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zagine la nau llette Ridolfi, per essersi ridolto a condurre gli anni suoi miTa Pentas laggio per l'interesse pecuniario, lasciando ai suoi figliuoli nel iddi che la quale avendo aperto casa in Recanati, fu dai Fiorenzi di Osia marcamo invitato a figurare in una tavola l'incontro delle Marie al - sadou il ogn una di aver prescelto la terra di Castelfidardo per 'suo do

Agostino , ed Annibale Caracci , 'sebbene insieme allevati al disegno, e cresciuti nell'arte co' medesimi studj, tuttavia in quante sono le parti della pittura', ed in quante queste si suddividono da chi abbia di essi intcra cognizione, si trovano differentissimi.

Dopo alcun tempo da che Claudio trattenevasi in Corinaldo e sepa pri gli venne volontà di rivedere il 'Padre', e gli amici, che' aveva

in patria ; vi andette ma per poco, stimolato dalle continue pre

ghiere della Moglie che il richiamavá; tornato perciò a Corinalmerito piando non pensò più a scostarsene, anche per il molto profitto che raccoglieva colle opere sue comme

amessegli e in delta Cilià, e nei luoghi vicini. Per una sua tela, che spedì ai Frati Mmori Osvrebbe tronservanti di Montenuovo ottenne cinquecento scudi di mercede,

che sembrarongli così scarso compenso, da fargli credere di aver Sazio se condotto quel lavoro quasi per elemosina. Questa sua dimora busto ide nella Marca fu di qualche pregiudizio al suo nome

come rigliori fra lo strellezze d'una mediocre terra. N'ebbe però vanestan rela 164 in cui morì ottuazennarío, un largo, e dovizioso censo (23).

Allorchè tanti artefici valenti vivevano fra noi, godeva riputazione non minore degli altri il Milanese Girolamo Sesti, il Calvario, da collocarsi nella loro Cappella gentilizia nella Chiesa di San Francesco : opera che ora più r'on esiste , e ci toglie ogni mezzo di dire fin dove ascendesse il di lui merito (24).

Non è però così d' un' Ernesto Schaychis di nazione Fiamminga, il quale lasciando molte opere 'nella provincia , indicò in

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micilio. Tre suoi quadri diconsi essere in Filottrano, e fra questi è lodevolc quello, ch' esiste nella Sagrestia della Chiesa della

rappresentante la decollazione di San Giovanni Battista. Colse il pittore quel momento ,

in cui il carnefice presenta la testa del Santo di fresco staccata dal busto ad Erodiade, la quale

cedendo ai naturali movimenti dell'animno, esprime disgusto, e ribrezzo. Occupa il sinistro lato folto numero di Spettatori compresi anch'essi da compassionevole sentimento alla vista di si miserando spettacolo. Nella parte superiore del quadro vedesi la Vergine con attorno una corona di Angioletti postivi quasi per mitigare l'effetto di questa scena lugubre (25). Era costume di tal' artefice il colorire con vaghezza, il disegnare correttamente, e soltanto considerasi alcuna volta manieralo per il suo piegar de' panni.

Castelfidardo conserva dello Schaychis una tela nel maggior vad Altare della Chiesa de' Minoriti. Un'altra colla Vergine, e dalle a ula bande parecchi Santi ammirasi nella Chiesa rurale di San Giovanni di Colleluce diocesi di San Severino, ov'è indicato l'anno 1626 (26); finalmente per la Chiesa de Francescani di Caine ! rano dipinse il quadro colla natività della Vergine.

A dimostrare perchè in quest'età principalmente sorgessero più persone di merito, crediamo opportuna l'osservazione , che allora avevano più genio, e volontà di far cose maravigliose, da perchè più si stimava il buono , e si comendava la virtù, la presunzione , la viltà. Decaddero però le Arti come le leltere, giacchè neppure gl' uomini di merito distinto convenivano fra loro, mentre si giudicavano degne di lode le antitesi argute, le vuote declamazioni, i falsi colori, le acconciature lascire, 01 le forme esagerate , la freddezza de' moti nelle figure ; oltre di che per sostenere un carattere di moda , si omise la grazia, per non cadere in affellazione si lasciò la certezza , nelle forme con tanto studio ricercata dagli antichi. Deve quiridon di concludersi, che se alcuno ancor rimaneva , il quale conservasse merilo, e valore, ne sapesse accomodarsi al gusto nante trovandosi isolato , e senza compagni nei medesimi principj, non poteva mai oltenere , che le Provincie sperassero ,

ed attendessero un niglioramento nell' arte.

