nel tabernacolo , e nel grado parimenti da lui ornati con piccole istorie. Nella parte superiore della tavola figurò nostra Donna seduta col Bambino in grembo,

ed ai lati diversi cori d’Angeli , oltre ai Santi Gio: Battista , Francesco, ed i due Vescovi Severino , e Lodovico.

Nella parte inferiore dipinse in mezze figure la deposizione Lui, de Croce, la Vergine addolorata , San Giovanni Evangelista, San - 300 ton pe Santa Caterina. Nel grado la cena del Signore, Santa Lucia ,

Sant' Elena, Santa Cecilia, Santa Barbara, Santo Stefano , Sapla
Agata , San Lorenzo, ed altri Santi. Quest'opera faticosissima fu
per esso eseguita circa il 1463 con molta finitezza, meno che
te contorni delle figure, in cui si tenne alquanto al secco
vel colore fu così vivace , che diverse frutta , le quali ornano

uadro h parti

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e

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, dll' albero nella stagione più bella. Fece uso della porpora ,

questo suo colore non diede nel paopazzo , come in molte pilture

e

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