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(1) Malvasia. Fels. Pit. Tom. II. pag. 15.

Scrisse Giovanni Battista Passeri, che invece del Roncalli doveva essere la cupola dipinta dal Caravaggio, al quale però

era destinato a compagno Giovanni Francesco Barbieri detto il Guertela nacino da Cento. Jacopo Calvi diligentissimo scrittore delle notizie in

torno alla vita, ed alle opere de Barbieri ( Bologna 1808 ) esclude
assolutamente ciò, che su tale argomento dal Passeri viene riferito.
(2) Baglioni op. cit.

Malvasia op. cit. Tom. II. pag. 301.
(4) Così ne assicura il Baldinucci Tom. XIV. pag. 69.

Calcagni Stor. di Recan. pag. 257.
Angelita Giov. Francesco pag. 33.

Dice Calcagni che il Giacometti dipingesse diversi quadri
a olio per parecchie Chiese di Recanati, e Baldinucci ( Tom. ix.
pag. 291 ) vuole che dal suo pennello uscisse una buona tela colla
cena di Cristo, che fu pel refettorio dei Padri di San France-
500 della terra di San Giusto. Anche nella Chiesa della Confra-
ternita della morte in Osimo rammento aver veduto un San Carlo
dipinto lodevolmente.

(5) Anche Lanzi conviene nel mio avviso , ed aggiunge , che
poco ivi attese alle buone regole di prospettiva.

(6) Lenzi op. cit. Tom. II. pag. 180.
(7) Calvi. Memorie della vita di Francesco Barbieri

op.

cit. Essa rimane nella Chiesa dedicata in Ancona alla mede

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(8) Lanzi ritenne che questo fosse lavoro del Roncalli; ed atlesa la diformità degli stili da questo Maestro praticata con lui converrei

, ad onta, che il Talpa nelle sue Memorie Mss. dell'antica, e Nuova città di Settempeda Lib. III. pag. 309 voglia sia opera di Guido Cagnacci; e Francesco Diamantini di Fossombrone, che lasciò una memoria dei quadri da esso considerati nel 1708 in S. Severino lo giudicasse di Lodovico Caracci, al qual parere s’uniformarono i pittori Cav. Carlo Labruzzo, ed ultimamente Filippo Bigioli. (9) L'Astorri pubblicò un' Opuscolo sul moderno encausto

Requeno D. Vincenzo. Saggio sul ristabilimento dell'andica, arte dei Greci, e dei Romani pittori - 1. ediz. Venezia 1784 Nella seconda edizione di Parma del 1787 è prodotto il citato

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Venezia 1784.

discorso del Cav. Lorgna.

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Nel 1806 fu stampata in Roma un'appendice a questo libro. Fu anche stampata in Bologna nel 1785 una lettera del Requeno diretta al Cav. Lorgna sulla cera punica adoprata nei colori.

Caylus Mons, le Comte , et Mons. Majault. Memoires sur la peinture à l'encaustique, et sur la peinture à la cire Geneve 1780.

Tomaselli Giuseppe. Della Cerografia - Verona 1785.

Fabroni Giovanni Derivazione, e cultura degli antichi abitatori d'Italia. Pensieri Firenze 1803

Tingry. Trattato sulla pittura all' encausto Ginevra 1803.

(10) Estratto dall'Osservatore Veneziano Relazioni, ed esperimenti d'arte operati da Antonio Bojard de Volo nel Patriarcale Palazzo di Venezia il giorno 29 marzo 1825 alla presenza di Sua Ecc. Revña Mons. Ladislao Pirker Patriarca, ed altri distinti personaggi.

(11) Baglioni op. cit.

12) Baldinucci Tom. VIII. pag. 377.

(13) Nell' incendio, che soffrì la Chiesa ed il Convento nel 1799' il 'detto quadro si perdette.

(14) Prima che si riedificasse il nuovo Duomo eravi anche dipinta dal Boscoli una intiera , e spaziosa cappella. (15) In questo quadro lasciò'scritto

Cristofaro Allori detto il Bronzino nacque in Firenze nel 1577, e vi morì l'anno 1621 ; fu prima discepolo di Alessaudro suo Padre, quindi di Luigi Cardi, e secondo l'Orlandi anche del Cav. Cigoli,

Narra Fiisoly , che assai rare sono le opere di questo pittore, e ciò attesa un'estrema incontentabilità, ossia vizioso desiderio della perfezione, non trovando Cristofaro la mano ubbidiente alla somma sua intelligenza nell'arte, e perciò terminando pochissime opere. Malcontento dei modelli, che non offrivano, com'ei bramava l' espressione , ed il movimento delle figure di sua composizione , alteg. giavasi egli stesso, e pregava certo Pagani a disegnare le sue attitudini , e lavorando cancellava senza fine, e soventi volte a forza di cercare di migliorarli, guastava i suoi dipinti. Al pari del Pagani dovette essere chiamato al med. uflizio anche il Boscoli, che al dire di Baldinucci, ebbe più volte anche a somministrargli irtieri disegni , mentre vedeva non mai contentarsi l' Allori di quanto veniva egli facendo. (16) Baldinucci loc. cit.

Alcuni quadri del Boscoli vennero incisi da Stefano Mulinari da Firenze circa il 1741; frà i quali ricordo avere veduto uma stampa disegnata ed intagliata ad acquarello colla Vergine in trono, ed al basso Santa Lucia.

suo nome.

pag. 302.

usto - 26

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alla preces

Orlandi ao avete superato il vostro Maesiro.

pachant tre il S. Antonio di Padova, ed in fine è sua la tela semicircolare segnare l at sparse ne paesi vicini a Corinaldo , ed in quelli poco lungi da

dipingere l'icona del nono Altare, che fanno erigere i Sigg.
Fiorenzi nella chiesa de' Conventuali di San Francesco con l'isto-
nella quale siano dieci fignre, cioè Nostro Signore Gesit Gristo,
la Beatissima Vergine , due Marie, San Siovanni Evangelista,

(17) Malvasia Fels. Pitt. Tom. I. Parte II.

(18) Malvasia. Le pitture di Bologna Bologna 1686 pag. 174.

In una guida di Bologna pubblicata nel 1753 a pag. Euli. Novr. 227 dicesi: Il quadro del Savonanzi fatto per i Zampeccari fu zole cira nel 1754 posto a condecorare la seconda Cappella della Chiesa

del Corpus Domini , ed in quella di San Borbaziano vi fu soCerca 13 stituito un quadro rappresentante il Crocifisso , la B. V., San gli atidin Giovanni , é la Maddalena, opera di Giuseppe Monticelli.

Quest'ultima Chiesa è ora soppressa,
(19) Ridolfi Carlo ( le maraviglie dell'arte op. cit. Tom.

pag. 333. ) lo dice discepolo del Cagliari, ma ad esso non ac– Relania, e consente il Mar. Maffei ( Verona illust. op. cit. Tom. IV; pag. ciclo med hat 251 ) il quale lo crede invece istruito da Dario Pozzo. Quello può

dirsi con certezza si è, che il Ridolfi non operò mai secondo le ed altre maniere di Paolo.

(20) Persico Conte Giovanni Battista. Descrizioue) di Verona, e sua provincia Verona 1820 Part. I. pag.

108. (21) Molti Manoscritti di Claudio esistettero lungamente presil Cosene so i di lui Eredi in Corinaldo, i quali consistevano, secondo mi vien

riferito , in memorie relative alle arti, ed in parecchie lettere scritapo erariale te dal Padre a Claudio tutte piene d'ammonizioni, e consigli, e di

non poche altre di Federico Baroccio, dov'erano espressi sentimenti

sua somma amorevolezza , é vi s' incontravano spesso approvaque in frei zion, ed elogi: in una di queste nel renderlo ayvertito d' aver

un di lui lavoro, oltre il congratularsene soggiungeva : Voi (22) Oltre le indicate tele n esiste ancora un'altra nella Chiedi San Pietro, in cui figurò la Vergine Annunziata. In S. Maria del Piano è di Claudio

il quadro colla "Maddalena. In San France
sco lavori il San Sebastiano , ed il San Rocco, ol-
con l'Arcangelo Gabriele, che mirasi sopra la porta maggiore.
Pei Cappuccini dipinse il San Felice, e molte altre sue opere sono

(23) Ridolfi loc. cit.
(24) Zani

Tom. XVII.
Ai di 13 Decembre 1605 in Osimo.

Per il presente scritto si fa noto qualmente Maest. Gi-
rolamo Sesti Milanese pittore dimorante in Recanati promette di

di

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veduto

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ria del misterio della sepoltura di nostro Signore Gesù Cristo,

Tcordo arap

o alla Torre

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